venerdì, Ottobre 23, 2020

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Nuovi indizi sulla morte di Ötzi

È un’analisi di proteine a fornire nuovi indizi su un omicidio irrisolto di oltre 5000 anni fa. La vittima è illustre, così famosa da meritare un posto d’onore in un museo. Si tratta di Ötzi, la mummia dell’Età del rame ritrovata nel 1991 sulle Alpi al confine tra l’Italia e l’Austria, ora conservata al Museo Archeologico dell’Alto Adige.

Sirius, l’alieno triste. Oltre al danno la beffa.

LA VOCE DEL MASTER - Lo hanno battezzato Sirius: una creatura mummificata di 14 centimetri di altezza, poco più di una penna, con una testa piuttosto grossa e un corpo sottile. Sirius, rinvenuto in Cile e già molto famoso nella rete, si prepara a diventare star del cinema, al centro del film Sirius Documentary, in anteprima il prossimo 22 Aprile nelle sale hollywoodiane. Nell’estate del 2012, l’ufologo americano Steven Greer aveva stupito tutti, dichiarando di essere in possesso di un’entità biologica simile a un alieno in miniatura, fornendone un’immagine e una radiografia. Ma chi è Steven Greer? Steven Greer è un medico statunitense, dirigente del Center for the Study of Extraterrestrial Intelligence e fondatore del Disclosure Project, volto a produrre prove e diffondere la verità sugli Ufo. Negli anni ‘90 Greer aveva già fatto parlare di sé per aver dichiarato la possibilità di comunicare con gli extraterrestri tramite la telepatia. Il suo Orion Project, nel 2008, sosteneva il prossimo avvento della “free energy”, attraverso i Generatori Elettromagnetici del Punto Zero, che avrebbero dovuto intercettare le onde longitudinali elettromagnetiche dello spazio. Nel 2009 Greer ha dato infine un ultimatum ad Obama per unirsi al progetto di divulgazione sugli Ufo. Scaduto nel 2010. Ma soprattutto Steven Greer è il regista del documentario uscente. E non è un particolare trascurabile.

Ötzi: le tracce di sangue più antico

CRONACA - È grazie all'uomo di Similaun che oggi abbiamo un campione del sangue umano più antico che si conosca. Gli scienziati hanno infatti stabilito definitivamente che sulle ferite di Iceman sono presenti globuli rossi fossili, anche se si credeva che datà l'età del reperto (circa 5000 anni) non si potessero trovare prove dirette di sangue. E invece grazie a una tecnica d'avanguardia i globuli rossi si sono persino potuti visualizzare. La tecnica consiste nel muovere una punta di metallo (del diametro di pochi atomi) sopra il reperto. L'accurato monitoraggio dei movimenti della punta ha restituito un'immagine tridimensionale degli eritrociti di Iceman (che ricordiamo è stato probabilmente ucciso con un colpo di freccia alle spalle, e potrebbe essere morto dissanguato). Marek Janko e Robert Stark, dell'Università Ludwig-Maximilians di Monaco, e Albert Zink, dell'Istituto per le mummie e l'Iceman di Bolzano hanno pubblicato i risultati su Interface (una rivista della Royal Society, l'articolo è disponibile in open-access qui)

Ötzi scongelato

CRONACA - Poco più di un'anno fa la mummia di Iceman è stata scongelata per quella che i media han definito un'autopsia (ma gli scienziati preferiscono chiamare un prelievo di campioni). Pochi giorni fa National Geographic, che ha seguito e in parte sponsorizzato la vicenda, ha reso pubblico un servizio sull'evento e ha realizzato questo timelapse. OggiScienza ha raggiunto al telefono Marco Samadelli del Museo Archeologico dell'Alto Adige, che ha seguito la delicata procedura e che ci fa il punto su quanto è emerso sull'uomo di Similaun nel recentre congresso internazionale sulle mummie tenutosi a Bolzano. Qui sotto trovate l'intervista. Buon ascolto!

OggiScienza TV – Ötzi

OggiScienza TV - 12 aprile 2011 La mostra Life Science Fiction Reality celebra il ventennale della scoperta di Ötzi, l'uomo venuto dal ghiaccio.

Ötzi, la mostra che emoziona

NOTIZIE - Dopo aver chiacchierato con Andreas Putzer mi è venuta una gran voglia di andare a vedere Ötzi alla mostra che si è aperta il 1 marzo al Museo Archeologico dell’ Alto Adige di Bolzano. Si chiama “Life. Science. Fiction: Reality. Ötzi”, e a sentire Putzer, co-curatore dell’esposizione, la reazione emotiva del pubblico (complici probabilmente l’eccezionale stato di conservazione e la ricostruzione straordinariamente realistica dei due artisti olandesi Alfons e Adrie Kennis esposta per la prima volta in questa occasione) è intensa al punto di spingere i visitatori a scrivere al museo (e all'Università di Innsbruck) per raccontare pensieri, emozioni, scoperte. “Le persone si emozionano, si identificano, e sono anche incuriosite dalle circostanze misteriose della morte di Otzi,” ci spiega Putzer. Il nome della mostra è piuttosto esaustivo, e rende l’idea di cosa vi si può trovare. “Il nome così complesso,” racconta Putzer, “deriva dalla sua organizzazione. È una mostra complessa, ma abbiamo dato la possibilità ai visitatori di scegliere con quale profondità approcciarla, privilegiando una parte piuttosto che un’altra.”