CRONACA

L’origine del “punto caldo” hawaiano

Le meravigliose isole dell’oceano pacifico sono nate da una bolla rovente

NOTIZIE -Le Hawaii sono isole che letteralmente “ribollono”, sede di intensa attività vulcanica che gli scienziati faticano a spiegare. Una ricerca di grandi dimensioni oggi porta dati a favore di una teoria vecchia di quarant’anni secondo la quale queste isole e il loro vulcanismo deriverebbero da quelli che i geologi chiamano “pennacchi”, che si originano nel bel mezzo di una placca continentale (e non ai suoi margini).

Questi pennacchi (in inglese mantle plumes) sono delle bolle di minerale caldissimo che per convezione si muovono dagli strati inferiori del nostro pianeta (il mantello) verso la superficie (la crosta terrestre). Chi possiede una “Lavalamp”, una di quelle lampade che con il calore della lampadina provocano un movimento incessante di bolle di cera colorate, può farsi un idea del comportamento di questi pennacchi. Secondo gli scienziati l’arcipelago delle isole hawaiane si è formato proprio a causa di questi fenomeni, ma fino ad ora nessuno aveva provato a verificare sperimentalmente la teoria.

Un team di scienziati provenienti da molti istituti statunitensi guidato da Cecily Wolfe, professore dell’Università delle Hawaii, ha disposto una enorme rete di sismometri sul fondo marino intorno alle isole ottenendo la migliore “fotografia” di un pennacchio proveniente dal mantello terrestre mai vista fino ad oggi, rivelando così finalmente le origini di questo arcipelago e confermando l’ipotesi che sotto a queste isole esista di fatto un enorme pennacchio magmatico. Lo studio è disponibile da oggi sulla rivista Science.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

4 Commenti

  1. conoscendo la periodicità della pressione necessaria alla risalita di questi ‘pennacchi’ e relativa velocità,può essere stimata la lunghezza della vita di queste isole?

  2. praticamente dal mantello alle placche, questi pennacchi, devono essere in diretto contatto con la base come possibile l,acqua non si introduce scusi tanto sono un profano….antonio

  3. Nel soprastante articolo ci sono cavolate galattiche. Come si fa a dire che i plumes sono nel mezzo di “placche continentali” (non esistono) e citare come esempio le Hawaii che sono nel mezzo del Pacifico. Questa è solo una di varie “imprecisioni”; Perché gente che non sa niente di geologia scrive di queste cose? Capisco che sono giornalisti, ma devono stare molto attenti quando scrivono di code di cui non sanno niente

    1. Forse le persone che “sanno di geologia” potrebbero intervenire per spiegare o correggere le inesattezze che inevitabilmente i profani possono dire su argomenti così specifici. Se poi lo fanno con garbo e con l’intento di aiutare i lettori a capire, può darsi che l’immagine della geologia ne esca meglio.

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