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ATTUALITÀ

Più diamanti per tutti

Alcuni matematici sperimentano un business model in controtendenza: l'autogestione delle proprie riviste. Approfittano del successo di archivi pubblici e di una rivolta contro l'editoria predona e l'abuso degli indici bibliometrici.
COSTUME E SOCIETÀ

I predoni e i premiati

Nel ringraziare i lettori per le segnalazioni di articoli deliberatamente para-scientifici (PS) pubblicati con frequenza crescente da editori spenna-polli (SP), la Redazione di Oggi Scienza li prega di rispettare le fasce protette almeno durante la tregua natalizia.
CULTURAULISSE

Download the Universe compie un anno

Arrendetevi. Se vi piace leggere e non avete ancora un dispositivo per la lettura degli ebook, molto presto probabilmente dovrete cedere e rassegnarvi a comprarlo. Arricciare il naso di fronte a questa tecnologia, magari portando argomenti come il piacere del "profumo della carta" ormai è ai limiti del luddismo.
JEKYLL

A Natale regala la scienza: il punto sull’editoria scientifica

JEKYLL - Quanti sono gli italiani che sognano di trovare un saggio di divulgazione scientifica sotto l’albero? Per capire se i libri e la scienza occupano un posto di rilievo nello shopping natalizio, abbiamo interpellato Michele Luzzatto e Sabina Stavro, esperti di editoria scientifica. Michele Luzzatto, biologo di formazione, si occupa da diversi anni di saggistica scientifica, e ricopre attualmente il ruolo di editor in Bollati Boringhieri. Di fronte alle nostre domande sulla situazione dell'editoria alla fine del 2012, non può fare a meno di sottolineare l'impatto della recessione economica...
POLITICAULISSE

La primavera dei matematici

POLITICA - Direttamente e indirettamente, tutti noi paghiamo le pubblicazioni scientifiche. L'appello per boicottare un editore che pratica prezzi esagerati ha già raccolto più di tremila adesioni. In Italia pochissime. Le riviste scientifiche sono oltre 100 mila, per lo più di nicchia e pubblicate da università, società e accademie scientifiche. Quelle che "contano" sono le 14 mila censite dall'Institute for Scientific Information e circa metà appartengono a tre editori: Elsevier, Springer e Wiley che si dividono il 42% del mercato e hanno margini di profitto del 36%. Scrivere articoli e controllare quelli altrui prima che escano fa parte del lavoro per il quale un ricercatore è retribuito, non è a carico degli editori. Ma, dicono questi, sosteniamo costi enormi per la diffusione del prodotto, per la sua infrastruttura digitale. Se i costi sono davvero enormi, da dove salta fuori quel margine di profitto? E a cosa servono infrastrutture private quando esistono già quelle pubbliche, di società scientifiche e di enti di ricerca, finanziate dalla collettività?