SALUTE

Le strane cause dell’obesità

Privazione del sonno, terapie farmacologiche, età, geni, malattie infettive. Gli scienziati indagano le ragioni meno ovvie per i chili di troppo che non vanno giù

LA VOCE DELLA BILANCIA – Da un po’ vi siete messi in testa di tornare in forma: mangiate meno e fate più sport. Eppure l’ago della bilancia resta ostinatamente immobile sugli stessi chili, deciso a non darvi soddisfazione dei vostri sacrifici. Non è così strano come potrebbe sembrare. Dimagrire può essere un’impresa più ardua di quanto la semplice sottrazione tra le calorie ingerite e le calorie bruciate possa lasciar supporre. Una dieta equilibrata e il regolare esercizio fisico, infatti, pur essendo due fattori chiave per il raggiungimento del giusto peso, non esauriscono la complessa fenomenologia dell’obesità. I ricercatori stanno facendo luce su cause meno ovvie a cui dar la colpa del grasso in eccesso che non se ne va.

Una delle spiegazioni più accreditate riguarda la privazione del sonno. Ci sono ormai convincenti evidenze che le persone che dormono troppo poco, meno di sei ore per notte, tendono a ingrassare più facilmente e a dimagrire con più difficoltà. Può sembrare contro intuitivo (è pur vero che da svegli ci si muove e si consuma di più), invece una logica c’è: si è visto infatti che “la privazione del sonno riduce i livelli di leptina, l’ormone che regola il senso di sazietà, e aumenta i livelli dell’ormone antagonista, la grelina, che stimola l’appetito”, spiega James Gangwisch, ricercatore della Columbia University e autore di uno studio su Sleep. Inoltre, tirar tardi la notte favorisce abitudini poco salutari, come abbuffate fuori pasto e consumo di alcol, oltre a incidere negativamente sull’umore, con ripercussioni sulla “fame nervosa” durante il giorno.

Un’altra ragione per cui potreste far così tanta fatica a perdere una taglia è l’assunzione di medicinali. Steroidi, antidepressivi, antipsicotici e antiepilettici possono remare contro i buoni propositi della remise en forme stimolando l’appetito, mentre i farmaci per la pressione alta, pillole anticoncezionali e terapie ormonali sostitutive possono causare ritenzione idrica e aumentare il senso di gonfiore.
L’età, poi, gioca un ruolo indiscutibile. Più si invecchia, più è difficile perder peso. Con gli anni, sia gli uomini che le donne tendono a metter su chili sia perché lo stile di vita si fa più sedentario, sia per via di fisiologici cambiamenti ormonali e metabolici. Anche smettere di fumare può incidere sull’esito di una dieta dimagrante. Un forte tabagista consuma fino a 200 calorie al giorno semplicemente fumando. Non è un mistero che la nicotina sia un soppressore dell’appetito, attraverso l’inibizione del rilascio di insulina dal pancreas. I primi tempi, quindi, può essere dura controllare gli stravizi alimentari e non cedere alle sigarette.

Ci sono poi fattori genetici ereditari contro cui c’è poco da fare: i figli di genitori obesi hanno alte probabilità di essere essi stessi in sovrappeso e fare il doppio della fatica per mantenersi magri dei figli di genitori magri.
Ma l’epidemia di obesità a cui stiamo assistendo negli ultimi decenni potrebbe avere anche un colpevole insospettabile: un virus dell’influenza. Ne è persuaso Nikhil Dhurandhar, ricercatore del Pennington Biomedical Research Centre della Luisiana secondo cui il contagio da adenovirus 36 avrebbe come effetto collaterale quello di moltiplicare le cellule adipose del corpo. In 10 anni di indagini epidemiologiche, Dhurandhar ha appurato che il 33% degli obesi in età adulta avrebbe contratto l’Ad-36 contro l’11% dei normopeso. Su questa ipotesi prevale lo scetticismo della comunità scientifica. Ma chissà che prima o poi non arrivi sul mercato anche un vaccino per prevenire il virus dell’obesità.

1 Commento

  1. Grazie per l’ottimo articolo. Aggiungerei soltanto un fattore spesso trascurato dagli studi di settore qui in Italia, meno negli USA, ossia la discriminazione sotto forma di pressione sociale.
    Chi vive la condizione dell’obesità non vive solo un problema clinico, con il quale ognuno deve essere libero di fare i conti nel proprio privato, ma anche un problema sociale che, spesso, lo spinge a rifugiarsi proprio nel cibo, come compensazione dell’emarginazione.
    Se quindi si parla di peso sociale dell’obesità occorre includere anche questa pressione, un fattore non secondario dell’obesità persistente, quella cioè che permane nonostante la buona volontà dell’obeso che intenda dimagrire.

    Paolo
    cicciones.blogspot.com

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: