LA VOCE DEL MASTER

Lezioni di ecostile dall’Alaska

Juneau, Alaska: una crisi energetica innesca una serie di comportamenti virtuosi improntati al consumo responsabile, all’abbattimento degli sprechi e all’attenzione all’ambiente.

LA VOCE DEL MASTER – Da una crisi energetica e dal conseguente vertiginoso aumento dei prezzi si può imparare a consumare meno e a rispettare l’ambiente. Almeno così è successo a Juneau, Alaska, nella primavera del 2008. Una ricerca, pubblicata lo scorso marzo da Energy Policy, ha messo in evidenza che da quella esperienza è possibile elencare una serie di misure semplici ma efficaci per abbattere gli sprechi e fare bene all’ambiente.

Wayne Leighty, ricercatore dell’Università di Davis (California) e Alan Meier del Lawrence National Laboratory di Berkeley, hanno studiato la risposta dei 539 abitanti di Juneau a una seria crisi energetica attraverso un questionario sottoposto ai cittadini stessi. L’indagine ha approfondito i comportamenti più comuni adottati dalla popolazione per ridurre consumi e spese.

Ma facciamo un passo indietro e andiamo all’aprile 2008: una valanga isola Juneau dalle centrali idroelettriche che la riforniscono di elettricità. La crisi energetica viene subito arginata attivando i generatori ausiliari alimentati a diesel, ma ciò provoca un aumento dei prezzi dell’energia elettrica del 500%. La città di Juneau risponde tagliando i consumi di elettricità del 25% grazie a una serie di comportamenti virtuosi intrapresi dai cittadini. Passano quarantacinque giorni, i cavi vengono riparati, i generatori ausiliari spenti e i prezzi rientrano nella norma, ma i comportamenti ecologici continuano ugualmente.

Ed ecco alcuni esempi di buone abitudini. Anzitutto, i cittadini hanno abbassato il riscaldamento degli interni: i dati mostrano una diminuzione media della temperatura delle abitazioni di 3,5°C durante la crisi e di 2,3°C anche dopo l’emergenza. Le lampadine a incandescenza sono state sostituite con quelle fluorescenti e l’utilizzo degli elettrodomestici è stato ottimizzato: lavatrici e lavastoviglie venivano accese solo a pieno carico e in modalità di risparmio energetico. Inoltre, molte persone hanno apportato alle proprie abitazioni miglioramenti tecnologici, come l’aumento dell’isolamento termico e la sostituzione delle finestre e delle apparecchiature elettroniche vecchie e inefficienti. Non solo: sono stati tagliati i consumi dell’acqua, spente le televisioni e i computer in standby, utilizzati sistemi alternativi di riscaldamento e di illuminazione, ridotta la cottura dei cibi.

Dalla ricerca di Leighty e Meier è emerso che i cittadini hanno mantenuto i nuovi atteggiamenti anche una volta che la crisi era finita, mostrando un rinnovato interesse sulle questioni ambientali, sull’importanza del consumo responsabile e sugli investimenti in tecnologie utili a salvaguardare l’ambiente. “La risposta di Juneau – concludono gli autori – mostra che un ampio risparmio energetico è possibile con la giusta combinazione di comportamenti, incentivi e strategie”.

Enrico Bergianti
Giornalista pubblicista. Scrive di scienza, sport e serie televisive. Adora l'estate e la bicicletta

2 Commenti

  1. Un aumento dei prezzi del 500% ha portato ad una riduzione dei consumi del 25%… significa che il restante 75% sostanzialmente non era comprimibile a meno di scendere a compromessi sulla qualità della vita. Credo ne dovrebbero prender nota i tanti che ipotizzano riduzioni dei consumi elettrici del 40, 50, 90%, dimenticandosi tra l’altro dell’impatto che avranno le auto elettriche e le pompe di calore cui pare faremo sempre più ricorso.

    1. Bisogna tenere presente che la crisi era previsionalmente di durata limitata, durò infatti 45 giorni, di fronte a problematiche di più lunga durata anche gli investimenti per migliorie strutturali degli edifici sarebbero state convenienti, probabilmente.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: