Referendum acqua: c’è chi dice NO

SPECIALE REFERENDUM – Ci siamo: i referendum del 12 e 13 giugno si avvicinano ed è il momento di ricapitolare le posizioni. Qui ci occupiamo dei quesiti sull’acqua, dando voce in prima battuta a chi si è sempre opposto ai referendum stessi e tra tre settimane starà a casa oppure andrà a votare NO. Nei prossimi giorni sentiremo chi è pronto a tracciare la sua croce sulle caselle del SÌ. Prima di entrare nel vivo, rivediamo i quesiti. Il primo chiede l’abrogazione del cosiddetto decreto Ronchi (articolo 23-bis della legge 133/2008), che ha reso obbligatoria (salvo rare eccezioni) l’istituzione di una gara a evidenza pubblica per l’affidamento della gestione dei servizi idrici o a imprenditori e società privati oppure a società miste pubblico/privato. Il secondo chiede l’eliminazione del criterio del profitto tra quelli che contribuiscono a definire le tariffe del servizio idrico. In realtà, nella presentazione delle due posizioni e nella discussione di merito, i due quesiti tendono in genere a essere considerati insieme.

“La vittoria del sì ai due referendum sull’acqua farebbe saltare per aria un equilibrio precario nella gestione delle risorse idriche che si è raggiunto a fatica negli ultimi anni , riportando l’Italia a una gestione prevalentemente pubblica, con tutti i grossi limiti che questo comporta. Con il mantenimento del decreto Ronchi, invece, si consentirebbe la prosecuzione di un processo di liberalizzazione altrimenti impossibile”. Parola di Carlo Stagnaro, direttore ricerche e studi dell’Istituto Bruno Leoni e tra i promotori del comitato Acqua libera tutti (politicamente trasversale). Stagnaro non ha ancora deciso che cosa farà il 12 e 13 giugno: “Dipenderà dall’affluenza. Se sarà alta, andrò anche io a dire il mio no; altrimenti resterò a casa”.  Annalisa Chirico, esponente radicale e altro membro del comitato, invece, andrà sicuramente a votare – “Il referendum è un istituto democratico e come tale va salvaguardato e non sabotato” – esprimendo due no convinti.

Ma perché “pubblico è male” (o, in altri termini, “privato è meglio”)? E perché non lasciare libera scelta agli enti locali sulla modalità di gestione (pubblica o privata) del servizio idrico, come era possibile prima del decreto Ronchi? “Perché la gestione pubblica non garantisce né trasparenza né efficienza e, di fatto, non presenta condizioni favorevoli per la partecipazione di privati, anche quando questa sarebbe teoricamente possibile”, chiarisce Stagnaro. Vediamo meglio.

“Servono due dati: al momento, per erogare ai cittadini 100 litri di acqua, dobbiamo prelevarne alle fonti 165 litri, con uno spreco del 39%. Per ammodernare la rete, occorrono 60 miliardi di euro. Ce le hanno, gli enti pubblici, tutte queste risorse?”, chiede Chirico. “Chiaramente non le hanno e recuperarle è difficile. Un aumento delle tariffe non sembra proponibile: quale sindaco vorrebbe chiudere il proprio mandato annunciando di aver aumentato le tariffe per l’acqua? Ecco uno dei problemi principali: in un sistema statalizzato, le tariffe vengono stabilite in base a criteri politici”. Chirico, inoltre, ricorda che le tariffe per il servizio idrico italiano sono tra le più basse d’Europa: “Una situazione che da sola alimenta gli sprechi: chi si preoccupa di risparmiare acqua, se tanto costa poco?”.

I “controrefendari” temono che l’unica via per recuperare risorse pubbliche sia quella della fiscalità generale, cioè delle tasse: insomma, acqua pubblica, ma con più tasse. “Chi sostiene il referendum in realtà ritiene che la copertura per un servizio idrico pubblico ci sarebbe, a patto di risparmiare tagliando spese inutili (citano il ponte sullo stretto di Messina) o con la lotta all’evasione fiscale. Però è una risposta che non sta in piedi”, precisa l’economista Armando Massarutto. “Pochi o tanti che siano, i soldi pubblici servono per finanziare altri capitoli di spesa: il welfare, l’istruzione, la ricerca, che non sono finanziabili altrimenti. L’acqua non può essere un ‘pasto gratis’ per tutti e sostenerlo è irresponsabile o disonesto”.

E i privati, in tutto questo? Non potrebbero avere un ruolo, anche senza che la loro partecipazione sia resa obbligatoria? “Il problema è che questo difficilmente avviene, perché senza alcuni limiti, come quelli posti dal decreto Ronchi, non ci sono incentivi per la partecipazione privata, che anzi rischia di essere in balìa del sindaco di turno. Oggi va bene, domani cambia il vento e chissà: chi può fare investimenti sereni in un contesto simile?”, domanda Stagnaro. Le parole chiave dei “controreferendari” sono liberalizzazione, efficienza e apertura al mercato e il loro punto di vista è che tutto questo non sia possibile, nei fatti, se si torna indietro, in una condizione che favorisce la gestione pubblica, “spesso politicizzata e clientelare” dice Chirico, a quella privata. “Al contrario, bisogna mettersi in una condizione in cui al momento dell’affidamento della gestione del servizio si valutano in modo trasparente le varie proposte, scegliendo quella che sembra garantire la massima efficienza, con tariffe adeguate. Certo, queste tariffe potrebbero anche essere più alte di quelle attuali, ma non dimentichiami che il servizio costa, che ci vogliono forti investimenti per mantenerlo. L’importante, è che ci sia un collegamento diretto e trasparente tra questi investimenti, i risultati ottenuti e le tariffe””.

In realtà i controreferendari non ritengono che il decreto Ronchi sia la migliore delle leggi possibili, anzi: “è sicuramente migliorabile”, dichiara Chirico. Però, secondo la loro posizione, è comunque un punto di partenza fondamentale. Anche perché, ricordano, non riguarda solo l’acqua, ma anche altri servizi locali, come la gestione dei rifiuti o i trasporti, che ugualmente traggono beneficio da un sistema di gare obbligatorie per società private o miste. “Detto questo”, conclude Chirico, “in un sistema aperto ai privati occorrerà mettere in campo anche sistemi di controllo che vigilino sulla correttezza dei gestori e sull’efficienza delle soluzioni proposte”.

Valentina Murelli
Giornalista scientifica, science writer, editor freelance

27 Commenti

  1. Finalmente si comincia a sentire anche qualche voce per il no: finora pareva un referendum contro qualcosa di improponibile come il cannibalismo…
    Penso che l’ente pubblico indice una gara in cui può mettere nel bando tutti i paletti che vuole sull’operato del futuro concessionario, quindi può imporre un certo numero di fontanelle, i tubi di colore rosa a pallini gialli, la gratuità dei primi 3 metri cubi al mese per ogni contatore, una tariffazione a fasce che contrasti gli sprechi, un premio per la qualità della depurazione e via così… e se i privati lo trovano troppo oneroso resterà solo la società pubblica a gareggiare.
    Tra l’altro a parità di efficienza i privati devono aggiungere un x% a tutti i costi vivi, dato che puntano al profitto, quindi tutta questa paura del confronto da dove arriva?
    Forse arriva dall’inefficienza conclamata della gestione pubblica?
    Giorni fa una squadra è intervenuta per una perdita. Erano sul posto alle 10:30, ma l’intervento programmato per il mattino l’avevano già fatto, quindi prima di iniziare il successivo aspettavano che arrivasse il pomeriggio… Sulla stessa via, 10 metri più in là, c’erano due allacciamenti da realizzare, ma “competono alla squadra allacciamenti, noi siamo la squadra guasti”.
    A me pare che si possa far meglio.

    E riguardo al ripianare le perdite delle società dell’acqua pubbliche con la fiscalità generale io sono totalmente contrario: al di là dei casi sociali chi consuma deve pagare. Non si farà mai risparmio d’acqua finché la bolletta la paga qualcun altro.

  2. Una delle proposte correnti per la gestione dell’acqua privatizzata consiste nel legare le tariffe del servizio all’ammontare degli investimenti fatti dal gestore; l’unico obiettivo sembra quello di garantire dividendi agli azionisti.

    All’estero questo approccio ha prodotto fenomeni visibili, quali le rivolte per l’acqua sudamericane. In Italia, già mi immagino i solerti amministratori che gonfiano le spese in appalti truccati e per conseguenza ottengono anche di poter incrementare le tariffe…

    I prossimi anni vedranno un duro ritorno alla tecnica delle gabelle medioevali, con relativo impoverimento della popolazione ed arricchimento di un manipolo di delinquenti. L’esito è ovvio.

    1. “Per ammodernare la rete, occorrono 60 miliardi di euro. Ce le hanno, gli enti pubblici, tutte queste risorse?”
      E chi è quel privato che investirebbe tale somma senza aumentare le tariffe?
      Votando NO, che legge si autovota per affermare che i privati saranno obbligati a non gonfiare le spese e a effettuare veramente i lavori di modernizzazione?

    2. Guarda che è già così. Il metodo tariffario nazionale prevede (e così è applicato) che la tariffa sia costrutita per pagare tutti i costi: quelli operativi e quelli degli investiementi. Già il CIPE, quando ancora le faceva lui le tariffe, predicava il raggiungimento della copetrura totale dei costi.
      Il rischio della gestione pubblica, lo abbiamo visto in questi anni, è di restare indietro con lo sviluppo delle infrastrutture. Nella loro breve vita le ATO hanno dovuto costruire piani di investimento per adeguare centanaia di depuratori e mettere a posto migliaia di chilometri di fognature che i Comuni, che non avevano i soldi perchè non volevano aumentare le tariffe, hanno trascurato. Provate a spulciare i documenti ufficiali che si trovano anche in internete vedrete quante regioni d’Italia sono prossime a riceve una bella multa per infrazione delle norme comunitarie in materia di adeguamento dei depuratori.

  3. due piccole considerazioni
    1- aumentare le tasse per avere un servizio pubblico o aumentare le tariffe per avere un servizio privato. Non so quale costi meno. Forse in un caso si favorisce la retorica della sinistra e nell’ altro la retorica della destra.
    2- Siamo sicuri che il privato in italia funzioni meglio del pubblico? E’ un vero privato o un pubblico mascherato o un privato che guadagna sul pubblico? Un privato deve per esistere fare profitto. Un pubblico no. Alla fine la differenza economica sul costo del servizio esiste a meno che i soldi non li metta comunque lo stato. Le pulizie sui sono un ottimo esempio di passaggio da pubblico a privato. Maggiori costi e minor servizio

  4. Francamente una posizione del genere la trovo molto più convincente, rispetto alla posizione “pro-pubblico-a-tutti-i-costi” che trovo molto ideologica e che non tiene affatto conto delle realtà ben collaudate in altri paesi europei

  5. Non mi sembra che l’articolo prenda in considerazione un importante fatto ossia che non abbiamo nessuna certezza che il privato migliorerebbe stabilmente le cose. Esperienze all’estero sembrano dimostrare che dove ci si è affidati ai privati questi non hanno investito gli utili sulla manutenzione ma casomai hanno accresciuto i costi con redditizi impianti aggiuntivi di depurazione inoltre hanno differenziasto gli investimenti in campi diversi come l’edilizia. Sono emblematiche alcune città della Francia tra cui Parigi dove si sono accorti che era stata privatizzata anche tutta la conoscenza relativa alla distribuzione delle acque con scarsa possibilità di controllo da parte pubblica. Il ritorno alla gestione pubblica, a Parigi, sembra sia stata caratterizzata da maggiore manutenzione, migliore qualità e minori costi. Inoltre è dimostrabile uno scambio di cariche dirigenziali tra queste ditte ( multinazionali al momento) e organi di governo e questo non mi sembra profumi di pulito. Personalmente ho davanti una privatizzazione che vi invito a giudicare: le ferrovie sono più sicure e più efficienti di prima della privatizzazione? Sempre all’estero possiamo pescare esempi in cui la gestione pubblica ha portato a circuiti virtuosi di cui tutti ora beneficiano. Ad esempio mi pare che a Bonn ( a gestione pubblica) ai rubinetti arrivi acqua che non necessita di depurazione neppure batteriologica ( non clorano, non ozonizzano ecc) perchè gli impianti sono efficienti e già decenni indietro ci sono state iniziative politiche tali che in tutte le aree di captazione è stata incentivata l’agricoltura biologica ora estesa su le intere aree così l’acua parte pulita e tale arriva. Non mi risultano operazioni simili private. Anche io tendo ad essere sfiduciato nei confronti della nostra capacità di gestire pubblicamente il patrimonio della nostra Repubblica ma mi sembra abberrante l’idea che dobbiamo farci gestire da privati. Spesso in Italia tendiamo a “fare i furbi” ma credo che se vogliamo possiamo anche essere intelligenti. ct.

  6. Ognuno ha le sue opinioni e punti di vista, tutti assolutamente rispettabili, specie quando queste vengono esplicate senza cadere vittime di facili pregiudizi o ideologie preconcette. Mi auguro solamente che il 12 e 13 giugno vadano a votare più del 50% degli aventi diritto: da troppo tempo ormai i referendum abrogativi in Italia finiscono col fallire e sarebbe ora di spezzare la catena…

  7. @ fausto / fardiconto : un investimento _deve_ avere dei ritorni, sia che sia pubblico che privato, altrimenti non è un investimento. E se il denaro, viste le casse vuote degli enti pubblici, viene da un prestito bisognerà pagarci sopra degli interessi. Ora la misura fissata del 7% è forse eccessiva, ma la logica mi pare stringente.
    Sul resto del tuo discorso c’è da dire che se non si ha fiducia nella capacità del pubblico di controllare il gestore privato a rigor di logica non si dovrebbe neppure aver fiducia nella sua capacità di controllare il gestore pubblico… ed infatti le poltrone degli enti pubblici pare non siano tutte assegnate con logiche meritocratiche…

    @Eraldo Raviolo: Se il privato riesce a dare lo stesso servizio (e per definire la qualità del servizio acqua i parametri da scegliere sono tanti e tutti piuttosto ben misurabili) ad un costo inferiore per la collettività vincerà la gara, altrimenti la vincerà il gestore pubblico.

    @claudio taverna
    “affidati ai privati questi non hanno investito gli utili sulla manutenzione ma casomai hanno accresciuto i costi con redditizi impianti aggiuntivi di depurazione inoltre hanno differenziasto gli investimenti in campi diversi come l’edilizia”
    A parte l’utilità della depurazione mi pare che il problema sia chi controlla, come per il caso delle concessioni autostradali…
    “scambio di cariche dirigenziali” esattamente come per le società dell’acqua pubblica. Pare che il problema di controllare sia lo stesso… forse la questione più urgente sarebbe avere un organo di controllo con poteri sanzionatori?

  8. nonostante sia per il si’, sono contento che finalmente sia data voce anche al no. cio’ detto, sono convinto che anche questa volta non si raggiungera’ il quorum.

      1. facciamo che ognuno è libero di fare ciò che credo meglio.tanto votare o non votare è sempre votare.se stai a casa hai votato no. non esiste il forse. l’indiferrenza fa voto.

  9. Giuste considerazioni n questo post.

    Purtroppo, si è mai vista una gestione data ai privati (quali privati? gli amici degli amici, ovvio) che poi sia stata degnamente controllata dalle autorità preposte a questo scopo. Che lavoro hanno fatto in questi anni tutte le Authority oltre a chiudere gli occhi per favorire gli aumenti tariffari nei vari settori?

    Il libero mercato non esiste, specie in questo paese. Dunque, di cosa stiamo parlando?

  10. Qui già è privata l’acqua, la società è una partecipata pubblica e viene usata per piazzare i soliti allocchi nel periodo precedente alle elezioni, che poi vengono puntualmente mandati a casa poco dopo, oppure per assegnare posti dirigenziali ai finanziatori delle campagne elettorali dei politici, e tutto ciò allegato ad un aumento medio delle bollette per tutti, mentre alcuni “casualmente” non pagano niente.

  11. Il rischio e’ quello di avere un organo di controllo pubblico che non fa bene il suo mestiere e un privato che ne approfitta.
    La efficienza e’ figlia della concorrenza. Ma la concorrenza scatta quando il vero “‘organo di controllo” e’ il consumatore finale, che deve poter scegliere in ogni momento di rivolgersi ad un altro fornitore del servizio.
    Ottenere questo risultato quando si parla di acqua e’ difficile (ma non impossibile).

  12. sinceramente non capisco perchè molti continuino a far propaganda politica sulle nostre tasche. Qui non si tratta di destra o sinistra ma dei nostri soldi e di scegliere fra il ladrocinio dei privati e l’inefficienza del pubblico.
    In toscana l’acqua è già privatizzata, ad opera, guardacaso delle giunte di sinistra che “pescano” a piene mani nelle AATO, in Publiacqua ecc.
    Lo scorso anno ci hanno TRIPLICATO il deposito cuzionale e in una mossa l’azienda privata Publiacqua si è autofinanziata per circa 20 milioni di euro (con un click!)
    Questo è il privato in Italia!
    Io sono di DESTRA ma voterò SI per L’ACQUA PUBBLICA.

  13. il ritorno del quesito sul nucleare avrà un effetto opposto…i favorevoli infatti (circa il 30%) potrebbero sommarsi agli astensionisti a priori (circa 40%) e sarebbe semplice far saltare tutto. Sinceramente sono per il fallimento di questo quesito abrogativo ma è triste vedere gente che invoca l’astensione mentre in mezzo mondo stanno morendo per conquistare il diritto a votare. Il limite del quorum sarebbe da superare, chi si interessa decide anche per gli altri.

    1. Eliminare il quorum:
      il problema è che vantaggi e svantaggi possono non essere simmetrici, quindi ad un quesito che può portare un grosso vantaggio a 3 milioni di elettori e piccolo svantaggio a 20 milioni di elettori i primi 3 saranno molto motivati ad andare a votare e ci andranno quasi tutti, gli altri 20 lo saranno meno e magari di loro solo il 10% andrà alle urne. Non è detto che ciò corrisponda al bene comune.
      A me dispiace che si arrivi a spendere molti soldi per far votare tutti su una questione che sarebbe dovuta essere delegata ai nostri ben pagati rappresentanti, ma diversamente dalle elezioni, in cui credo che l’assenza di candidati votabili dovrebbe spingere il cittadino a candidarsi in prima persona, credo che per i referendum anche l’astensione sia un diritto ed equivale a votare per “non credo che la risposta degli elettori su questo quesito possa contribuire al bene comune”.

  14. Non ci capisco molto. La cosa che non mi quadra (se ho capito il giusto) è che possono partecipare alle gare solo imprese private o in cui il pubblico abbia solo una quota di minoranza. Questa mi pare una regola contro la gestione pubblica che non ha n fondamento valido.
    Per quanto riguarda i referendum il quorum ci deve essere, ma molto più basso il 25% o, al massimo il 33%, in modo da evitare:
    a) che decida una piccola minoranza (che so il 10 o il 20% dei cittadini)
    b) che si sommi il voto contrario all’astensionismo per fare maggioranza.
    Se il 30% dei cittadini è favorevole all’abrogazione di una legge e gli altri cittadini non votano è giusto che la legge sia abrogata. Ma sono sicuro che, se la regola fosse questa l’affluenza salirebbe ai valori normali per le elezioni (fra il 60 e l’80%) e tuta la discussione finirebbe.

    1. Comma 2 dell’articolo 23 bis:
      2. Il conferimento della gestione (non la proprietà) dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria, a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica

      —>Qualsiasi società, senza obblighi sulla proprietà

      e all’art.9
      I soggetti affidatari diretti di servizi pubblici locali possono comunque concorrere alla prima gara svolta per l’affidamento, mediante procedura competitiva ad evidenza pubblica, dello specifico servizio già a loro affidato
      —> Cioè la società pubblica che finora ha fornito l’acqua potrà continuare a farlo

      Riguardo ai quorum:
      Credo che si possa sostenere che nella legge in vigore che il referendum vuole abrogare la maggioranza ha già “espresso la sua opinione” tramite i rappresentanti eletti in parlamento.

    1. video che a mio avviso fa altra disinformazione…
      L’unica cosa su cui sono d’accordo è che, purtroppo, sia che vinca il si che il no le cose per gli utenti non cambieranno di molto.
      Prova ne è che in Toscana le giunte rosse (si sinistra) sono state quelle che hanno già privatizzato l’acqua (ovviamente intendo la gestione e non la molecola H2O … sempre a proposito delle precisazioni del vostro video) per la quota del 40 alla multinazionale francese Suez. Risultato che abbiamo i prezzi più alti d’italia, ci hanno triplicato il deposito cauzionale autofinanziandosi per circa 20 milioni di euro) e gli investimenti sulla rete ci sono, ma per il minimo indispensabile.

      Inoltre questa storia delle perdite, che l’acqua dispersa è PERDUTA (…) e che è un danno per il sistema ecologico… Non avete studiato a scuola il ciclo dell’acqua?
      Da milioni di anni l’acqua è liberamente PERDUTA dalle nubi, dai ruscelli e dai fiumi fino al mare senza causare alcun danno ecologico, almeno fino a quando noi uomini cosiddetti civilizzati non ci abbiamo versato rifiuti, veleni e magari scorie radioattive.

      Sarebbe bello che la gestione dell’acqua fosse COSA PUBBLICA e che le aziende facessero il loro business in altri campi, auto, moda, magari col VINO! ma non sulla pelle dei poveracci.

      E poi riguardo il nostro STRATOSFERICO DEBITO PUBBLICO dovrebbero forse ripianarlo le famiglie con un o stipendio di 1000 euro al mese e 4 persone da mantenere?
      Niente da dire sui famosi parlamentari che per 1 SOLO GIORNO di presenza (ce ne sono 3) percepiscono un vitalizio di 3600 euro mensili? e degli stipendi dei politici a tutti i livelli?
      E’ UNA VERA VERGOGNA!
      sia a destra che a sinistra manca davvero la dignità.

      1. @Napo: io ho apprezzato il video ma mi riservo di sentire altre fonti (visto che siamo in tema di acqua..). Se la gestione diventerà privata non faranno della beneficenza, ma sarà sempre il sistema politico che dovrà mettere paletti ed esercitare i controlli. Sui politici un minimo di influenza la possiamo comunque avere. Temo che se la gestione resta pubblica tenderà ad autoperpetuarsi indipendentemente dal colore politico delle amministrazioni e sarà molto più difficile incidere.
        Sul ciclo dell’acqua direi che un conto è se nelle falde ci finisce la pioggia ed un conto è spendere soldi (+energia e CO2) per estrarre, depurare e pompare acqua in una rete colabrodo.

  15. @Napo: se non lo hai ancora fatto leggi il commento di TheDoctor riguardo al danno ecologico.
    @Punto Lib: video fatto veramente bene, mi piacerebbe sempre che l’informazione venisse fatta con questo stile, d’altro canto mi riservo anch’io di sentire ulteriori campane, anche se non ho molta fiducia su chi detiene potere in Italia, sia pubblico che privato, per non parlare quando poi lo gestiscono assieme, nulla di peggio.
    In più le privatizzazioni valgono in mercati competitivi e qui la questione è ardua. Mah, dubbio amletico!
    Comunque andate a votare tutti altrimenti sì abbiam buttato via denaro pubblico per l’ennesima volta.

  16. Io sarei anche d’accordo a lasciare la gestione del servizio idrico in mano ai privati, ma a dei veri privati. Abito in toscana e faccio l’esempio della società che qui gestisce la fornitura di acqua: Publiacqua, i cui propietari sono:
    60% pubblico (Comuni)
    40% una società che si chiama Acque blu fiorentine.
    Credete che quest’ultima sia di un privato? Assolutamente no. Il 69% è dell’ ACEA (51% della quale è del comune di Roma), 23% della GDF Suez (il cui maggiore azionista è lo stato francese), 8% Montepaschi (banca controllata da una fondazione a maggioranza pubblica).
    Eppure Publiacqua è già in regola con il decreto Ronchi, quindi mi viene da chiedermi: ma di cosa stiamo parlando?

  17. @Thedoctor e @ele
    apprezzo entrambe le precisazioni e sono d’accordo, per il danno ecologico è vero, avrei dovuto precisare meglio, ad esempio che (in teoria) equivale ad una bestemmia (ecologicamente parlando) buttare 10-15 litri di buonissima acqua potabile per ogni scarico dello sciacquone quando con una più oculata progettazione si potrebbe riusare l’acqua già utilizzata per lavarsi o quella della lavatrice. Ma questa è solo teoria perchè il nostro stile di vita occidentale ormai è questo. Provate a segnare a casa vostra tutte le volte che tirate lo sciaquone in un giorno e quanta acqua potabile sprechiamo per questo, o per lavarsi i denti col rubinetto tutto aperto, per le nostre lunghe docce ecc. ecc.. Sapete che il consumo medio procapite di acqua in Africa è di circa 12 litri mentre da noi oltre 200 e in USA quasi 700? Pensate che alle multinazionali cosiddette private (brava Elen, hai fatto una precisazione molto pertinente) che gestiscono l’acqua importi di questi nostri vergognosi sprechi? CERTO CHE NO perchè su questo stile di vita “sprecoso” loro lucrano. Invece le perdite dell’acquedotto e la famora “rete colabrodo” sono tanto evidenziate perchè a queste non corrispondono introiti. Io non voglio far polemica fra di noi e sono d’accordo più o meno con le giuste precisazioni di tutti. Però ricordiamoci che:
    1) no siamo in un regime di libero mercato ma di MONOPOLIO
    2) i privati non sono poi privati ma partecipate in cui i comuni hanno forti percentuali
    3) la distribuzione dei dividendi sugli utili delle cosiddette aziende private è di fatto una nuova gabella che i sindaci dei comuni incassano sulla nostra pelle (ecco perchè il sindaco di Firenze è favorevole al no … avendo incassato due milioni di euro dalla gabella di Publiacqua visto che ne ha il 21% )
    4) nessuno garantisce che in tal modo, conoscendo i soliti furbetti del quartierino, gli utili delle aziende multinazionalpubblicoprivate venga utilizzato per risanare la rete idrica o non sia piuttosto, come già è, l’ennesima gabella.
    In teoria quindi tutti hanno ragione, ma in pratica, siccome siamo governati da ladroni (destra e sinistra si sono dimostrate in questo perfettamente uguali e interscambiabili) molto meglio mettersi le mutande di latta…

  18. […] dei nostri lettori. Fra i più letti infatti (entrambi vantano circa 18 mila letture) troviamo “Referendum acqua: c’è chi dice NO, sulla privatizzazione dell’acqua”, e “Tutte le bugie delle banche private del cordone”, un’importante inchiesta sulle […]

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