Stop al commercio del tonno rosso?

Intervista con Miguel Jorge, direttore del Programma mare del WWF

AMBIENTE – L’inclusione del tonno rosso (Thunnus thynnus) nell’elenco figurante nell’allegato I della CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e faune selvatiche minacciate di estinzione) non è ancora cosa certa. È questa la notizia con cui ci accoglie Miguel Jorge, direttore del Programma marino del WWF. “I paesi chiave non si sono ancora espressi in maniera definitiva a riguardo,” spiega, “se l’Italia, come sembra, rimarrà di parere favorevole, allora ci saranno abbastanza voti per supportare l’iniziativa promossa dal Principato di Monaco. Ma la decisione finale sarà presa appena al meeting del CITES di marzo”.

I vantaggi di una simile decisione sarebbero evidenti. “Il problema del tonno rosso è il prezzo molto alto che il Giappone è disposto a pagare. Rimuovendo la pressione del mercato internazionale,” dice Jorge, “sottrarremmo la prima causa di collasso degli stock. In altre parole, l’inclusione del tonno rosso nell’Annesso I non mira a bloccare la pesca bensì a rimuoverlo dal commercio internazionale”.

‘‘Il tonno probabilmente rimarrebbe presente sul mercato locale, secondo quote di pesca decise dall’ICCAT (International Commission for the Conservation of Atlantic Tuna)”.  Dovrebbero invece sparire le grandi flotte che attualmente solcano il Mar Mediterraneo e l’Atlantico con il miraggio del business nipponico, le vere responsabili, secondo Jorge, dell’overfishing sulla specie. D’altro canto, il rischio di un aumento della pesca illegale, che è già ora un problema di non poco conto “dovrebbe essere rimosso da controlli severissimi da parte del Giappone sulla provenienza del tonno di importazione”.

Esiste però un altro rischio, ovvero che queste colossali flotte ipertecnologiche decidano di dedicare le proprie attenzioni ad un’altra specie, il tonno pinna gialla (Thunnus albacares). “A quel punto spetterebbe alle RFMOs (regional fisheries management organizations) e ai governi decidere le quote di pesca, sulla base delle stime scientifiche della popolazione”. Si rischierebbe però di spostare il problema, senza per altro risolverlo del tutto.

“Tuttavia,” continua Jorge, “molti consumatori e molti supermarket hanno già smesso di consumare e smerciare il tonno perché sono diventati consapevoli del danno ecologico che questo comporta. Come WWF non siamo contrari a portare il pesce nelle nostre tavole ma a farlo in maniera intelligente, riconoscendo le specie più adatte allo scopo. Sicuramente il tonno non è più una di queste.”

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