Rubbia: “Il razzo nucleare ci porterà su Marte”

Ascolta l’intervista integrale di OggiScienza a Carlo Rubbia

INTERVISTE – Il Premio Nobel per la fisica, Carlo Rubbia, torna su una sua vecchia invenzione: una navicella a propulsione atomica per raggiungere il Pianeta Rosso in due mesi, tra andata e ritorno, anziché due anni. Nome in codice: “progetto 242”. Ovvero, un razzo alimentato dalla fissione dell’americio 242, un isotopo rarissimo. La spinta nucleare eliminerebbe due dei principali problemi del trasporto interplanetario: il rifornimento di carburante nello spazio e le fionde gravitazionali dei pianeti (i cosiddetti flyby) necessari a spingere le sonde. Dieci anni fa l’Agenzia spaziale italiana avviò uno studio di fattibilità del motore atomico di Rubbia, che si concluse positivamente. Ma poi, tra le titubanze legate al nucleare da parte della NASA e gli avvicendamenti politici italiani, tutto si arenò. Interpellato a margine di una conferenza sull’Universo Oscuro, tenuta al Palazzo delle Esposizioni di Roma, nell’ambito della mostra “Astri e Particelle”, Rubbia spiega perché crede ancora in quel sogno.

2 Commenti

  1. credo fermamente alla possibilita che si possa realizzare il mezzo di trasporto nello spazio infinito, come pure penso che per fare alimentare una sonda spaziale oltre che all’utilizzo di alimentazione atomica si possa anche trovare il modo di utilizzare la tanta energia che vi è nello spazio profondo, in modo che la sonda, man mano percorre trova l’alimentazione continua sulla energia sprigionata metano elio gas di ogni tipo, che le stelle emanano, sprigionano come ugualmente i pianeti iniziando da Giove… comunque voi che leggete io sono solo un profano vi ringrazio per l’attenzione e scusate se—– non sono stato attinente all’argomento-

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: