mercoledì, Dicembre 19, 2018
POLITICA

Tempo di valutazione

POLITICA – Assessment Time è il titolo dell’editoriale di Nature sulla ‘riforma Gelmini‘, che dopo plausi e critiche conclude:

Gli italiani sono abituati a riforme che suonano bene, come il tentativo di migliorare i sistema dei concorsi, e che non riescono a cambiare la situazione (…) Ma questa legge ha una forte possibilità di renderla diversa e migliore. Per il suo successo è cruciale che il governo realizzi presto l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR). Dopotutto è stata fondata per legge nel febbraio scorso. Ora gli scienziati italiani devono vederla costruita in mattoni e cemento. Il sistema ha bisogno di più soldi, ma questi soldi vanno legati ai risultati. Un’ANVUR funzionante mostrerebbe che l’Italia ha avviato il proprio sistema universitario verso una riforma vera.

.

Per inquadrare  la necessità di una “riforma vera”,  può servire un confronto con quello che succede altrove:

–  classifica mondiale delle università,

–  nuovi dati dell’OCSE sull’efficacia e la resa, in termini di reddito pro capite e nazionale, degli investimenti nell’educazione.

secondo rapporto dell’Accademia delle scienze statunitense usato dal Congresso per rinnovare la legge COMPETES sugli investimenti nell’educazione scientifica e sul raddoppio del bilancio per la National Science Foundation e altri enti.

Per l’OCSE come per il Congresso americano, investire conviene a tutta la società. Qualcuno comincia a pensare che convenga soprattutto al sistema universitario:

– Un sunto delle critiche di Claudia Dreifus e Andew Hacker, gli autori di Higher Education? Anche in USA per gli studenti aumentano i costi di lauree e dottorati, e diminuiscono le prospettive di carriera.

– Un articolo dell’Economist secondo il quale l’interesse dei dottorandi non coincide con quello delle università e dei docenti. Ha senso produrre, come negli Stati Uniti, 100 mila dottorati all’anno quando vengono assunti solo 16 mila docenti e ricercatori?

E siccome l’insegnamento superiore dipende da quello che lo precede, ancora due link:

– I risultati dei test PISA per scienza e matematica svolti nel 2009 in scuole primarie e secondarie del mondo

– Dove e come le scuole migliorano, il rapporto McKinsey sui motivi dei risultati 2007.

L’ANVUR:

a che punto è

come dovrebbe funzionare

 

Foto: “Oxford’s dreaming spires”, un  buon modello?

3 Commenti

  1. un’osservazione puramente morale, che esula dal contenuto dell’articolo di Nature: fa sorridere il fatto che la rivista britannica si senta in diritto di esprimere giudizi sul sistema educativo italiano, dopo che il loro sistema educativo ha deciso un aumento vertiginoso delle tasse universitarie annuali, da 3000 a 9000 sterline circa (con variazioni da un’università all’altra), rendendo di fatto impossibile alla maggior parte degli studenti l’accesso alle università se non sotto stipula di prestiti bancari che, ovviamente, fanno bene solo alle disastrate banche britanniche. Inoltre, avendo vissuto nel Regno Unito, avendoci studiato per un master e studiandoci ancora ora in dottorato, la mia impressione è che il sistema dell’Isola eccella soltanto dal livello dottorale in su, grazie soprattutto agli apporti dall’estero (dalle ex-colonie), mentre sia estremamente carente al di sotto (triennale, specialistica). forse sarebbe meglio che Nature lavorasse su questo argomento, invece di fornire analisi parziali e molto “aziendali” del sistema italiano. d’altra parte, sono decenni che l’università britannica si modella su quella nordamericana, che a sua volta si modella sulle aziende.

    1. @Roberto
      Infatti ho messo come illustrazione Oxford, aziendalizzata.
      In realtà Nature critica un po’ tutti i sistemi universitari non meritocratici, aziendalisti o meno, e lascia le altre critiche al Times Higher Education Supplement.
      Debiti:, ultime dagli USA: http://www.bloomberg.com/news/2010-12-28/for-profit-college-slump-converging-with-student-life-debtors.html
      Non sono sicura che un’università pubblica low-cost sia sempre meglio di borse e di prestiti statali.In un paese dove i ricchi non pagano le tasse, il costo della loro educazione ricade sui poveri.

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