Buon viaggio, Endeavour

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Aggiornamento 29 aprile, ore 18.23: Sul più bello, quando mancavano poche ore al rombo dei motori, il sogno s’è spezzato. Il tempo atmosferico, che tutti consideravano la principale minaccia alla partenza, era stato clemente. Ma un improvviso problema tecnico ha fermato l’Endeavour. La maledizione degli Shuttle colpisce ancora.

VIAGGI – Cape Canaveral, Florida. Sul grande tabellone del Kennedy Space Center della NASA retrocede inesorabile il conto alla rovescia per il lancio dello Shuttle Endeavour previsto il 29 aprile alle 15.47 ora locale (21.47 ora italiana). Mancano poche ore, ormai, e ogni secondo che passa sale la tensione perché tutto proceda regolarmente, come da programma. La missione STS-134 (la numero 134 del programma Space Shuttle ormai prossimo alla pensione) segna il canto del cigno per la navicella Endeavour, giunta al suo 25esimo e ultimo volo tra le stelle.

A bordo, sta per partire anche un pezzo d’Italia: l’astronauta Roberto Vittori, fisico di formazione, colonnello dell’Aeronautica militare e membro dell’Agenzia Spaziale Europea, al quale il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha consegnato la bandiera tricolore, lo scorso gennaio, per l’avvio delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità nazionale. Non solo: l’Endeavour trasporta nella stiva un carico di 12 esperimenti scientifici e sei payload interamente “made in Italy”, oltre al più grande strumento mai mandato in orbita, AMS (Alpha Magnetic Spectrometer), il cacciatore di antimateria, a cui hanno contribuito in modo determinante l’Agenzia spaziale italiana (ASI) e l’Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN). AMS potrebbe spalancarci le porte di un universo sconosciuto. Sarà operativo 10 anni, un tempo in cui gli scienziati, guidati dal premio Nobel Simon Ting, si aspettano di trovare più domande che risposte.

Intanto, alla base di lancio procedono i preparativi per l’equipaggio (il comandante Mark Kelly, il pilota Greg Johnson, e gli specialisti di missione Mike Finke, Roberto Vittori, Drew Feustel e Greg Chamitoff). A meno di impedimenti dell’ultimo minuto o un improvviso peggioramento delle condizioni meteorologiche, il lancio ha il GO della NASA. Ad assistere all’evento stanno accorrendo in tanti, ci sono migliaia di giornalisti da tutto il mondo e si parla di 700 mila persone in cerca di un po’ di visuale nei dintorni di Cape Canaveral. Grande l’attesa per l’arrivo di Barack Obama con la sua famiglia (l’ultimo presidente USA a presenziare a un lancio, sempre da Cape Canaveral, è stato Bill Clinton, nel 1998), nonché di Gabrielle Giffords, moglie del comandante dello Shuttle Mark Kelly, ferita alla testa l’8 gennaio scorso in una sparatoria in Arizona.

Se tutto andrà come previsto, lo Shuttle arriverà a destinazione in circa due giorni. A quel punto, Vittori incontrerà il collega Paolo Nespoli e per la prima volta in assoluto due italiani saranno a bordo della casa orbitante. Nelle prossime due settimane della missione, saranno 12 i coinquilini sospesi a 400  chilometri da terra. È il numero di ospiti più alto finora raggiunto da questo albergo volante. I sei membri dell’equipaggio Endeavour (si aggiungeranno ai sei astronauti che già dimorano lassù. Posti letto ce ne sono, e se ogni tanto qualcuno avesse bisogno di una boccata d’ossigeno potrà sempre affacciarsi (idealmente) dalla Cupola, gettando lo sguardo oltre la terrazza affacciata sullo spazio (anch’essa realizzata in Italia), godendo di una vista mozzafiato.

Non ci saranno, comunque, molti momenti per annoiarsi: sono in programma quattro passeggiate spaziali, tra cui l’aggancio alla ISS dell’AMS e di un modulo logistico, l’Express Logistics Carrier 3. E poi ci sono gli esperimenti da testare. Per esempio APE (Astronaut Personal Eye), un microveicolo dotato di una piccola telecamera che rappresenta una sorta di “terzo” occhio per gli astronauti, utilizzabile sia all’interno, sia all’esterno di veicoli orbitali; FOAM, per la realizzazione, in assenza di gravità, di schiume polimeriche termoindurenti con spiccate proprietà di memoria di forma (come alcuni materassi); ENOS (Electronic NOse for Space exploration), è un “naso elettronico” per monitorare le caratteristiche dell’aria all’interno dell’ISS e segnalare la presenza di agenti inquinanti. Obiettivo comune: contribuire a capire come l’uomo potrà sempre meglio adattarsi alla vita nello spazio e come, in definitiva, le imprese spaziali possano continuare a far piovere nuove tecnologie sulla Terra. Anche quando, dopo la partenza dell’Atlantis prevista a giugno, lo Shuttle non ci sarà più.

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