ECONOMIA

OggiScienza aderisce al blackout dell’informazione

OggiScienza aderisce allo sciopero promosso dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana contro il Ddl Intercettazioni. Oggi molti giornali, testate online, radio e televisioni parteciperanno a un simbolico blackout per ribadire l’opposizione al disegno di legge che limita fortemente la libertà di giornalisti ed editori nello svolgere il loro lavoro di informare il pubblico e il diritto dei cittadini di essere informati.

OggiScienza, oltre ad aderire alla protesta, vuole anche sottolineare che il Ddl sulle intercettazioni non è che una delle minacce alla libertà dei giornalisti, una categoria che con il passare del tempo è diventata sempre più controllabile, per non dire ricattabile. Questo è avvenuto soprattutto in conseguenza di una condizione professionale “precaria” e malpagata, che come sappiamo per esperienza diretta, è diffusa soprattutto fra coloro che dovrebbero rappresentare il futuro del giornalismo e dell’editoria in Italia e cioè i più giovani.

In queste condizioni l’indipendenza del giornalista è un vero e proprio miraggio. Non è un caso che, come abbiamo letto nelle settimane scorse, l’Italia sia al 72° posto nella classifica relativa alla libertà di stampa stilata da Freedom House (a pari merito con Benin, Hong Kong, e India), l’unico dei paesi europei a non risultare “libero” ma solo “parzialmente libero”. La classifica di quest’anno è stata redatta prima che il famigerato Ddl apparisse sulla ribalta.  C’è da chiedersi dove finiremo l’anno prossimo.

Per vocazione, comunque, in questa giornata di mobilitazione OggiScienza non può dimenticare i gravi problemi che affliggono il mondo della ricerca scientifica e non solo. Cogliamo dunque l’occasione per ricordare che in questi giorni il Governo ha deciso un taglio del 50% ai fondi destinati a parchi e riserve naturali, un colpo gravissimo alla tutela del territorio e della biodiversità, alla ricerca, alla tutela delle tradizioni agricole locali e all’educazione ambientale. Se il provvedimento non verrà modificato molti parchi sono destinati a chiudere (c’è già chi per esempio non ha visto rinnovata la propria borsa di ricerca).

Ricordiamo e sosteniamo anche le migliaia di ricercatori e gli studenti in agitazione in molti atenei del nostro paese, esasperati dai tagli che negli anni hanno letteralmente soffocato la ricerca e la didattica nelle università italiane. Non dimentichiamo infine la solo parzialmente ridimensionata crisi degli “enti inutili” che qualche settimana fa ha sconvolto il mondo della ricerca scientifica nel nostro paese.

Il nostro impegno oggi consiste nell’aderire al blackout dell’informazione (non potendo oscurare il sito per motivi tecnici, oggi non pubblicheremo nulla a parte questo editoriale), ma domani (come è stato fino a ieri) saremo di nuovo in prima linea per fornire a tutti i nostri lettori un’informazione sincera e dettagliata su quanto sta accedendo nel mondo della ricerca scientifica in Italia.

La redazione

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

4 Commenti

  1. Per essere in “SCIOPERO” non mancano certo le informazioni..

    Dovrebbe essere un silenzio più “silenzioso”.. altrimenti non ci crede nessuno.

    Piero Iannelli

  2. Il silenzio non parla e non lo ritengo utile, secondo me bisognava inflazionare i media parlando diffusamente di questi problemi affinchè anche i più distratti potessero sapere. Appropriarsi per un giorno di tutti i mezzi disponibili per parlare di cosa stiamo perdendo.

  3. Carissimi, posso fare una considerazione da “vecchio” giornalista (non solo scientifico)? Quando lavoravo in redazione al “Piccolo” ho sempre aderito agli scioperi, sia quelli indetti dalla Fnsi sia quelli decisi dal comitato di redazione in situazioni di tensione (ero uno dei “duri”, per intenderci, anche in occasione di scioperi di due e più settimane contro un direttore non gradito o per difendere i diritti di un collega). Questo sciopero, sinceramente, mi ha lasciato invece molto perplesso. Intanto perché non si sarebbe probabilmente arrivati a questa legge (per più versi sciagurata) se certi giornali avessero dimostrato maggiore responsabilità nella pubblicazione delle intercettazioni telefoniche. E – soprattutto – non si protesta contro il bavaglio alla stampa imbavagliandoci a nostra volta. E questa – guarda un po’ – è esattamente la posizione di Marco Travaglio, espressa anche ieri sera a La 7.

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