CRONACA

Alterazioni percettive nell’anoressia

Fra i fenomeni associati all’anoressia nervosa c’è anche un disturbo della percezione visiva, che si accompagna a specifiche alterazioni cerebrali

NOTIZIE – Fra le malattie psichiatriche che presentano il più alto tasso di mortalità, fra il 3,3 e il 18% con una probabilità di morte precoce superiore di dieci volte a quella della media della popolazione, si trova l’anoressia. Ma quasi peggiore della morte per una persona affetta – il disturbo colpisce per la maggior parte individui di sesso femminile, anche se i maschi non ne sono immuni – è la sua vita, nella maggior parte dei casi costellata di difficoltà e sofferenza. Comprendere quali siano i meccanismi fisiologici collegati a questo disturbo può aiutare a mettere a punto trattamenti efficaci e un recente lavoro di Walter Kaye, dell’Università della California, di San Diego, e colleghi apparso su Nature Reviews Neuroscience è andato ad analizzare la letteratura sulle basi fisiologiche di queste alterazioni.

Secondo Kaye fra i meccanismi implicati si possono osservare disfunzioni del metabolismo della serotonina e della dopamina e dell’attività nel corpo striato, una regione cerebrale implicata nella percezione del piacere e della ricompensa. Un’altro studio di quest’anno condotto da Boris Suchan, dell’Università Ruhr-University, di Bochum in Germania apparso sulla rivista Behavioural Brain Research invece si è concentrato in particolare sull’aspetto visivo del disturbo. Gli studi infatti dimostrano che le persone anoressiche vedono oggettivamente il loro corpo come più grasso di come è realmente. Suchan ha dimostrato che gli individui anoressici da lui osservati avevano un’attività ridotta rispetto al normale in certe aree visive specializzate nella percezione di parti del corpo (mani, facce…). In queste stesse zone è stata trovata anche una densità della materia grigia inferiore al normale.

Questi dati possono aiutare la ricerca medica nel mettere appunto terapie di sostegno alle persone affette da anoressia, anche se le cause di questa malattia restano molto discusse. C’è chi infatti chi si concentra sull’aspetto più psicologico, legato a traumi individuali e per esempio al rapporto con i genitori, e chi va a cercane l’aspetto più biologico, come nel caso degli studi citati sopra. Gli scienziati restano comunque molto cauti nell’interpretare i dati fisiologici, in quanto è molto difficile stabilire se certe alterazioni siano da interpretare come causa o come conseguenza del disturbo.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

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