LA VOCE DEL MASTER

Motore a buchi neri

La recente scoperta di un buco nero in una galassia nana può aiutare a capire la formazione delle galassie.

LA VOCE DEL MASTER – La scoperta di un buco nero supermassivo in una galassia a 30 milioni di anni luce dalla Terra getta nuova luce sui meccanismi di formazione delle galassie. L’annuncio viene  da uno studio pubblicato di recente su Nature da un gruppo di ricercatori dell’Università della Virginia in collaborazione con il National Radio Astronomy Observatory (NRAO) .

Fondamentale nella scoperta sono le caratteristiche della galassia in esame: Henize 2-10, questo il suo nome, è una galassia nana, ancora in fase di sviluppo e, secondo gli esperti, possiede le stesse caratteristiche delle galassie al momento della loro formazione dopo il Big Bang. Se a questo si aggiunge il fatto che, da un punto di vista teorico, in una galassia di questo tipo non si sarebbe dovuto trovare un buco nero supermassivo (con massa molto superiore a quella del Sole), si comprende l’importanza della notizia.

I buchi neri supermassivi si trovano generalmente al centro delle galassie a spirale, in quello che viene chiamato bulge, ovvero un’area molto densa di stelle. Esistono due diverse teorie che cercano di spiegare come mai in tutte le galassie a spirale, Via Lattea compresa, si nasconda un buco nero di questo tipo; secondo alcuni, i buchi neri si formano solo quando la galassia è completamente formata; secondo altri invece, i buchi neri sono precedenti e sono responsabili dello sviluppo delle galassie stesse. La questione di fondo, dunque, è antica: viene prima il buco nero o la galassia?»

Nonostante anni di osservazioni, nessuno aveva mai rilevato anomalie in Henize 2-10, probabilmente perché, non avendo ancora formato il suo bulge, veniva da molti considerata troppo “giovane” per avere al suo interno un buco nero. Solo la recente collaborazione tra diversi enti ha permesso la scoperta: i ricercatori, utilizzando sia il radiotelescopio dell’osservatorio Very Large Array del New Mexico sia il telescopio spaziale Hubble, hanno trovato un’area, molto vicina al centro della galassia, che emette onde radio con le stesse caratteristiche di quelle emesse nelle vicinanze di un buco nero. Hanno quindi confrontato i risultati ottenuti con le osservazioni del satellite Chandra X-Ray Observatory, lanciato nello spazio dalla NASA nel 1999, ottenendo la stessa conclusione.

Come ha affermato una delle autrici dello studio, Amy Reines, Henize 2-10 ci può dare importanti indizi sulla primissima fase dell’evoluzione delle galassie: la scoperta infatti, offre una significativa conferma alla teoria che vede i buchi neri come responsabili della formazione e dello sviluppo delle galassie e li promuove a veri e propri “motori” delle galassie attive.

Livia Marin
Dopo la laurea in fisica presso lʼUniversità di Trieste ho ottenuto il Master in Comunicazione della Scienza della SISSA. Sono direttrice responsabile di OggiScienza dal 2014 e, oltre al giornalismo, mi occupo di editoria scolastica.

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