CRONACAIN EVIDENZA

Perché siamo scettici sul cambiamento climatico

Aumenta il numero degli scettici sul riscaldamento globale. Poca, troppa, o errata informazione? O semplicemente limiti cognitivi?

NOTIZIE – Il 2007 è stato l’anno del clima: prima la pubblicazione del rapporto sul riscaldamento globale dell’IPCC (l’Intergovernmental Panel on Climate Change) e poi il Nobel per la pace (proprio per l’impegno sulla salute del pianeta) dato allo stesso IPCC e a Al Gore, ex vice-presidente degli Stati Uniti per il l film “una scomoda verità” dove si denunciavano i gravi danni ambientali che il riscaldamento sta provocando. Che cosa rimane di tutto questo entusiasmo a soli due anni di distanza? Sempre meno, almeno a giudicare dai dati raccolti sull’opinine pubblica negli Stati Uniti ma anche nel nostro paese.
Per esempio i risultati di un’indagine dell’Osservatorio Scienza e Società di Observa dimostrano che dal 2007 la percentuale di cittadini che crede effettivamente che stia avvenendo un riscaldamento a livello globale è scesa quasi del 20% (dal 90 al 71%). Dati simili si osservano negli Stati Uniti, dove si registra un calo del 20% rispetto al 2007 di cittadini che ritengono che l’inquinamento da anidride carbonica possa effettivamente causare il riscaldamento. Eppure in questi due anni la totalità degli studi sul tema ha sempre confermato le affermazioni dell’IPCC, a volte addirittura dimostrando che le previsioni erano persino troppo rosee. Nulla in questo lasso di tempo è intervenuto a sconfermare la verità scientifica sulla questione. Perché dunque la gente sta diventando così scettica?

Kari Marie Norgaard, sociologa del Whitman College, pur non negando nel fenomeno la responsabilità di una certa campagna di controinformazione, portata avanti per esempio negli Stati Uniti da compagnie come la Exxon Mobil e da certe agenzie pubblicitarie che in passato hanno aiutato le multinazionali del tabacco a negare la tossicità del fumo, è anche convinta che una buona parte di questo atteggiamento è legato a meccanismi squisitamente psicologici. La scienziata, autrice fra le varie cose di uno studio condotto addirittura per la Banca Mondiale, sulle difficoltà cognitive nel rispondere al cambiamento climatico, ritiene che un certo atteggiamento negazionista sia legato proprio ai nostri processi cognitivi. In primo luogo entrerebbero in gioco certi meccanismi difensivi che servono a mantenere il nostro mondo tranquillo e confortevole. Proprio perché la consapevolezza è aumentata e le informazioni disponibili sono sempre maggiori, finiamo semplicemente per rifiutarle e comportarci come se non esistessero. Un fattore che poi rende ancora più minaccioso il riscaldamento, provocando la nostra difesa ad oltranza, è anche il fatto di essere una minaccia non solo per le nostre vite ma anche per la nostra “permanenza” (intesa anche come sopravvivenza della nostra discendenza, per esempio). Non ultimo, come in passato è successo per gli scienziati implicati nella costruzione della bomba nucleare, il cambiamento climatico, responsabilità di tutti, risveglia il nostro senso di colpa.

In pratica il fatto che il problema è così grande, così minaccioso, e di così difficile soluzione che finiamo per far finta che non esista. La molla di questo comportamento sarebbe l’empatia, cioè la capacità di immedesimarsi profondamente nei sentimenti altrui. “Qualche volta le persone molto empatiche sono proprio quelle che hanno meno probabilità di aiutare l’altro in certe situazioni, perché il carico emotivo diventa insopportabile,” ha spiegato  Norgaard.

Un altro fattore da non sottovalutare comunque ha un aspetto più “operativo” e dipende dal senso di inadeguatezza nei confronti di una soluzione. Il problema climatico è complesso, ma non esiste un’unica e semplice soluzione operativa. In generale se si vuole fare in modo che una comunità risponda attivamente in qualche situazione bisogna dire chiaramente cose bisogna fare e farlo sembrare facilmente realizzabile. Se non c’è un’azione possibile la gente sembra non prendere sul serio un problema.

“Probabilmente è in gioco anche un fattore di scala, sia spaziale che temporale,” ha commentato per OggiScienza Giorgio Vallortigara, scienziato cognitivo del Centro Interdipartimentale Mente/Cervello di Trento, autore insieme a Telmo Pievani e Giorgio Girotto, del Libro “Nati per credere” (Codice Edizioni, 2009) dove i tre scienziati spiegano da un punto di vista evolutivo sia perché siamo così inclini alla superstizione che perché facciamo così fatica a credere a quanto scoperto attraverso i metodi della scienza. “La selezione naturale ci ha equipaggiati per fronteggiare e concepire gli eventi su una scala temporale (quella delle nostre vite) e spaziale (quella della nostra grandezza) che ci fa vivere benissimo nel nostro ambiente locale, ma che ci rende assolutamente indigeribili molti fatti di cui si alimenta la scienza. Ad esempio, per quel che riguarda l’agire della selezione naturale, i tempi geologici dell’evoluzione.”
Nel caso del riscaldamento, continua lo scienziato, il fattore di scala riguarda sia le dimensioni delle emissioni legate alle attività antropiche (è vero che siamo tanti e facciamo tante cose, ma questo fatto più che sperimentarlo sulla pelle lo leggiamo sui libri e sui giornali, senza riuscire a concepirlo davvero) che l’esito delle nostre azioni su tempi che sono ben più lunghi delle nostre vite individuali.
Una maggiore, o migliore, informazione su questi temi potrebbe essere d’aiuto? Purtroppo la soluzione non sembra essere così banale. Paradossalmente, spiega Vallortigara, campagne di informazione e comunicazione serrata, anziché portare acqua al mulino della causa climatica, potrebbero avere un effetto opposto. “È successo lo stesso quest’anno con il darwinismo: il gran lavoro di divulgazione condotto per l’anno dedicato a Darwin ha avuto l’effetto di aumentare il numero dei credenti nel creazionismo.” Sta forse succedendo lo stesso con il cambiamento climatico?

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

30 Commenti

  1. Già! chissà perchè la gente non crede alle bufale!! è inaudito!! …non ci sono più gli umani di una volta… nemmeno se li prendi da piccoli e li sfinisci con le teorie più strampalate ed inconsistenti della storia. Pensando che ..tanto sono nati per credere!

  2. Credo che esistano altri fattori. Possiamo occuparci di un problema alla volta, ed oggi probabilmente quelli economici ed energetici sono visti (giustamente) come più immediati.

    Il nostro cervello ha un “tasso di interesse” altissimo che tende a sopravvalutare i vantaggi e svantaggi immediati, il vecchio “meglio un uovo oggi”. I cambiamenti climatici avranno effetti gravi tra diversi decenni, e quindi riusciamo a pensarci solo quando c’è qualche evento che ce li ricorda. Al primo inverno rigido però ce se ne dimentica.

    Al signor Moretti. Immagino che abbia una ricca preparazione di climatologia, per cui ci potrà sicuramente illustrare con dettagliate argomentazioni come mai quel che pensa la stragrande maggioranza dei climatologi è una bufala.

  3. quoto in toto – VF

    >Già! chissà perchè la gente non crede alle bufale!! è inaudito!! …non ci sono più gli umani di una volta… nemmeno se li >prendi da piccoli e li sfinisci con le teorie più strampalate ed inconsistenti della storia. Pensando che ..tanto sono nati >per credere!

  4. >la stragrande maggioranza dei climatologi

    la stragrande maggioranza di quelli che stanno nell’IPCC, vorra` dire. basta guardare un po’ fuori dalle finestre della chiesa sostitutiva dell’AGW, e le evidenze che la scienza non e’ settled sono legione. anche trascurando il fatto che una frase come ‘the science is settled” la potra’ dire Al Gore, ma dovrebbe per principio -e tanto piu’ in questo caso- far correre la mano alla Colt a qualunque scienziato serio (io non sono un climatologo, per fortuna, ma un fisico teorico).

  5. Parliamo invece del meccanismo psicologico invece che sta alla base del fanatismo catastrofista, di quella fede cieca in qualcosa che non è mai stato dimostrato, ma che si crede vero,e che si difende costi quel che costi.

  6. @ Comoretto

    si legga Gerlich e mi faccia sapere il profilo psicologico, ah la rivista è ISI

    http://arxiv.org/PS_cache/arxiv/pdf/0707/0707.1161v4.pdf
    Gerhard Gerlich, Ralf D. Tscheuschner “Falsification Of The Atmospheric CO2 Greenhouse Effects Within The Frame Of Physics” INTERNATIONAL JOURNAL OF MODERN PHYSICS B Volume: 23 Issue: 3 Pages: 275-364 Published: JAN 30 2009 Lindsay H (00:36:05)

    Criticato da Smith
    http://arxiv.org/PS_cache/arxiv/pdf/0802/0802.4324v1.pdf Arthur P. Smith “Proof of the Atmospheric Greenhouse Effect” PACS numbers: 92.60.Vb,05.90.+m

    A sua volta smentito da :
    http://arxiv.org/ftp/arxiv/papers/0904/0904.2767.pdf
    Gerhard Kramm1, Ralph Dlugi2, and Michael Zelger “Comments on the Proof of the atmospheric greenhouse effect by Arthur P. Smith”

  7. secondo me è fondamentale l’incapacità di accettare un dato statistico sopratutto se in contraddizione con l’esperienza contingente; in questo caso l’esperienza può anche essere ciò che si è imparato a scuola sui cicli climatici “che ci sono sempre stati…” o i racconti tramandati da generazioni tra i montanari di passi alpini attualemente impraticabili ed “una volta” accessibili tutto l’anno!
    Non ci può essere percezione diretta né della “velocità ddel cambiamento” nné dei livelli mai raggiunti prima di CO2.
    Una l’informazione “non completa” (almeno il 50% degli attuali parametri è effettivamente naturale) e non accompagnata da una “didattica” delle retroazioni
    (es le maggiori precipitazioni nevose a quote elevate) completano il disastro comunicativo!!

  8. L’utopia è dura a morire. Quella sul disarmo, sulla pace, sulla giustizia sociale, sull’equa ridistribuzione della ricchezza ed ora quella sul clima hanno tutte fallito il bersaglio perchè il progresso stesso si fonda sulla competizione umana, che non bada a spese pur di raggiungere la meta prefissa. Persino la Chiesa è entrata nella disputa, immemore della sua missione, che è quella di guadagnare all’umanità la vita eterna. Un barlume di speranza era nato in chi credeva che il marxismo avrebbe risolto ogni problema, ma abbiamo visto come è andata a finire: non ha risolto nemmeno il problema della fame nei paesi dove ha trionfato. Ora coloro che hanno raggiunto il benessere in virtù della politica liberista, vorrebbero fermare il gioco e impedire a chi è ancora in attesa del progresso di usare gli stessi mezzi. Le emergie alternative sono un lusso che si possono permettere solo i popoli ricchi. Chi invece non ha ancora di che vivere se ne sbatte di ecologia, inquinamento,verdi boschi e panzane varie. Vive alla giornata e non può preoccuparsi del futuro.

  9. io credo che la principale ragione della disaffezione crescente verso il problema sia la scarsissima fiducia cdella quale ormai i cosiddetti “verdi” godono nei confronti della popolazione.
    sono stato anche io un verde ai miei tempi, ma da quando il tutto è passato in mano a chiacchieroni (più o meno Pecorari..)che per sole ragioni ideologiche e non scientifiche non propongono mai niente di serio ma sanno solo dire di no a tutto….. penso di aver fatto bene a cambiare idea.
    tra l’altro i cosiddetti verdi non hanno capito che il secolo delle ideologie è ormai finito da un pezzo e che le nuove generazioni nate in questo secolo fanno già la quinta elementare (sanno già, quindi, leggere, scrivere, capire e domandare)
    se i vari Pecorari e proseliti non passeranno dalle chiacchiere ai fatti e non si convertiranno dalla ideologia alla scienza sarà sempre meno la gente che crederà al problema, che pure è gravissimo, del riscaldamento terrestre dovuto alla CO2 o, forse, a cause ancora non del tutto conosciute.

  10. Chissà perchè la Groenlandia si chiama così? “Terra verde”? ma allora un tempo non c’era il ghiaccio…e un po’ più sotto i vichinghi trovarono pure la “vinland”…saranno solo leggende?
    E chissà perchè nell’Alto Medioevo in Inghilterra si coltivava la vite…
    Allora forse il clima è cambiato altre volte, senza CO2?
    Allora il clima è qualcosa di estremamente complesso, che non segue semplici modelli?
    Credo infine poi (ma questo come discorso generale) che il problema non sia lo scetticismo, ma i giornalisti “scientifici” italiani…che un anno scrivono di Inter e Juve e l’anno dopo di clima e evoluzione.

  11. Nel 1994 sono stato sul fronte del più grande ghiacciaio al mondo fuori dal circolo polare, il Columbia Icefield tra lo stato dell’Alberta e quello del British Columbia nelle montagne rocciose canadesi; qui ho visto un cartello che indicava dove arrivava il fronte nel 1942 e ho visto a una distanza che ho stimato in circa 200 metri fin dove si era ritirato il ghiacciaio: considerando una inerzia termica che non so valutare considero che la temperatura ha incominciato ad aumentare molto prima del 1942 quando l’attività antropica era lontana dalla attuale e quindi penso che l’attuale attività antropica sia marginale nell’innalzamento del gradiente termico da t(1942) a t(2009). Sarebbe come accendere un cerino sotto una pentola di acqua già calda. Alcune iniziative “ambientaliste” poi ritengo che siano oltre che scomode anche dannose; provate a sezionare l’iniettore di una lampada fluorescente compatta (dette anche a basso consumo) e provate a immagginare l’energia e le risorse materiali necessarie prima a produrla e poi a smaltirla, ora confrontatela con un poco di tungsteno e di vetro. In’oltre mettete una di queste lampade un una stanza dove le accensioni (e spegnimenti) sono frequenti e vedrete che prima di entrare a regime ci vuole del tempo e queste dureranno meno di quelle tradizionali. Mi è stato raccontato da un cliente della mia bottega che lui quando sul fare della sera rientra in casa accende le luci delle stanze alle quali accede e non le spegne quando esce per non incorrere nel problema di cui sopra. Saluti.

  12. Quando si vogliono studiare fenomeni che interessano sistemi complessi, che per loro natura hanno un numero indefinito di variabili interagenti non tutte contemporaneamente controllabili, si deve necessariamente semplificarli per poterli rappresentare con modelli matematici che meglio si approssimino alla realtà; è però inevitabile che tali modelli, pur consentendoci di fare previsioni non ci danno certezze ma probabilità. Meteorologia docet: le probabilità che si verifichi l’evento previsto sono tanto maggiori quanto più prossimo è l’evento, nel tempo e nello spazio.
    Credo quindi fosse “prevedibile” un pò di scetticismo su un tema così complesso come il cambiamento climatico (solo per definire il Clima di una regione climatica si considerano le medie dei valori registrati in una quarantina d’anni, se ben ricordo) che interessa un sistema ancor più complesso come il nostro Pianeta e che, tutto sommato, conosce anche una corrente di pensiero contraria, minoritaria che sia, entro la comunità scientifica.
    Per cui ritengo che essere previdenti vada bene ma non catastrofisti.

  13. un pò come i politici che quando perdono le elezioni giungono alla conclusione che la colpa è degli elettori tutti corrotti oppure idioti plagiati (tra l’altro insultare chi non ti ha votato rende abbastanza arduo conquistarne il voto alla tornata successiva!), sono meccanismi psicologici consolatori e autoassolutori

  14. La gente comune, anche acculturata, tende a dare risposte ai problemi su scala globale in termini di politica economica essendo sprovvista di una formazione scientifica adeguata. Tutta l’educazione scientifica dovrebbe correre sul confronto tra riduzionismo/complessità, determinismo/indeterminismo, meccanica razionale/termodinamica, scienza/tecnologia e via discorrendo. Tutto il percorso scolastico cerca di legare i primi paradigmi della contrapposizione. Legarli entrambi richiede maturità e una società lungimirante e insegnanti di alto livello. Non vedo come si possa costruire una cittadinanza così avanzata. Finisce per avere ragione chi riesce a egemoizzare i media. Capisco la tentazione di molti di girare la testa altrove o di pensare che ciò che emerge è una bufala pilotta da interessi economici. Salvo accorgersi che la stessa logica spingerà la tesi opposta. Non si è accorto il lettore della contraddizione? Io credo che la scienza abbia una notevole capacità di comprendere come vanno le cose solo che non si può trovare unanimità quando si parla di sistemi complessi…ma qui non voglio proseguire pensando a lettori del livello del signor Moretti.

  15. Nella migliore delle ipotesi ci devono spiegare cosa significa il ClimaGate: tutti tacciono o fanno finta di nulla, ma le email esistono e sono lì a dimostrare che non tutto è andato secondo i piani e che l’IPCC ha volutamente tagliato parti “scomode” di trend climatici.
    Forse ci dovrebbero spiegare come mai la maggioranza degli articoli peer-review non è assolutamente per un riscaldamento globale totalmente antropogenico, ma è in una via di mezzo, dove uomo e natura hanno “peccati” ugualmente “pesanti”. Forse ci dovrebbero anche spiegare come mai, i modelli che non sono in grado di replicare il passato poi vengono utilizzati per profetizzare il futuro: non serve essere climatologi, basta capire un minimo di informatica per sapere che stando così le cose quei modelli nella migliore delle ipotesi sono da rivedere. Forse ci dovrebbero spiegare come mai i risultati di quei modelli e delle teorie del “L’è tutta colpa della CO2” cozzano con i dati rilevati dai satelliti (e come molti ricorderanno, il responsabile di tali dati rifiutò il Nobel del 2007, pur facendo parte dell’IPCC). Forse ci dovrebbero spiegare come mai pensiamo di essere in grado di alterare il clima nonostante per ammissione stessa dell’IPCC le nostre conoscenze sul suo mutamento sono scarse.
    Come mai l’idea che l’uomo abbia una colpa soltanto del 20% fa così paura, tale che bisogna definire stupidi chi la porta avanti? Forse perché, se cadesse l’AGW, migliaia e migliaia dei nostri miliardi verrebbero sottratti alla gestione dei parrucconi che siedono nelle poltrone dei Parlamenti mondiali? Mentre potrebbero essere reinvestiti per qualcosa di molto più serio e contingente a favore dell’ambiente, quali l’inquinamento chimico della terra, dei mari, la pulizia dell’aria e così via seguitando?

    Quando avranno spiegato tutto questo (ma più di tutti premono le email che smascherano i “ritocchi”) allora se ne potrà parlare. Detto questo, già, è davvero singolare che nell’era di internet le scempiaggini della televisione non vengano più bevute sic et simpliciter… Il che dimostra anche i limiti cognitivi di chi analizza questi fenomeni sociali, piuttosto che quelli di chi da queste persone viene analizzato.
    Un giorno avremo un mondo con il giusto livello di CO2, la temperatura ugualmente più alta di adesso, ma l’inquinamento non sarà stato eliminato. Ed in compenso, quando il mondo tornerà a vivere in un’era glaciale, di chi sarà la colpa? Del fatto che ci sono pochi bovini che petizzano il mondo?

  16. Sono completamente d’accordo con quello scritto da GIovanni Moretti. Secondo voi è sufficiente fare un bel film documentario e vincere un premio nobel per la pace (premio più politico che meritocratico) per poter asserire al 100% che il riscaldamento globale (dopo che anche questo sia stato accuratamente verificato come processo anormale, cosa non banale osservando i grandi cambiamenti climatici sempre avvenuti sulla terra) e legarlo al tasso di CO2 nell’atmosfera, e dopo tutto legare la quantità di CO2 nell’atmosfera con l’attività umana. Mi dispiace ma per ora non si è dimostrata la correlazione fra questi 3 fenomeni

  17. mi spiace ma… preferisco Hegel a Schopenauher 🙂

    Ho sentore che l’articolo, così come coloro che lo commentano, disquisissero di ben altro che climatologia. Coloro che conoscono bene la psicologia umana potrebbero intervenire a proposito.

    Detto per inciso..
    se l’obiettivo è quello di convincere gli scettici, come si può sperare di ottenere successo insultandoli?
    Nella migliore e più “normotica” delle ipotesi, anche chi non lo aveva realizzato prima potrebbe “credere” al vero messaggio, ovvero: Sei troppo stupido per capire una cosa che “va al di là della scala temporale e spaziale degli eventi che puoi percepire e concepire”.
    Mentre in quella peggiore, allo stesso scettico potrebbe comparire l’interrogativo: “Se la mettono sul personale allora mi sa che non hanno altre argomentazioni”.
    In un accezione più introspettiva: potrebbe disquisire sugli umani limiti cognitivi solo chi umano non è … è una banale questione di insiemistica.

    Tornando al metodo scientifico.. Dicasi Bufala:
    qualsiasi teoria o affermazione non chiara, fumosa, saccente ma non dimostrabile, basata esclusivamente su “anelli mancanti”, costruita per estrapolazione se pur facendo uso del polinomio interpolatore di Lagrange, etc, etc
    ..ah! ultima, ma non ultima tendenza, sull’onda dei dettami dell’ormai ex new economy: ciò che importa è che sia accettata dalla comunità scientifica, che poi, per il principio del -se lo dicono tutti sarà pur vero-, si penserà ad imporla al resto di quelli che sono “nati per credere”.

    In ultimo, ma è solo un dettaglio:
    L’evidenza dei cambiamenti climatici non ha bisogno di esperti climatologi, è ancor più visibile agli occhi di un contadino analfabeta che non possiede un televisore. Ciò che non gli è evidente, invece, è come sentirsi responsabile della cosa, visto che i diserbanti ed i metodi industriali gli sono stati imposti con la forza, ma soprattutto, visto che da sempre è stato considerato troppo ignorante per capire le cose difficili.

    Dopo questa lunga premessa, il messaggio:
    Credo davvero che la comunità scientifica abbia ben più responsabilità e colpe dell’uomo della strada, a riguardo del cambiamento climatico.

  18. Questi studi di psicologia delle masse mi ricordano tanto i bei tempi, quando gli esperti si chiedevano perché c’era gente che non credeva nella teoria marxista, e in certi posti si era addirittura arrivati a “rieducare” costoro, almeno quelli che venivano considerati rieducabili dopo aver rimosso i loro pregiudizi borghesi, mentre quelli che si scontravano con i loro “limiti cognitivi” venivano resi inoffensivi in altro modo.

    Proprio questo atteggiamento da parte dei sostenitori del riscaldameno globale antropico, sempre più radicale e diffuso, unito alla propaganda catastrofista “se non ci darete il potere” da parte di alcuni politici, e da cui molti climatologi faticano a dissociarsi, fa sì che i loro proclami vengano visti con scetticismo.

    Seppur con limiti evidenti, la popolazione si rende conto che una cosa è la scienza concretamente dimostrabile, e una cosa è la politica, dove si va avanti a sostenere più posizioni contraddittorie tra loro o addirittura al loro interno senza alcun problema, e dove quindi c’è la certezza che molte, se non tutte, le teorie sono false e le soluzioni proposte errate. E visto che il riscaldamento globale è diventato al 95% una questione politica, è ovvio che venga giudicato come le altre questioni politiche. Infatti il problema che ci poniamo non è se il mondo si riscalderà di 1° o 4° nel 2100 (problema scientifico), ma che cosa i politici ci costringeranno a fare quando si accorderanno “sul clima” (problema politico). E quindi, visto che certe conclusioni politiche che derivano da una catena di ragionamento della quale la quasi-certezza scientifica dell’AGW è solo una piccola parte, chi si oppone tende a “fare di tutt’erba un fascio” e a mettere in dubbio oltre al ragionamento “AGW->date tutto il potere all’ONU” anche l’AGW stesso.

    Dall’altra parte, anche per i sostenitori dell’interventismo politico “sul clima” è utile che il dibattito sia sulla scienza piuttosto che sulla politica. Una volta accettato scientificamente l’AGW, infatti, non è per nulla detto che bisogna dare carta bianca o quasi a certi figuri perché ci “salvino dalla distruzione”; ma se si fa apparire il dibattito sulle politiche sul clima principalmente come una lotta tra “sostenitori” e “scettici” dell’AGW, la sconfitta degli scettici apre automaticamente la strada a qualsiasi azione in nome della “salvezza del pianeta”, rimuovendo di fatto la discussione sull’utilità (o l’eticità) di quelle azioni.

  19. Nativo di Roma, già funzionario di banca, dal 1971 vivo nella fascia saheliana della republica del Niger. Qui le pioggie ci sono grazie all’evaporazione de l’oceano, i venti stagionali di sud est verso maggio giugno ci portano l’umidità e piove. Credendo a un maggior riscaldamento dell’atmosfera, e quindi a una maggiore evaporazione dell’oceano con aumento di umidità e pioggie, per anni sono andato in giro a dire – a gente in verità molto semplice incredula che la terra sia rotonda – che: “vedrete, è finito il problema del miglio un anno si e un anno no, ogni anno pioverà bene e sempre di più” storie, qui non è cambiato nulla! Come mai? Forse da queste parti il riscaldamento globale non si sofferma sul nostro oceano fornitore di piogge?

    1. Caro Vittorio,
      spero tu ti ricordi di me.
      Nei primi anni 70 io insieme al mio amico Paolo Vercellesi abbiamo portato le tue mitiche land rover da solihull fino a tamanrasset dove tu avevi una base per i viaggi nell’hoggar.
      Ti ricordo con affetto e magari se passo da quelle parti verro’ a prendere un te’.

      Con affetto

      Francesco Montebovi

  20. Gentilissimo Vittorio Gioni,
    è veramente un piacere leggere il suo messaggio, lasciando correre l’immaginazione e le sensazioni sulla sua scelta di vita.

    Vorrei commentare il suo intervento. Vorrei sottoporre alla sua attenzione il fatto che nonostante molti degli assertori del riscaldamento globale mantengano e sostengano il dibattito con la contrapposizione tra chi osserva/prevede un mutamento del clima e chi non osserva/prevede tale cambiamento, Il reale tema di discussione riguarda solamente le cause delle variazioni del clima.
    Si tratta di un banale fraintendimento di intenti che alcuni sostengono sia volutamente provocato ed alcuni, invece, vorrebbero semplicemente chiarire.

    I sostenitori del riscaldamento globale asseriscono che le mutazioni climatiche in corso sono dovute all’incremento di anidride carbonica presente nell’atmosfera e causato dalle attività umane.

    La loro controparte sostiene, per la maggiore, che le attuali variazioni del clima terrestre sono dovute all’attività solare.

    Dovremmo quindi individuare le posizioni del dibattito tra:
    – coloro che sostengono che le attuali/future condizioni del clima siano influenzate dalle attività umane
    – coloro che sostengono che le attuali/future condizioni del clima non siano influenzate dalle attività umane

    Vorrei porre un inciso sul fatto che entrambe le posizioni sostengono l’evidenza di un riscaldamento globale.

    cordiali saluti

  21. esiste il Nongovernmental International Panel on Climate Change
    e altri modelli per spiegare un riscaldamento del sistema solare e non del pianeta
    terra solamente
    PLANETOPHYSICAL STATE OF

    THE EARTH AND LIFE

    By DR. ALEXEY N. DMITRIEV*

  22. dalla piccola statistica dei commentatori, vedo con piacere che compaiono le prime crepe nell’ortodossia.

    nel mio piccolo ho riassunto alcuni fatti noti in modo che mi pare logicamente plausibile e, spero, utile:

    http://vincenzofiorentini.blogspot.com/2009/12/agw-ehm-my-bs.html

    qui invece c’e’ un articolo importante su Julian Simon, il piu’ importante anticatastrofista della storia moderna – e il piu’ ignorato a favore dei soliti noti (Lester Brown, Paul Ehrlich, Club di Roma).

    http://vincenzofiorentini.blogspot.com/2009/12/refreshing.html

    Saluti – VF

  23. Il fatto è emblematico.
    Osserviamo che siamo sostanzialmente in presenza di due fazioni:
    la prima propone, con intenzioni dichiarate come positive, di ridurre l’impatto ambientale delle attività industriali
    la seconda vi si oppone, demolendo le fondamenta delle intenzioni e di ogni singola tesi della prima, ricostruendo le ipotizzabili vere fondamenta delle motivazioni.
    La prima controdeduce e fa lo stesso con la seconda.
    Ognuna coinvolge l’opinione pubblica con tecniche perlomeno discutibili, ognuna giustificabile con machiavelliani riferimenti e con incontestabili verità.
    Ok, c’è uno sbilanciamento quantitativo tra le argomentazioni delle due posizioni, inoltre, potrebbe considerarsi significativa la successione temporale degli eventi “mediatici”.
    Abbiamo la prima che rappresenta il potere. Abbiamo la seconda che rappresenta l’antipotere, ma che per la prima rappresenta anch’essa un potere, anche se, in qualche modo minore…
    Insomma, la solita manfrina, i soliti trucchi mentali dei quali lo stupido uomo della strada, più per postulato che per assioma, non potrà mai accorgersi.
    Un pò come pensare che la gente creda davvero che il medico mantenga sempre fede al giuramento di ippocrate.
    Ignorare o considerare la parte di grafico precedente all’introduzione dell’intervento esterno non è più sufficiente e neppure aver certezza o trascurare che di evento esterno si tratti. Perchè la cosa convinca, è necessario che la risposta alla domanda “a chi conviene fare ‘sto casino?” stia dall’altra parte della fazione.
    Ma ancora una volta siamo all’impasse, perchè a questo livello le risposte alla domanda di cui sopra, cadono copiose da ambo le parti.
    Si, la variazione della quantità di agnostici dipende esclusivamente dall’intensità del “colpo di scena”, che però produce proseliti e migrazione di consensi sia di qua che di la.
    Il solito bailame! ..c’è chi spera che un paventato disastro globale possa generare un vantaggio locale e chi si accontenta di trasporre la propria agressività.
    A me sembra di aver già visto questo film. Abbiamo tutti già visto tanti film, ma hanno tutti la stessa trama: agire globalmente pensando localmente.
    Come si può pensare che nessuno conosca il meccanismo più radicato del comportamento umano? Per una volta Socrate non si rivolterà nella tomba.
    Ma il fatto che tale radicato meccanismo sia largamente diffuso e caratterizzante della nostra specie non significa che questo sia il solo che la caratterizza. Siamo capaci di ben altri insight, ma preferiamo relegarli alla sfera dell’intimo, magari isolandoli e mobbizzandoli con temi come quello della religione.. ed ancora una volta “crediamo”, per una sorta di auto-ipnosi, che nessuno se ne accorga.
    Quelli che si occupano di “marketing pubblico” potrebbero tenere conto di tutto questo.
    Per usare un linguaggio a loro comprensibile: si risparmierebbero tanti soldi, tempo ed energie da concentrare, invece, sull’oggetto del business.

  24. tuttavia…
    come direbbe Totò: “ammesso e non concesso”,
    che il riscaldamento globale sia dovuto all’attività umana: cosa ci fa considerare che l’uomo sia un elemento esterno? Forse il suo limite nel concepire e percepire cose che vanno al di la della propria scala temporale e spaziale degli eventi? 🙂

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