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“Prof, mi giustifico”, o la scuola al tempo di Facebook

LA VOCE DEL MASTER – Comunicare con gli studenti tramite un social network. Fissare le date dei compiti in classe su Facebook. In poche parole, utilizzare le potenzialità sociali della rete per migliorare l’esperienza didattica. Sembra un tipico scenario di quelli che esistono solo nella testa dei tecnoentusiasti, convinti di rivoluzionare il mondo prima di scontrarsi con la cruda realtà.

Eppure, sprazzi di questo paesaggio cominciano a spuntare qui e là. E funzionano: ovviamente all’estero, ma anche, incredibile dictu, nella nostra Italia solitamente tecnofoba.

«È cominciato tutto quando abbiamo chiesto ai nostri studenti di creare, usando strumenti professionali, un loro portfolio digitale che contenesse tutte le informazioni sulla loro carriera universitaria» racconta Alan Cann, microbiologo all’università di Leicester e membro del Learning and Teaching Research Group, pioniere dell’utilizzo didattico di FriendFeed, un aggregatore real-time creato da ex-dipendenti di Google e di proprietà della Facebook inc. «Quello che abbiamo notato è che i nostri studenti tendevano a ignorare gli strumenti professionali, dei quali non vedevano la reale utilità, per poi spostare la discussione su Facebook e FriendFeed. Così abbiamo colto l’occasione e abbiamo incoraggiato la creazione di una rete peer-to-peer tra studenti. Il nostro scopo è migliorare l’esperienza didattica dell’università promuovendo la discussione, che su Internet non coinvolge più solo i pochi alunni che frequentano lo stesso corso, ma cento, duecento o trecento studenti che frequentano la stessa università ma magari non si sono mai visti in faccia».

In effetti, non è difficile vedere le potenzialità di uno strumento che permette il confronto in tempo reale tra studenti e docenti, per «segnalare link di video o documenti scientifici in Rete, usare Facebook per l’invio di file (superando perciò l’uso di montagne di fotocopie ed evitando il passaggio continuo di chiavette), rispondere a singoli o a gruppi su perplessità contenutistiche, chiarire argomenti, dare informazioni di tipo organizzativo». Potrebbe sorprendere, ma ci siamo appena spostati in Italia: Renzo Nicolini insegna matematica e fisica al liceo Carducci di Trieste, e ha fatto capolino su Facebook per «aprirmi una finestra sul mondo comunicativo usato dai miei alunni. Non per imitarli, ma per capirli». E il rapporto funziona: «Ogni forma di comunicazione può migliorare il processo educativo. Aumentare la fiducia reciproca tra il docente e il discente è molto importante, e i social network sono in questo uno strumento potentissimo».

Si obietterà che si tratta di casi isolati, che trovare un docente che si metta in gioco su un social network, specialmente qui da noi, assomiglia più a una caccia al tesoro che a un lavoro giornalistico. Vero, ma (come dimostra anche il video qui sopra) le potenzialità ci sono e sono enormi. Chissà che altri non vedano e non prendano spunto…

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