Il fallimento del gingko

Parlano chiaro i risultati del più ampio studio clinico mai condotto per testare l’efficacia del Gingko biloba nel rallentare il declino cognitivo in età anziana: la pianta non funziona.

CRONACA – Si perde la memoria, diminuiscono attenzione e capacità di concentrazione e calano anche le abilità linguistiche e quelle di compiere piccoli movimenti coordinati: con l’età, un minimo declino cognitivo è inevitabile. Ed è inevitabile che si tenti di contrastarlo il più possibile, per esempio cercando di tenere la mente in esercizio oppure assumendo integratori alimentari che promettono di arginare il fenomeno, primi fra tutti quelli a base di Gingko biloba. Ma il gingko mantiene davvero quanto promesso? Secondo un vasto studio clinico appena pubblicato dal Journal of American Medical Association (Jama) da un gruppo di ricercatori americani la risposta è negativa: il gingko non aiuta .

Per molto tempo, la scienza è rimasta in bilico sul giudizio da dare all’efficacia di questa pianta di origine cinese nella protezione delle capacità cognitive: per alcuni studi dava una mano a rallentarne il declino, per altri era invece inutile. Un’incongruenza dettata dal fatto che spesso si trattava di studi di pessima qualità, magari riferiti a un campione troppo poco numeroso. La nuova indagine, invece, ha riguardato oltre 3000 pazienti di età compresa tra i 72 e i 96 anni, con abilità cognitive normali o solo lievemente alterate all’inizio dello studio.

Per sei anni, dal 2000 al 2008, metà dei partecipanti ha assunto due volte al giorno un estratto di gingko (120 mg per volta), mentre l’altra metà ha assunto un placebo. Periodicamente, tutti sono stati sottoposti ad appositi test per verificare il livello delle capacità cognitive in settori differenti: memoria, attenzione, abilità visuospaziali, linguaggio, funzioni esecutive. Risultato: chi aveva assunto gingko ha mostrato lo stesso livello di declino cognitivo di chi aveva assunto il placebo.

Uno studio simile pubblicato nel 2008 sempre su Jama aveva mostrato l’inefficacia del gingko anche nel prevenire l’insorgenza di demenza e di malattia di Alzheimer. C’è però almeno un altro ambito in cui la stessa pianta continua a mostrarsi efficace: quello delle arteropatie periferiche. In questo caso, il gingko aiuta a ridurre il rischio di occlusione dei vasi sanguigni.

Valentina Murelli
Giornalista scientifica, science writer, editor freelance

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: