APPROFONDIMENTOPOLITICA

Continua la mobilitazione dell’OGS

La nave di ricerca "Explora", dell'OGS

Continua la protesta del personale dell’OGS, che si oppone alle decisioni del Governo derivanti dalla politica finanziaria

POLITICA – Non si ferma di certo, la protesta dei lavoratori dell’OGS, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Oceanografia Sperimentale: proprio non ci stanno ad essere assorbiti in altre realtà scientifiche, o peggio, assistere alla dismissione del centro. Dopo aver riunito il Consiglio di amministrazione e aver deciso di rimanere in assemblea permanente all’interno della sede di Trieste almeno fino alla fine del mese, sono stati ricevuti dal Prefetto, che ha inviato una nota al Consiglio dei Ministri e al MIUR in merito alla situazione.

Intanto, nella mattinata di venerdì 28 maggio è stata organizzata una manifestazione in Piazza Unità, davanti al palazzo del Governo, per dare un segnale forte non solo alla città, ma a tutta l’Italia, che rischia di perdere uno dei centri scientifici d’eccellenza, di livello internazionale. La protesta è stata supportata da tutto il comparto scientifico della città, dal momento che la decisione del Ministero del Tesoro appare insensata, a fronte dei dati presentati dall’istituto: sia gli indicatori di impact factor delle pubblicazioni che il numero dei brevetti dipinge una realtà tutt’altro che sacrificabile in nome di un risparmio delle casse statali. Ricordiamo infatti che l’OGS è stato inserito in una sorta di “lista nera” stilata dal Governo di enti considerati dismissibili, in vista dei tagli che la manovra finanziaria si accinge ad attuare. “Ma quale risparmio! Bilancio alla mano, quasi metà dei fondi deriva proprio dalla nostra attività di ricerca!”, precisa Iginio Marson, presidente dell’istituto. Ma allora perché è stata presa una decisione simile? Ettore Rosato, deputato PD presente alla manifestazione, avanza l’ipotesi che a Roma sia stata fatta una scelta superficiale sulla base di una scarsa conoscenza della realtà, ma sollecitato dalle domande degli stessi dirigenti ammette: “Penso proprio che al CNR faccia gola la capacità dell’OGS di reperire i fondi”. Lo scenario però non piace per nulla a Marson: “Questo non ci permetterebbe di continuare ad essere competitivi e virtuosi in campo scientifico” – commenta – “perché il CNR è una struttura mastodontica ed estremamente burocratizzata”.

La solidarietà, intanto, arriva da ogni parte politica; l’Assessore regionale al lavoro, università e ricerca, Alessia Rosolen, ha promesso di portare in Consiglio regionale la questione, e una delegazione del PD visiterà sabato 29 maggio il centro, presieduto dai lavoratori in assemblea permanente. Anche l’accoglienza del Prefetto di Trieste, Alessandro Giacchetti, è parsa a Marson partecipe e sentita, tanto che si è complimentato con tutto il personale per la pacatezza e la gran correttezza mostrata in un momento così difficile. “Un notevole disappunto – commenta però Iginio Marson – “ci viene dalle affermazioni del Presidente della Regione, Renzo Tondo, che considera il provvedimento un percorso inarrestabile e di coerenza assoluta”. Marson rileva infatti che la visione di Tondo contrasti con la visibilità che l’OGS ha acquisito nei decenni, sul fronte dei terremoti, del monitoraggio degli oceani e degli studi sul clima e i cambiamenti climatici.

2 Commenti

  1. Sopprimiamo gli enti di ricerca e ci teniamo le province, da Bergamo a Tempio Pausania. che lungimiranza!

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