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“Piccoli mostri nell’armadio”, la denuncia di Greenpeace

SPECIALI - È dal 2011 che Greenpeace, con la campagna Detox, chiede alle aziende produttrici di capi d'abbigliamento e calzature di mettere al bando le sostanze chimiche dannose e rendere la filiera trasparente. Sotto accusa ci sono 11 sostanze (alchilfenoli, ftalati, ritardanti di fiamma bromurati e clorurati, coloranti azoici, composti organici stannici, composti perfluoroclorurati, clorobenzeni, solventi clorurati, clorofenoli, paraffine clorurate a catena corta, metalli pesanti come cadmio, piombo, mercurio). Tutti composti chimici potenzialmente pericolosi, che una volta rilasciati nell'ambiente possono avere effetti dannosi sul sistema riproduttivo, immunitario o ormonale. Finora 18 grandi marchi, da Benetton a Valentino, hanno aderito alla campagna, impegnandosi pubblicamente a eliminare le sostanze tossiche dalla loro filiera.

Interferenti endocrini: il difficile percorso verso la decisione dell’Ue

Non considero il conflitto d'interessi un elemento di valutazione per giudicare il dibattito scientifico”. In questo modo Wolfgang Dekant ha commentato la sua decisione di dimettersi dalla Scientific Committee on Emerging and Newly Identified Health Risks (Scenihr), una commissione d'importanza chiave che garantisce all'Ue l'opinione degli esperti su vari argomenti d'interesse scientifico, che spaziano dalla resistenza antimicrobica alle nuove frontiere delle nanotecnologie.

Pellicce tossiche per bambini

In questo momento sono ancora in vendita capi di abbigliamento per bambini dai 18 mesi ai 12 anni che contengono sostanze tossiche e possibili cancerogeni. Si tratta di prodotti di cinque grandi marche che sono sul mercato italiano e i cui inserti in pelliccia sono stati trattati con agenti chimici dannosi per la salute.