Viavai nel tempo

I PNAS pubblicano una ricerca sulla “Coscienza del tempo soggettivo nel cervello” che mostra con la risonanza magnetica funzionale come nell’immaginare una passeggiata nel passato e nel futuro si attivino la corteccia parietale laterale sinistra, la corteccia frontale sinistra, il cervelletto e il talamo più di quanto accada nell’immaginarla qui e ora. Alla custode ricorda una bufala portata dal prof. Claudio Della Volpe e rimasta nel cassettcentro di accoglienza temporanea.

IL PARCO DELLE BUFALE. Intendiamoci, Lars Nyberg e gli altri ricercatori  guidati da Endel Tulving,uno dei grandi specialisti della memoria, hanno tentato di mappare la cronestesia – come ci rappresentiamo un ambiente familiare, un bosco per esempio, così come potrebbe esser stato l’autunno scorso o potrebbe diventare a primavera – e di capire in che cosa si differenzia dai ricordi. Infatti hanno osservato che l’ippocampo non interviene nel tempo immaginato mentre si mobilita se viene evocata una passeggiata realmente avvenuta. Si guardano bene dal dare un’interpretazione esagerata dei risultati, ripetono che altri devono replicarli. Modesti, insomma.

Non così Daryl Bem, lo psicologo dell’università Cornell, che sta per pubblicare sul Journal of Personality and Social Psychology “Feeling the Future: Experimental Evidence for Anomalous Retroactive Influences on Cognition and Affect”. A suo avviso avrebbe ottenuto prove sperimentali della “precognizione” o “percezione extrasensoriale anticipata” di “stimoli erotici”.  Non è la prima volta che fa affermazioni del genere, già nel 2000

Questa volta ha usato all’incontrario la tecnica del priming, o di stimolo della memoria implicita. Quando si fa vedere per una frazione di secondo ai volontari per esempio la parola bello, seguita da immagini da smistare tra belle o brutte, i volontari smistano più velocemente e accuratamente quelle belle. I volontari reclutati da Bem, tra cento e 150 studenti di psicologia distribuiti in nove esperimenti, dovevano classificare delle immagini erotiche o meno prima di aver visto la parola del priming. Se questa corrispondeva all’immagine, per esempio erotica,  classificavano quelle seguenti più velocemente di prima, come se anticipassero la parola in arrivo. E l’effetto era più pronunciato fra studenti e studentesse che amavano le sensazioni “stimolanti”.

Come se, per modo di dire

“Precognizione” o riflessi più pronti negli “stimolati”? Comunque la loro prestazione supera di poco il lancio della monetina, al massimo un 53% di risultati positivi al posto di 50%. Alla custode, i risultati ricordano molto quelli degli esperimenti “a campo pieno” (ganzfeld), mai replicati anche se ci hanno provato in tanti, Bem compreso. Non è una maniaca della replicazione:  i test si possono replicare, non le persone alle quali vengono somministrati. Nota però che la percezione extrasensoriale anticipata si manifesta solo quando lo sperimentatore la ritiene possibile. Finché altri, meglio se Lars Nyberg e Endel Tuving, non pubblicano esperimenti che confermano quelli di Bem, “Percepire il futuro” resta nel parco.

4 Commenti

  1. Quanto prima era vista la parola “bello” e con qual frequenza essa usciva? Poteva esserci in precedenza qualche indicazione appena accennata di tal definizione? Le alternative dello stimolo priming quant’erano…ed erano pre-conosciute dagli studenti? Sicuro che non potessero esser rese prevedibili o attese, dagli studenti indovinatori, da qualch’altro fattore seminascosto…magari osservabile in modo inconscio?? Tali esperimenti di frequente è facile che siano inquinati da elementi non dichiarati o sfuggenti agli stessi ricercatori e che agiscono come fonte d’informazione…spesso inconsapevolmente. il solito virgilio.

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