CRONACA

Le conseguenze del pompare acqua per estrarre gas

Quando col gas naturale si rischia la contaminazione da uranio

NOTIZIE – Grattare il fondo del barile non è sempre una buona idea. Si rischia di far venir su la rumenta. Il Governo statunitense si appresta a dare il permesso per pompare milioni di litri d’acqua (e qualche sostanza chimica) nella formazione scistosa di Marcellus, che negli Stati Uniti è considerata la più grande riserva nazionale di gas naturale, ma quando si fa il solletico sulla pancia dei giganti (con sistemi empirici piuttosto rozzi e approssimativi) non si sa mai cosa può venire fuori. Nel caso specifico, secondo una ricerca condotta dal Tracy Bank, geologa dell’Università di Buffalo, si rischia di mobilizzare l’uranio contenuto naturalmente nello scisto.

La formazione, che si estende da New York fino alla Virginia dell’est, presenta già livelli di uranio superiori al normale anche se non dannosi per la salute, ma la Bank si è chiesta cosa potrebbe succedere di questo metallo nocivo se si andasse a stuzzicare la riserva coi metodi forti.

Dopo aver mappato accuratamente gli idrocarburi in tutta la formazione (usando sofisticati rilevatori di sostanze chimiche), i ricercatori hanno concluso che l’uranio e gli idrocarburi si trovavo nei medesimi spazi fisici. “Abbiamo scoperto” ha spiegato la scienziata, che non sono solo legati fisicamente ma anche chimicamente”.

Secondo la scienziata il processo che verrà usato per estrarre il gas potrebbe mobilizzare il metallo che vi si trova in soluzione. Anche le simulazioni condotte in laboratorio infatti lo dimostrano.

E non solo, anche l’acqua che verrà pompata nel reservoir di gas, una volta tornata in superficie potrebbe contenere uranio. A questi livelli spiega la scienziata il pericolo non sarebbe ancora la radioattività, ma l’uranio è pur sempre un metallo pesante e come tale può avere effetti molto nocivi sull’ambiente e sulla salute umana. Questi dati sono stati presentati da Bank al meeting della Geological Society of America, tenutosi di recente a Denver.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

3 Commenti

  1. Volevo solo precisare che qualunque livello di radioattività è dannoso per la salute. Quando esisteva ancora il fondo naturale, compromesso dall’avvento dell’era atomica, si conosceva la maggior incidenza di malattie tumorali e di mutazioni nelle zone con un fondo superiore alla norma. La vita si è sviluppata sul pianeta in parallelo al suo raffreddamento radioattivo.
    Quello che non sempre è ben spiegato è che il rischio è calcolato su mera base probabilistica e non è correlato alla reale pericolosità. Non esiste un livello soglia per la radioattività.

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