Le prime analisi del terremoto

Le immagini della scossa de L'Aquila (crediti: Richard Walters/GRL)Pubblicati i primi due lavori, uno dell’Università di Oxford e uno dell’INGV di Roma, che analizzano i dati sismici della scossa che ha colpito la zona de l’Aquila lo scorso aprile

Il più probabile responsabile della scossa di magnitudo intorno a 6 gradi della scala Richter che ha provocato più di 300 morti, migliaia di sfollati e danni ingenti a edifici e abitazioni e al patrimonio storico-culturale della città  de L’Aquila è una faglia relativamente modesta e anonima. Come emerge dalle prime analisi pubblicate sulla rivista Geophysical Research Letters a opera del gruppo di Richard Walters, dell’Università di Oxford, e di Simone Atzori e colleghi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) di Roma si tratta della faglia di Paganica, una struttura relativamente piccola se comparata ad altre nella zona.

Gli scienziati hanno usato le immagini dell’area prima e dopo la scossa raccolte dal satellite ESA Envisat e in entrambe le ricerche è apparso evidente il ruolo della faglia incriminata.

In un lavoro del 2006 Laura Peruzza dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica (OGS) di Trieste e un gruppo di ricercatori dell’Università di Chieti avevano già puntato l’attenzione sulla faglia di Paganica. “Nel lavoro del 2006 la struttura di Paganica era stata riconosciuta come capace di generare un terremoto di magnitudo 6.3. Allora non l’avevamo classificata come struttura più pericolosa dell’area, ma in alcune elaborazioni successive, ma precedenti al sisma dello scorso aprile, invece l’avevamo messa al primo posto come pericolosità,” ha spiegato in un’intervista rilasciata a OggiScienza la ricercatrice. La scienziata comunque tiene a sottolineare che a oggi non è possibile prevedere i terremoti, e che comunque l’attenzione pubblica non dovrebbe essere rivolta in questa direzione: “la previsione è un cattivo affare sia per gli amministratori pubblici che per il singolo cittadino. La cosa davvero importante è vivere in strutture che siano adeguate ai requisiti sismici del territorio. Sono sicura che se tutte le case del nostro territorio fossero costruite così come le norme tecniche e la legge prescrivono non piangeremmo più morti.”

Ascolta l’intervista integrale a Laura Peruzza

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

3 Commenti

  1. Sì, ma cosa ha provocato lo spostamento della faglia di Paganica? Un evento casuale, un mancato corretto drenaggio del sottosuolo forse? Mi piacerebbe conoscere le cause e non solo le conseguenze di tali disastri.. Grazie!

    1. Le faglie si mettono in movimento quando l’accumulo di energia potenziale supera la soglia limite di attrito delle rocce interessate dalla frattura. Tale energia potenziale si accumula a causa della continua pressione dovuta, in quella zona, alla subduzione della placca adriatica al di soto della catena appenninica

    2. e’ possibile una correlazione con l’evento accaduto circa 6 mesi prima nell’Egeo? La pressione verso nord cui e’ sottoposta la nostra penisola mi farebbe pensare cio’, e andando oltre, non potrebbe succedere che lo scaricarsi di tensione a sud porti ad un aumento delle tensioni sempre piu’ verso nord appunto (considerando gli eventi immediatamente successivi alla scossa di aprile)?
      Grazie

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