venerdì, Ottobre 30, 2020

archivescienza dei materiali

Intrappolare i liquidi in forme particolari per evitare il rigetto nei trapianti

Per fare una scoperta scientifica di prima classe non occorre essere accademici di lunga data. È il caso di Mengmeng Cui, dottoranda in scienze dei polimeri all’Università del Massachusetts di Amherst, che ha recentemente scoperto un metodo per intrappolare un liquido in un altro, isolandoli dall’esterno e separandoli in un sistema che resta stabile per lunghi periodi, mantenendo inoltre la capacità di manipolare la forma di ognuno dei due liquidi.

Se mi schiacci mi espando

Così la chimica Karena Chapman prova a semplificare la nuova scoperta ai celebri Argonne National Laboratory. Una volta in questi luoghi, tra l'Università di Chicago e la foresta Red Gate Woods, il nostro Enrico fermi "sbarcò nel nuovo mondo" costruendo nel 1942 il primo reattore nucleare nella Storia e venne portato avanti il Progetto Manhattan, ora invece l'Argonne, collocato sempre in Illinois ma a quale chilometro da Red Gate Woods, è amministrato dal dipartimento per l'energia statunitense e porta avanti sia ricerca pura che applicata in diversi campi, tra cui quello, assai composito, delle scienze dei materiali.

Stampanti “4D”: la nuova dimensione dell’industria

Come si può rendere la stampa 3D, con la quale ormai familiarizziamo (alcuni modelli base ora costano poche centinaia di euro) ancora più stupefacente? Questa, implicitamente, la domanda a cui Skylar Tibbits (architetto, designer e informatico arruolato al MIT) ha risposto nel suo ultimo TED talk.

Coprendo il foro passa più luce: i paradossi del microscopico

CRONACA - Senso comune vuole che, coprendo un'apertura, la luce non possa passarvi attraverso. Ricercatori della Princeton University, Stati Uniti, hanno invece scoperto che è vero il contrario: 'tappando' un forellino in una pellicola metallica non solo non si ferma la luce, ma addirittura se ne favorisce la trasmissione. Basta che anche il tappo sia di metallo. Lo studio, un esempio del capovolgimento della fisica che può avvenire a scale minuscole, è stato pubblicato sulla rivista Optics Express. L'ingegnere elettrico Stephen Chou e colleghi hanno bucato in più punti un sottile foglio metallico, per poi bloccare le aperture con un tappo di metallo. Puntando una luce verso i fori, hanno visto che, quando questi erano coperti, passava fino al 70 per cento di luce in più rispetto a quando erano lasciati scoperti

Leggero come la Torre Eiffel. Nuovi materiali crescono

FUTURO - Solo 10 milligrammi per centimetro cubico, per un nuovo materiale ultraleggero che potrebbe sostituire quelli attualmente utilizzati per l'isolamento termico, gli elettrodi delle batterie e per attenuare il suono, le vibrazioni e gli urti. Tre gruppi di ricerca dei laboratori della Caltech, degli HRL Laboratories, LLC, e dell'Università della California hanno creato in laboratorio questo nuovo materiale leggerissimo, ma incredibilmente resistente. Questa volta la novità non sta negli atomi che costituiscono il nuovo materiale, ma nel modo in cui sono stati disposti per produrlo.

Mai più ghiaccio nel nostro gelato

- Capita a volte di tirare fuori una vaschetta di gelato dal congelatore, di prenderne qualche cucchiaiata e di lasciare la vaschetta sul tavolo mentre ci si tuffa nel godimento ipercalorico sottozero. Poi, con calma, si mette a posto la vaschetta e, quando la si riprende la volta successiva, la trama vellutata del variegato alla fragola è diventata ruvida e fastidiosa al palato, e anche il sapore è meno intenso. La colpa è dei cristalli di ghiaccio (oltre che nostra, per aver lasciato il gelato fuori dal freezer). Tra qualche tempo, però, problemi di questo tipo potrebbero essere eliminati. Infatti, un gruppo di ricercatori francesi del del Cnrs (l'equivalente del Cnr italiano) e dell'azienda Saint-Gobain hanno scoperto che un composto chimico originariamente pensato per evitare l'aggregazione spontanea di particelle in una sospensione si dimostra capace di controllare la formazione di cristalli di ghiaccio. Questa ricerca, pubblicata in linea sulla rivista PLoS One, fornisce anche nuovi indizi per l'elaborazione di equivalenti sintetici alle proteine antigelo diversi da quelli oggi noti.
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