sabato, Marzo 6, 2021

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IN EVIDENZASALUTE

Dallas Buyers Club, meglio leggere anche i titoli di coda

Un film, tratto da una storia vera. È il 1985, e a seguito di un rapporto non protetto con una tossicodipendente il rude texano Ron Woodroof contrae l’HIV: gli vengono dati 30 giorni di vita. Inizialmente rifiuta di accettare la diagnosi, convinto in quanto omofobo che la malattia sia collegata solamente all’ambiente gay. I sintomi tuttavia non tardano a mostrarsi e Ron perde il lavoro, gli amici, e cerca aiuto in ospedale dove è in corso di sperimentazione l’AZT (azitotimidina, anche nota come zidovudina o ZDV), il primo antivirale approvato dalla Food and Drug Administration (FDA). A metà dei pazienti viene somministrato il farmaco, all’altra metà un placebo senza tracce di principio attivo: Ron non viene accettato nella sperimentazione, perciò corrompe un infermiere e si procura il farmaco di nascosto.

‘Non ho nulla da perdere a provarlo’

È questo il pensiero che accomuna migliaia di malati posti di fronte a nuove cure sperimentali e potenzialmente ‘miracolose’. Malati afflitti da condizioni debilitanti per le quali cure definitive ancora non ci sono, e quelle convenzionali a volte non costituiscono che un sollievo temporaneo.