Celle solari “elastiche” (per pelli sintetiche)

Da Stanford una cella solare fotovoltaica che si può allungare, mantenendo intatta l’efficienza, per possibili applicazioni su tessuti o sistemi di pelle artificiale.

CRONACA – Le meraviglie della scienza dei materiali. Non mi viene in mente altro per introdurre la cella solare fotovoltaica elastica ottenuta dal gruppo di ricerca di Bao Zhenan, all’Università di Stanford. Una cella solare che può essere allungata del 30%, anche più e più volte di fila, mantenendo tuttavia intatta la propria efficienza. Bao ne ha parlato a fine febbraio al meeting annuale dell’American Association for the Advancement of Science,  e i dettagli del lavoro sono stati descritti in un articolo pubblicato pochi giorno dopo su Advanced materials .

Punto di partenza, un substrato costituito da un polimero di silicone (il polimetilsilossano) mantenuto in allungamento, sul quale è stato depositato un sottile film polimerico con proprietà fotovoltaiche e, sopra ancora, un elettrodo trasparente. Quando la struttura viene rilasciata, si accorcia formando una serie di piccolissime pieghe (quelle mostrate in foto), del tutto simili alle pieghe che si possono osservare sui nostri polpastrelli. Proprio queste pieghe garantiscono l’elasticità della cella solare così creata.

Ok, ma a che cosa serve tutta questa elasticità? A moltissimo, secondo Bao e colleghi. Solo celle di questo tipo, infatti, possono essere applicate a superfici curve, senza rischiare che si rompano o perdano efficienza. E lo stesso vale per applicazione su tessuti – pensiamo per esempio a uniformi militari. Bao, però, pensa soprattutto all’utilizzo per un’altra delle sue “creazioni”: una pelle artificiale ultrasensibile. Si tratta di un sottile tessuto sintetico che può essere utilizzato come rivestimento per robot o come strumento diagnostico. I sensori presenti su questa “pelle”, infatti, possono rilevare stimoli meccanici, oppure particolari molecole presenti in una soluzione o su una superficie. Ma i sensori hanno bisogno di energia: ed ecco allora l’idea dell’abbinamento a una cella solare elastica.

Prima che tutto questo diventi realtà, però, bisogna mettere a punto qualche aspetto critico. A partire dall’elettrodo di superficie usato per rivestire la cella: il materiale utilizzato dai ricercatori a questo scopo (una lega pressoché liquida di indio e gallio) è troppo costoso per pensare a un impiego su larga scala.

Valentina Murelli
Giornalista scientifica, science writer, editor freelance

4 Commenti

    1. oh mannaggia… Certo, polpastrelli, polpastrelli (ho corretto). E grazie per la segnalazione 😉

  1. Cambiando discorso, è fantascienza in essere!
    E, cmnq, il primo uso cui ho pensato è stato proprio quello in contesto militare…
    Bye,
    Dave.

  2. I “lapsus calami” (o “digitae”?!) sono abbastanza frequenti anche nel _mio_ scrivere, niente di strano…
    Credo dipenda dal fatto che abbiamo una mente “multitasking”!
    E, behm, anche se la cosa ha i suoi vantaggi, ogni tanto ci sono dei bug!
    😉
    Bye,
    Dave.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: