LA VOCE DEL MASTER

Glory, un satellite per lo studio degli aerosol

AMBIENTE – Mancano pochi giorni al lancio di Glory, il nuovo satellite NASA che studierà le caratteristiche degli aerosol in modo da poterne determinare gli effetti a breve e lungo termine . Il 23 febbraio segnerà dunque l’inizio di una fase cruciale nello studio sull’atmosfera terrestre.

Lo studio degli aerosol, e in particolar modo la loro relazione col cambiamento climatico e l’effetto serra, è infatti al centro di un aspro dibattito scientifico e politico. Da una parte i sostenitori della geoingegneria, che prevede  l’immissione di aerosol e in particolare di solfati in atmosfera per bloccare la radiazione solare , e dall’altra coloro che ricordano le piogge acide e temono gli effetti ambientali della ricaduta dei solfati.

La tecnica più studiata attualmente è  la SRM (Solar Radiation Management), che consiste nel controllo dei fenomeni di scattering e riflessione della luce solare mediante l’emissione di aerosol, in particolare sopra il polo Nord dove l’impatto del riscaldamento globale  è maggiore. In un recente articolo pubblicato sulla rivista Nature, David Keith, direttore dell’ISEEE Energy and Enviroment System Group e docente presso la Schulich School of Engineering di Calgary in Canada, pone l’accento sulla necessità di investire nella ricerca di base. “La SMR può essere l’unica risposta umana in grado di respingere le rapide e disastrose conseguenze del cambiamento climatico”, ha dichiarato lo stesso Keith.  Non tutta la comunità scientifica è dello stesso avviso: diversi scienziati evidenziano le incertezze nell’analisi dei dati e mettono in guardia contro le possibili conseguenze negative della geoingegneria su larga scala.

Il problema è anche politico. Il ricorso alla geoingegneria modificherà il clima del pianeta, e dovrà essere approvato da tutti i paesi. Ma solfati che “ombreggino” il polo Nord, rallentando lo scioglimento dei ghiacci marini e del permafrost, sarebbero sgraditi a molte nazioni. Infatti un mare Artico libero dai ghiacci per metà dell’anno favorirebbe i trasporti marittimi e gli scambi commerciali fra l’estremo-oriente e l’Europa. Negli spazi siberiani liberati dal permafrost, depositi di gas, petrolio e carbone diventerebbero più accessibili. Lo  scorso novembre sull’argomento si è pronunciato l’ONU che, a conclusione del convegno di Nagoya, ha  deciso una moratoria sui progetti di geoingegneria, in attesa di nuovi dati.

Il satellite Glory proverà a fugare i tanti dubbi: tramite lo strumento TIM (Total Irradiance Monitor) misurerà la variabilità di irraggiamento solare, mentre la concentrazione di aerosol nell’atmosfera terrestre sarà stimata da APS (Aerosol Polymetry Sensor).  Sarà quindi possibile  calcolare la percentuale di aerosol dovuta ad attività umane e  stimare i possibili effetti di un aumento artificiale della loro concentrazione.  Il nuovo satellite NASA non sarà solo nella sua missione: si andrà ad aggiungere ad Aura e Aqua, che osservano rispettivamente lo strato d’ozono in alta quota e la qualità dell’aria, e il ciclo idrico terrestre.

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