CRONACALA VOCE DEL MASTER

Roba da scorie

Tutti parlano di radioattività, scorie, danni alla salute… ma cosa sono effettivamente le scorie? Dove vengono prodotte? Cosa significa che sono radioattive?

LA VOCE DEL MASTER – Il grave danno causato dal terremoto in Giappone pochi mesi fa alla centrale nucleare di Fukushima ha portato alla ribalta il problema dei materiali radioattivi. Perché sono così pericolosi per la salute?

Un materiale cosiddetto radioattivo è costituito da atomi instabili, generalmente degli elementi più pesanti, che spontaneamente decadono in altre specie atomiche raggiungendo una maggiore stabilità. Questo cambiamento avviene tramite l’emissione di particelle, come nel decadimento alfa e beta, oppure tramite l’emissione di energia, ad esempio nel decadimento gamma.

                                                                                                                                                                                                                                                      Le particelle ionizzanti che costituiscono la radiazione possono danneggiare l’organismo sia interagendo direttamente con la catena del DNA, sia tramite un’interazione con le molecole d’acqua presenti nel nostro organismo con la successiva produzione di radicali liberi; questi ultimi sono estremamente reattivi e sono in grado di danneggiare le cellule e modificarne lo sviluppo. Gli effetti delle radiazioni sull’organismo rappresentano una delle questioni ancora aperte della radioprotezione. Il problema non si ha tanto in corrispondenza dei gravi incidenti nucleari quanto nel dire con certezza se piccole quantità di radiazioni abbiano o meno conseguenze sulla salute dell’uomo. È per questi effetti che le scorie radioattive devono essere tenute sotto controllo e stoccate seguendo procedure particolari.

Bisogna ricordare che i materiali radioattivi non hanno solo origine artificiale. Ogni giorno tutti noi riceviamo una naturale dose di radiazioni che deriva dai materiali presenti nel sottosuolo oppure da particelle provenienti dallo spazio. Arrivando a noi in quantità molto basse, la pericolosità di questi materiali è limitata in confronto alle scorie prodotte nelle centrali nucleari oppure negli ospedali o nelle industrie. In medicina, ad esempio, vengono utilizzati processi nucleari sia per la radioterapia che in campo diagnostico: le scorie che vengono prodotte negli ospedali consistono generalmente in indumenti da laboratorio, vetreria, siringhe, rivestimenti e materiale per la pulizia che entrano in contatto con il materiale radioattivo e diventano così contaminati. Nell’industria invece si hanno rifiuti leggermente radioattivi in seguito alle radiografie con le quali viene controllata la buona qualità dei pezzi fabbricati, ad esempio la bontà delle saldature.

Esistono diverse classificazioni delle scorie radioattive ad esempio a seconda della provenienza o del materiale di cui sono composte.  Tali classificazioni non sono un semplice esercizio per complicare le cose e hanno un’importanza fondamentale: a seconda della categoria, un materiale può essere considerato o meno pericoloso e quindi verrà trattato in modo particolare oppure no.

Il sistema raccomandato dalla IAEA (International Atomic Energy Agency) è quello che separa le scorie a seconda del grado di pericolosità: alto, medio o basso. Mentre quelle prodotte dalla fissione nucleare nelle centrali sono altamente radioattive ed estremamente pericolose, quelle che si producono nelle industrie o negli ospedali, hanno una radioattività media o bassa. Lo smaltimento dei vari tipi di scorie viene diversificato: per le prime sono necessari trattamenti particolari, per le altre basta un deposito temporaneo. Di come vengono conservate e smaltite le scorie radiottive ne abbiamo parlato poco tempo fa qui.

Livia Marin
Dopo la laurea in fisica presso lʼUniversità di Trieste ho ottenuto il Master in Comunicazione della Scienza della SISSA. Sono direttrice responsabile di OggiScienza dal 2014 e, oltre al giornalismo, mi occupo di editoria scolastica.

3 Commenti

  1. Buon articolo ma metterei in evidenza, anche se brevemente, la durata della pericolosità delle scorie radiattive: ad esempio il cesio diffuso nell’ambiente nell’incidente di Fukoshima ha un tempo di dimezzamento di 30 anni, vuol dire che ne servono almeno 150 perchè si riduca, in percentuale, significativamente. Il tasso di rischio di incidente in una centrale nucleare può essere anche basso, ma quando accade qualcosa i danni provocati sono enormi e duraturi.

    1. @Filippo: Giusta osservazione, ma qual è la durata della pericolosità delle scorie del termoelettrico, ad esempio mercurio, cadmio, arsenico, composti di azoto e zolfo… vogliamo considerare anche la CO2? per i metalli pesanti “infinita” è una durata su cui possiamo concordare?
      Bene, queste emissioni si hanno in quantità rilevantissime ogni giorno nel normale funzionamento di una centrale a carbone ed in misura significativa nelle centrali ad olio e a gas, quindi anche quando non accadono incidenti “i danni provocati sono enormi e duraturi”.
      A me non pare una scelta saggia quella (tedesca, ad esempio) di spegnere il nucleare per bruciare più carbone.

  2. Sul tema “se piccole quantità di radiazioni abbiano o meno conseguenze sulla salute dell’uomo” si discute sull’applicabilità del modello LNT (lineare senza soglia) che presuppone che qualsiasi dose, per quanto minima, esponga ad un rischio stocastico. E’ il modello utilizzato per prudenza, ma pare che le sue previsioni non corrispondano con le osservazioni di ambienti a radioattività ambientale elevata come Ramsar ed altre località o con le statistiche sulla salute dei lavoratori del settore nucleare o con l’esposizione alle radiazioni ionizzanti cui si sottopongono ogni giorno piloti, hostess e passeggeri http://nextbigfuture.com/2011/04/applying-union-of-concerned-scientist.html
    D’altra parte non sembra essere individuabile una soglia sotto la quale i meccanismi biologici di riparazione siano sicuramente in grado di aggiustare i danni cellulari provocati da radiazioni ionizzanti…

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