Verso il neurone artificiale

Neuroni di ratto visualizzati con la tecnica brainbowGli scienziati del Karolinska Institutet e dell’Università di Linköping hanno compiuto i passi fondamentali per creare la prima cellula nervosa artificiale che comunica con quelle naturali attraverso i neurotrasmettitori


In alcune patologia umane i neuroni funzionano in maniera difettosa. È il caso di certi tipi di sordità, del Parkinson e anche dell’epilessia. Oggi le terapie più avanzate prevedono la stimolazione elettrica dei neuroni, della coclea per esempio, per ripristinarne la funzionalità, ma questa tecnica è piuttosto rozza: la stimolazione va a disturbare in maniera indiscriminata tutte le cellule nervose nell’area intressata, anche quelle non implicate nel disturbo.
La nuova frontiera per trattare questo tipo di patologie è la creazione di fibre in grado di condurre il segnale elettrico (simile a quello che i neuroni usano come codice per trasportare l’informazione al cervello) usando gli stessi neurotrasmettitori usati dai neuroni. In questo modo nell’area sulla quale agisce l’elettrodo vengono attivate sole le cellule con i recettori specifici per quel neurotramenttitore, mentre le altre rimangono indisturbate.

Un team di neuroscienziati del Karolinska Institutet e dell’Università di Linköping ha pubblicato un articolo su Nature Materials dove si dimostra che questo tipo di “delivery electrode”, come li hanno battezzati Agneta Richter-Dahlfors e Barbara Canlon, autrici della ricerca, possono essere utilizzati in laboratorio per controllare la funzione uditiva nelle cavie. I neuroni artificiali sono in grado di trasmettere l’esatta dose di neurotrasmettitore nelle aree nervose difettose.

Le ricercatrici ora sperano di poter sviluppare dei dispositivi così piccoli da poter essere impiantati nel cervello delle persone affette da patologie che necessitano una “correzione” dell’attività neuronale.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

3 Commenti

  1. Sarebbe bello potenziare il proprio cervello , e preservarlo da eventuali patologie , a quando i primi in commercio ?

    Me ne serve uno come quello di Werner Hesimberg almeno posso comprendere la Fisica Quantistica seriamente , un po di Alan Mathison Turing , ma va bene anche Richard Matthew Stallman per essere un ottimo hacker , Federico Faggin , fisico e inventore italiano, fra i padri del microprocessore , bisogna conoscere anche l’hardware , e un pochino di senso degli affari alla Bill Gates ;
    Fatemi sapere.

  2. Non so dove FEDERICA Sgorbissa abbia trovato questa frase che cita nell’articolo “quello che i neuroni usano come codice per trasportare l’informazione al cervello”
    io non sono neurologo (faccio l’ingegnere meccanico) ma sono quasi sicuro che non sia esatta poichè non credo affatto che i neuroni “trasmettano un codice”.
    ne ho parlato con vari neurologi ma non ho mai trovato nessuno, e dico nessuno, che avesse le idee chiare sul come le informazioni passano dai sensi al cervello e come, principlamente, vadano a fissarsi in esso.
    io una mia teoria ce la avrei ma non c’è abbastanza spazio per riportarla in questa specie di blog.
    se qualcuno ne fosse interessato mi mandi pure una mail a mauro.marchionni@yahoo.it e io mi farò carico di inviargli il file per iniziare la discussione

  3. Ciao. Volevo chiedere se un neurone artificiale può sostituire il neurone malato dalla SLA (Sindrome Laterale Amitrofa) é importante saperlo perchè questa malattia ha colpito mio padre, e vorrei sapere se ci fosse una speranza grazie ai neuroni artificiali o qualcosa di simile, che comunque possa sostituire il neurone malato per non farlo paralizzare a vita.

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