CRONACA

Tracce significative

Scoperta la traccia più antica di insetto volante

NOTIZIE – Volava leggera e a un certo punto (forse per bere) è atterrata in una pozzetta d’acqua posando le zampette e l’addome nel fango sottostante. Un attimo e poi via di nuovo. Circa 310 milioni di anni – anno più anno meno – più tardi, Richard Knecht ha dovuto perdersi in una foresta (ahimè proprio dietro a un centro commerciale) nel Massachussets per ritrovare l’impronta dell’antica mosca effimera (si chiama proprio così in italiano, mayfly in inglese, del superordine delle Ephemeropterida). La scoperta è eccezionale non solo perché rappresenta una delle più antiche testimonianze di insetto alato (gli insetti sono stati i primi animali ad adottare il volo, molto prima dei mammiferi e degli uccelli), ma per l’eccezionale dettaglio di questo tipo singolare di fossile.

Si tratta infatti di un icnofossile, un fossile di traccia. A differenza dei fossili più conosciuti che rappresentano spesso la forma mineralizzata del corpo dell’organismo dopo la morte, qui l’animale era vivo prima e dopo (e speriamo abbia avuto una vita lunga e prospera) aver lasciato l’impronta. Icnofossili sono, per intenderci, le impronte dei dinosauri, come quelle trovate nei pressi di Trento.

Gli icnofossili sono di solito rari e non mostrano un gran dettaglio. Quello scoperto da Knecht (che lavora all’Università Tufts e ha pubblicato la scoperta del fossile su PNAS) è invece una vera rarità, con un dettaglio straordinario (come si può apprezzare nelle foto), quasi impensabile per una traccia. Una serie di condizioni fortunate hanno fatto sì che la forma dell’addome dell’animale (e delle zampe, e delle ali anche) rimanesse impressa come se foss stata stampata.

La cosa forse più incredibile è che dall’impronta Knecht non solo ha stabilito le caratteristiche fisiche dell’insetto (usando per la prima volta una tecnica mista propria sia degli icnofossili che degli altri fossili – resti originali, sostituiti, calchi), ma ha anche potuto dedurre alcune caratteristiche del comportamento (del movimento dell’animale per atterrare sul fango in questo caso).

Purtroppo anche se Knecht ha identificato l’animale che ha prodotto l’impronta non ha potuto dargli un nome. Il Codice internazionale della Nomenclatura Zoologica infatti impedisce agli scienziati di assegnare un nome scientifico a una nuova specie se non c’è il “corpo” dell’animale (in questo caso almeno fossilizzato).

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

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