Il genio della cornacchia

Cornacchia (crediti: John Haslam)Gli scienziati delle università di Cambridge e Queen Mary di Londra dimostrano ancora una volta che il cervello degli uccelli è capace di sofisticati processi cognitivi

Sarà perché sono così diversi da noi, ma gli scienziati per molto tempo hanno sottovalutato le  abilità cognitive degli uccelli. Secondo una ricerca recente pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences però le cornacchie sono così intelligenti che sanno costruire, riparare e usare in sequenza diversi strumenti.

Il risultato è soprattutto interessante perché le osservazioni dimostrano che questi uccelli in condizioni naturali non usano abitualmente strumenti, eppure in laboratorio rivaleggiano in abilità con animali di cui ben si conosce questa abitudine, come gli scimpanzé e i corvi della Nuova Caledonia.

Negli esperimenti le cornacchie facevano cadere una sasso su una piattaforma per farla abbassare e ottenere del cibo, variando peso e forma del sasso senza alcun insegnamento. Oltre alle pietre però gli uccelli sceglievano spontaneamente per lo stesso scopo dei bastoncini, dimostrando anche una notevole flessibilità nei comportamenti. Quando lo strumento più appropriato non era raggiungibile, le cornacchie si adattavano e ne usavano un altro. In una condizione leggermente diversa inoltre i volatili usavano un gancio per estrarre del cibo da un tubo e in caso di necessità, “raddrizzavano” il pezzo di ferro che costituiva il gancio per raggiungere la ricompensa più facilmente.

Secondo gli scienziati il fatto che questi comportamenti non si osservano in natura dimostra che questa abilità emerge come un prodotto secondario di altre sofisticate capacità cognitive e non come il risultato di una pressione selettiva nei confronti di un corretto utilizzo degli strumenti, come invece è stato proposto per altre specie.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

2 Commenti

  1. Visto che si parla di cornacchia (Corvus corone) mettete almeno una foto di cornacchia e non di corvo 🙂

  2. Condivido l’idea cognitiva degli uccelli ed invito ad estendere studi sul contenuto dei loro “trilli”, magari scomponendoli a bassa frequenza.
    Ho osservato come uccelli genitori dialogano con i piccolini il giorno che devono lasciare il nido, non fanno semplici cinguettii ma tutto un dialogo lungo e ampiamente modulato.
    Rammento il caso di un bambino autistico che emetteva strani sibili, quando sono stati registrati ed ascoltati a bassa frequenza, ci si è accorti che contenevano autentici discorsi perfettamente modulati e normalmente cognitivi.
    Ho un figlio (non autistico ma normalissimo) il quale usualmente parla tanto veloce da non capire cosa dice, soltanto quando (seccato dal dover spendere tanto tempo per dire un qualcosa) ripete lentamente, allora capisco cosa dice.
    Penso che gli uccelli sappiano imitare frasi (come i pappagalli) ma non sono capaci di pronunciarli lentamente, e lo fanno alla loro abituale frequnza.
    grazie per l’attenzione, buona prosecuzione studi. Roby

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