CRONACA

Archea chi?

Pubblicato su Environmental Biology uno studio su alcuni degli organismi viventi meno noti

NOTIZIE – Un articolo recentemente pubblicato su Environmental Biology può essere l’occasione per parlare di alcuni illustri sconosciuti della biologia: gli archei. (Micro)biologi a parte, alzi la mano chi sa davvero cos’è un archea. In genere la tendenza è di associarli ai batteri. È vero entrambi sono esseri viventi procarioti (le cellule che li compongono non hanno un nucleo ben definito e circoscritto, a differenza di noi eucarioti) ma le similitudini si fermano qui. La differenza che passa fra un metanococco (un archea) e il batterio della salmonella, (almeno dal punto di vista del DNA) è la stessa che passa fra quest’ultimo e una tigre.  Fra i microbiologi c’è chi addirittura si lamenta dell’uso del termine improprio archeobatteri (una volta realmente usato, ma dalla classificazione tripartita dei domini della vita proposta nel 1990 da Carl Woese, il concetto è stato depennato). Traparentesi gli archea, a differenza dei batteri, non hanno alcun effetto sulla nostra salute (anche se possono provocare flatulenze)

Nell’articolo Felix Muller, Terry Brissiac, dell’Università delle Antille e Guiana, e colleghi  per la prima volta analizzano il DNA e descrivono nel dettaglio  due specie di archea che vivono in mezzo alle radici delle mangrovie nelle Indie Occidentali Francesi. Nell’acqua stagnante ai piedi di questi alberi esiste un vero e proprio ecosistema dove gli archea formano lunghi filamenti visibili ad occhio nudo. Gli scienziati hanno scoperto che queste specie sono ricoperte da uno strato di batteri che contengono particelle solforose, e questo suggerisce una relazione simbiotica fra i batteri e gli archea (basata proprio sullo zolfo).

Lo zolfo ha in effetti talvolta un ruolo importante per questi organismi. Anche se la maggior parte vive in condizioni ambientali moderate, alcune specie (e forse questo è uno dei pochi motivi per cui ogni tanto se ne parla) sono estremofile, in particolare ipertermofile, e vivono in luoghi assolutamente inospitali, come le fonti geotermali. Molte di queste specie hanno bisogno proprio di zolfo per crescere (che usano al posto dell’ossigeno).

Non sono molti gli studi sugli archea come questo, anche se negli ultimi anni l’interesse sta crescendo (proprio in riferimento agli organismi estremofili, fra i quali però si trovano anche i batteri) per i quali alcuni vedono possibili applicazioni nei settori alimentare dell’abbigliamento, medico e farmacologico (potrebbero consentire un notevole risparmio di costi e un aumento della efficienza dei processi).

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

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