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I fiori del polo Sud

Esce il primo numero del mensile Nature Climate Change diretto da Olive Hefferman e per ora tutto accessibile on line. Recensione.

IL CORRIERE DELLA SERRA – Esistono già centinaia di riviste specializzate, ne serviva un’altra? Questa si distingue già dalla dichiarazione di intenti:

Nature Climate Change pubblica ricerca originale in scienze fisiche e sociali e vuol sintetizzare ricerche multidisciplinari (…) su temi quali adattamento, antropologia,atmosfera, biochimica, comunicazione, criosfera, ecologia, economia, energia, etica, geografia, salute, idrologia, impatti e vulnerabilità, mitigazione, oceanografia, paleoclima, “policy” e “governance”, filosofia, psicologia, sostenibilità e sviluppo

Tutti invocano ricerche multidisciplinari perché il clima incide su ogni attività umana e ogni luogo del pianeta, ma in pratica sono considerate un po’ meno scientifiche delle altre. Le scienze umane, sospirano gli scienziati puri e duri, fisici per primi, sono fin troppo umane. D’altronde rispetto ai modelli del clima che da quello di Manabe e Smagorinsky nel 1965 sfornano previsioni sempre più azzeccate, quelli dell’economia fanno un po’ pena. E nel 1965 quale sociologo aveva previsto i conflitti religiosi e il loro impatto sulle forniture d’energia?

L’editoriale non nasconde che sarà difficile valorizzare quelle ricerche. Ci vuol parecchio lavoro redazionale per rendere comprensibili a tutti il linguaggio, le tecniche, gli strumenti delle varie discipline. Il vantaggio è che il gergo è minimo e la chiarezza tanta, soprattutto nelle spiegazioni e nei commenti che presentano le varie ricerche.
Così più che una rivista per scienziati, sembra destinato al grande pubblico e ai suoi molteplici interessi. Si parla di rese agricole in Africa per i volontari delle Ong contro la fame, di scie di condensazione degli aerei per i grandi viaggiatori; degli inquinanti che escono dagli scappamenti delle auto e di salute per chiunque abiti in città; di come comunicare le incertezze onnipresenti nei modelli di previsioni per ogni scienziato, assicuratore, banchiere, ministro del Tesoro, giornalista; di come le ricerche sono travisate nella blogosfera, un monito per noi di Oggi Scienza e chi passa a trovarci…

Ma se dovessimo raccomandare una ricerca sola, sceglieremmo quella sulle pianticelle da fiore spuntate sulla penisola Antartica e che da 50 anni colonizzano il continente 160 volte più velocemente dei muschi. Chi l’avrebbe detto e che a divulgarlo sarebbe Nicoletta Cannone dell’università dell’Insubria, nella “terra dove fioriscono i limoni”?

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