domenica, 29 Marzo, 2020

archivedipendenza

MULTIMEDIA

La dipendenza da Internet #2

https://www.youtube.com/watch?v=K7lVLbIL57c Più del 50% della popolazione mondiale usa Internet. Secondo le stime dell’International Telecommunication Union (ITU), nel 2005 usava Internet...

Birra, un gusto da dipendenza

CRONACA - Bionda, fresca, spumosa, e... amara! Spesso la birra al primissimo assaggio - della vita - non ha un gusto così piacevole eppure man mano che ci abituiamo a berla sentiamo l'esigenza di gustarla sempre di più. Talvolta troppo. Pare la cosa più ovvia (per un neuroscienziato) eppure nessuno ancora era andato a controllare se il gusto della birra vada a stimolare il rilascio di dopamina, specie nel corpo striato, un nucleo del cervello. Questo meccanismo infatti, è associato alle dipendenze negli esseri umani (come quelle dalle droghe per esempio, o da certi comportamenti molto pericolosi). L'aumento dei livelli di dopamina infatti avviene in concomitanza alla sensazione di ricompensa percepita da un individuo, un meccanismo che porta ad associare uno stato di benessere a un comportamento portando l'individuo a ripeterlo (il comportamento). Questo va bene con i comportamenti effettivamente benefici per il soggetto, per esempio quelli associati alla riproduzione, ma diventa nocivo per quei comportamenti che pur essendo dannosi (l'abuso di alcol e droghe, per esempio) provocano una forte sensazione di appagamento. Stranamente per quel che riguarda la birra, gli scienziati avevano dimostrato che anche solo vederla o sentirne l'odore scatena nel cervello quella cascata di eventi biochimici che porta all'innalzamento della dopamina, ma nessuno aveva controllato se il sapore provocasse la stessa reazione. Detto fatto, David Kareken e colleghi dell'Università dell'Indiana hanno colmato questa lacuna e hanno testato 49 soggetti con livelli differenti nell'assunzione abituale di birra, dai "social drinker" a persone fortemente dipendenti

Intelligenze in fumo

SALUTE - Si riapre il dibattito sulla pericolosità dell’uso della cannabis. I risultati di uno studio pubblicato online sulla rivista PNAS indicano che l’uso regolare e prolungato di cannabis negli adolescenti è associato a un declino nelle capacità cognitive: problemi di attenzione e di memoria, e la perdita di alcuni punti del quoziente di intelligenza (QI). L’indagine, condotta su un gruppo di oltre 1000 neozelandesi tenuti sotto osservazione per un periodo di 25 anni, ha mostrato che gli effetti della sostanza dipendono in gran parte dall’età dei consumatori. Chi ha iniziato a far uso di cannabis in modo regolare prima dei 18 anni, infatti, ha mostrato una perdita significativa delle capacità cognitive, che non è stata invece osservata tra i consumatori più adulti