Tutte le bugie delle banche private del cordone

Come mai in Italia una mamma non può tenere per sé il cordone del proprio bambino? Semplicemente perché non ha senso, è la risposta unanime della comunità scientifica.

Aggiornamento 16 maggio 2016
Poiché continua a essere una valida fonte di informazioni, questo articolo viene ancora largamente letto e condiviso dai nostri lettori e ospita un acceso dibattito tra i commenti. Precisiamo tuttavia che non è recente, ma è stato scritto nel 2011. Si è aggiudicato un EU Health Prize for Journalists per il suo valore informativo e il premio giornalistico Riccardo Tomassetti “Per aver affrontato con apprezzabile chiarezza e rigore scientifico un argomento estremamente controverso, in cui scarsa informazione e interessi economici offuscano la realtà oggettiva dei fatti”.

SALUTE – In questo momento, decine di migliaia di donne col pancione se lo stanno chiedendo. Che ne farò del cordone ombelicale quando arriverà il grande giorno? Buttarlo via è un peccato: ogni goccia di sangue del funicolo che lega il feto alla placenta è ricchissima di cellule staminali emopoietiche, cellule “bambine” non ancora specializzate in grado di rigenerare tutte le cellule del sangue, globuli rossi, bianchi, piastrine, e virtualmente ricostruire ogni tessuto del corpo. Sarebbe cosa buona e giusta raccoglierlo. D’altronde, non tutte le sale parto ospedaliere sono attrezzate (circa 300 i reparti di ginecologia e ostetricia che offrono il servizio) e purtroppo la gran parte delle unità di sangue cordonale che le mamme potrebbero voler donare vengono perdute, perché non hanno la qualità idonea per un futuro trapianto. Di contro, ci sono le banche private del cordone, società estere con una trentina di filiali in tutta Italia. Hanno siti web patinati, sono efficientissime e offrono tutta l’assistenza che un genitore può chiedere. Permettono di “chiudere in cassaforte” il cordone ombelicale del bebè, per 20-25 anni, crioconservarlo in azoto liquido a -197 °C e recuperarlo immediatamente nel caso in cui il piccolo dovesse averne bisogno.

È la cosiddetta conservazione “autologa”, a uso e consumo personale del neonato. È vietata in Italia (a meno di non rivolgersi, appunto, a società estere), eppure va molto di moda. Più di 60 mila genitori negli ultimi dieci anni hanno spedito a San Marino, in Svizzera, Belgio, Germania o Gran Bretagna il cordone del neonato. Perché – viene detto loro – se un giorno il bimbo dovesse ammalarsi di tumore, leucemia o linfoma, talassemia e altre terribili malattie “potenzialmente curabili”, come sclerosi multipla, diabete, paralisi, distrofia muscolare, potrà utilizzare le sue cellule staminali come “pezzi di ricambio”. La paura fa novanta. E tanti accettano di sottoscrivere quella che viene presentata come “un’assicurazione biologica”, al prezzo di circa 2mila euro tutto compreso. Nemmeno tanto. Peccato che le cose non stiano così.

Sul business dei cordoni ombelicali (che dai primi anni 2000 a oggi ha fruttato almeno 150 milioni di euro) è intervenuta anche l’Antitrust. Sei banche private del cordone (Smart Bank, Cryosave Italia, Futura Stem Cells, Future Health, Sorgente e Crylogit Regener) sono finite nel mirino dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato per pubblicità ingannevole. In particolare, il provvedimento chiede di rettificare bugie e omissioni riguardanti: tempi di conservazione delle sacche cordonali (garantiti fino a 20-25 anni, mentre la letteratura scientifica fissa il limite a 15-16 anni), reali applicazioni terapeutiche del trapianto autologo, numero di trapianti autologhi effettivi e procedure per il rientro dei campioni.

Ma come mai in Italia una mamma non può tenere per sé il cordone del proprio bambino? Semplicemente perché non ha senso, è la risposta unanime della comunità scientifica. “Tutti i dati disponibili dimostrano che questa pratica manca di consistenti basi scientifiche ed è sostanzialmente inutile per il donatore”, spiega Licinio Contu, genetista e presidente di Adoces, la Federazione italiana associazioni donatori cellule staminali emopoietiche che ha appena pubblicato il rapporto Adoces 2011 sul dibattito del sangue cordonale. Vediamo di capire.

Nel nostro paese, secondo quanto stabilito dalla legge, sono possibili solo la donazione eterologa, con la quale si dona il cordone ombelicale a beneficio della collettività, proprio come avviene per le donazioni di sangue, e la donazione dedicata, ovvero riservata al proprio neonato o un consanguineo per quelle famiglie ad alto rischio di malattie genetiche o che hanno già un bimbo malato. Sia la donazione eterologa che quella dedicata sono gratuite, a carico del Servizio sanitario nazionale e vengono gestite da una rete di 19 banche pubbliche. L’unico divieto, quindi, riguarda la conservazione “egoistica”, quella autologa. Non è una questione morale né ideologica. D’altronde, ci sarà un motivo se delle 60 mila sacche di cordone ombelicale esportate, nessuna è finora rientrata in Italia per essere trapiantata al bambino donatore o a un suo familiare, mentre delle 30.000 unità donate dalle mamme italiane a scopo solidale ne sono state utilizzate più di mille per trapiantare pazienti italiani ed stranieri.

La spiegazione è presto detta. Le staminali emopoietiche del cordone sono utilizzate con successo per cinque categorie di malattie: leucemie, linfomi (Hodgkin e non Hodgkin), anemie (talassemia, anemia falciforme), immunodeficienze e malattie metaboliche. Nel caso in cui il bimbo sviluppi una di queste patologie, sarebbe da pazzi utilizzare le sue stesse cellule per il trapianto, perché il difetto cellulare potrebbe essere presente sin dalla nascita e provocare una recidiva. Per di più, il trapianto è più efficace quando le cellule non sono compatibili al 100%. In questo caso, quindi, la conservazione autologa sarebbe stata vana. Un’altra possibilità è che un bimbo sano, di cui è stato conservato il cordone, abbia un fratellino malato. In questa circostanza le sue staminali potrebbero rivelarsi molto utili. Già, ma quante volte succede?

Se in famiglia non vi sono casi precedenti di leucemie o altre malattie genetiche (nel qual caso è prevista la donazione dedicata del sistema sanitario pubblico), la probabilità di utilizzare il cordone depositato in una banca estera è di una su 20.000 nei primi 20 anni di vita, ovvero lo 0,005%. Persino in questo caso rarissimo, ci sarebbe solo una probabilità su quattro che due fratellini siano compatibili per il trapianto. Al contrario, le chances di trovare un’unità di sangue cordonale nelle banche pubbliche sono straordinariamente alte, dell’ordine del 75-80% e i tempi d’attesa non superano le 3-4 settimane. Insomma, la conservazione autologa non sembra proprio un grande affare. “È un affare molto vantaggioso solo per le banche stesse”, ribatte Contu.

C’è chi replica: la scelta della conservazione privata va considerata un investimento sul futuro. Una scommessa, insomma, sui progressi della ricerca scientifica. In effetti ci sono numerose sperimentazioni in corso per l’impiego delle staminali emopoietiche per lesioni spinali, infarto, ictus, Parkinson, Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica… Sono stati riportati casi aneddotici di bimbi affetti da paralisi cerebrale che hanno mostrato miglioramenti dopo il trapianto autologo di staminali emopoietiche. È incoraggiante anche che l’infusione di cellule del cordone per il diabete di tipo 1 non abbia evidenziato grossi effetti collaterali. Tuttavia, gli studi sono solo all’inizio e ci vorranno ancora parecchi anni per avere risultati certi. Allora, forse sì, quello che non è curabile oggi lo sarà domani. Al momento, però, far credere che le staminali del cordone siano o possano diventare una panacea per tutti i mali è solo una strategia di marketing. Falsa, per giunta.

Ognuno, poi, ha il sacrosanto diritto di scegliere. Ma c’è un’obiezione etica forte con cui fare i conti. Se tutte le mamme, allo stato attuale delle evidenze scientifiche scegliessero la conservazione autologa, si assisterebbe a una riduzione della disponibilità di sangue cordonale per i trapianti allogenici. E molti bambini sarebbero privati di una terapia salvavita. Una terapia che esiste, ma è chiusa in qualche banca privata all’estero. E lì resterà inutilizzata. Se fossimo una mamma in dolce attesa, insomma, non avremmo dubbi: sceglieremmo di donare.

68 Commenti su Tutte le bugie delle banche private del cordone

  1. Mariangelo Cossolini // 26 ottobre 2011 alle 17:01 // Rispondi

    Nella nostra Azienda Ospedaliera, gli Ospedali Riuniti di Bergamo, la raccolta solidaristica e dedicata del sangue cordonale e’ attiva H24, sete giorni su sette, tutto l’anno, festiivita’ comprese.
    E’ senza razionale scientifico bancare i sangue per se stessi ed e’ un atto di egoismo che priva qualcuno di una possibilità di salvezza con un trapianto. Piu’ sacche saranno disponibili, più possibilita’ ci saranno per i malati.Cordiali saluti
    Dott. Mariangelo Cossolini
    Responsabile
    U.S.S.A. Coordinamento Prelievo e Trapianto d’organi e Tessuti
    Area della Provincia di Bergamo
    Direzione Medica di Presidio
    Azienda Ospedali Riuniti di Bergamo

    • infatti ci sono copppie che lo donerebbero volentieri, ma per via del fatto che hanno effettuato fecondazione eterologa, questa possibilita’ e’ loro vietata…peccato, no?

    • massimo m. alosi // 23 dicembre 2014 alle 2:22 // Rispondi

      Gent.li Tutti, Mamme e colleghi,
      sono un pediatra e vi sconsiglio vivamente di sottrarre il sangue di vostro figlio per qualunque motivo conservazione autologa o donazione eterologa. I motivi sono davvero tanti e nessuno ve ne ha mai parlato. Se le cellule staminali sono così preziose, e lo sono davvero, perchè non lascierle assumere a vostro figlio alla nascita? Se sul consenso informato ci fosse scritto “sangue neonatale”, com’è nei fatti, piuttosto che “sangue da cordone ombelicale” firmereste il consenso al salasso del vostro neonato? I punti incontrovertibili sono i seguenti: il sangue contenuto nella placenta (lato neonatale), nel cordone ombelicale e nel feto sono prodotti solo ed esclusivamente dal feto/neonato, il parto si può definire naturale e concluso (secondo l’ostetricia e la medicina legale) solo dopo il secondamento, se si attende sempre il secondamento le quantità di sangue disponibili contenute nel cordone ombelicale per la conservazione/donazione sono nulle, minime od insufficienti. Il sangue contenuto nel cordone ombelicale è una riserva di sangue neonatale che serve al piccolo ad adattarsi meglio alla vita extrauterina, non è in più. Mi dispiace che molte mamme sono state tratte in inganno da queste campagne pubblicitarie martellanti ma vi assicuro che fra qualche anno qualche solito pierino dirà che ogni ml di sangue neonatale assunto alla nascita garantirà tot anni di vita in buona salute proprio per l’assunzione alla nascita del corrispondente quantitativo di cellule staminali. Non fatevi ingannare, se veramente volete bene a vostro figlio chiedete all’ostetrica di recidere il cordone ombelicale solo dopo il secondamento od anche dopo ancora, a parto ormai concluso.
      saluti
      dott. massimo m. alosi

  2. Ottimo articolo. E’ un argomento dibattuto e presto me ne occuperò come blogger. Le banche private aumentano di numero ma non sanno rispondere ai quesiti che noi medici poniamo di fronte alle giuste obiezioni che sorgono a proposito delle donazioni autologhe. Serve chiarezza ed informazione al pubblico.
    Ultimamente le USL hanno inserito una sorta di ticket per chi vuole eseguire la conservazione autologa del sangue cordonale ma anche questo non sembra scoraggiare chi ne è convinto.
    Ci sono però due cose da precisare (piccole):
    1) E’ bene parlare di “sangue cordonale” non di “cordone”, il cordone non si conserva, finisce nell’inceneritore.
    2) Nel totale delle donazioni, quelle private sono davvero la minoranza.

    Ciao!

    • massimo m. alosi // 20 dicembre 2014 alle 19:10 // Rispondi

      La vera e sacrosanta affermazione è: sangue neonatale. Il sangue contenuto nell’unità feto placentare è prodotto dal feto e serve al feto/neonato. La conservazione autologa o la “donazione” eterologa priva il neonato del suo sangue che altrimenti assumerebbe se si ritardasse o non si effettuasse il clampaggio e la recisione del cordone ombelicale. Se il parto avvenisse veramente in modo naturale cioè se si attendesse il secondamento (fuoriuscita della placenta) prima di effettuare clampaggio e recisione del cordone ombelicale la quantità di sangue disponibile per conservazione o donazione sarebbe minima ed assolutamente insufficiente, questo è l’unico vero dato incontrovertibile ed inconfutabile che il sangue è sempre e solo neonatale e non di altri soggetti. Badate che dal un punto di vista strettamente medico legale il parto non può definirsi concluso se non dopo il secondamento quindi qualunque atto effettuato prima di tale tempo (clampaggio, recisione), in accordo con quanto stabilito dall’OMS, va giustificato se realmente necessario ed obbligatorio e non praticato a casaccio. Sono un pediatra e sconsiglio vivamente di conservare o donare il sangue dei neonati ma al contrario se si vuole vivere un parto veramente naturale e fisiologico bisogna chiedere all’ostetrica di attendere il secondamento con il cordone ombelicale ancora intatto.
      saluti
      massimo m. alosi

  3. Ottimo articolo ma troppo di parte…
    sono anche io un medico, sono una ginecologa, ed ero totalmente contraria alla conservazione finchè non mi sono informata meglio e non ho iniziato a leggere bene la letteratura e le leggi non capendo perchè nel resto del mondo alla fine fosse permesso e da molti colleghi anche autorevoli con pubblicazioni importanti all’attivo incoraggiata…purtroppo nel sistema pubblico non è tutto oro quello che luccica e noi che siamo tutto il giorno in reparto lo sappiamo bene…trovo quanto meno immorale consigliare cosa scegliere alle mamme, perchè se donando….visto che spesso come sappiamo bene, i limiti di cut off e molte altre problematiche fanno in modo che i campioni non vengano accettati… se fra 10 anni una delle mie mamme convinta da me a donare e senza il suo campione avesse un problema di salute non con il figlioletto ma con un fratellino (il classico caso di donatore famigliare per cui in Italia grazie alla donazione dedicata abbiamo circa il 21% dei trapianti europei tra consanguinei) e non avesse il campione da parte e questo non fosse disponibile in una banca pubblica perchè 5 ml sotto il cut off e quindi scartato…di chi sarebbe la colpa? mia perchè ho ascoltato senza pensare le direttive ministeriali? lo sapete che sulle leggi che regolano i costi di cessione degli emocomponenti una sacca di sangue cordonale donato vale ben 17 000 euro? questo mi ha davvero inorridito, perchè per anni ho creduto nella buona fede di chi mi convinceva e consigliare di donare! colleghi non schieratevi perchè ci carichiamo di responsabilità troppo grandi…la donazione e la conservazione, entrambe e solo le giuste informazioni senza partecipare alla guerra tra pubblico e privato poi le nostre gravide sceglieranno in autonomia…
    buon lavoro a tutti
    Luisa B

    • Mariangelo Cossolini // 27 ottobre 2011 alle 11:05 // Rispondi

      Cara Collega, le normative Italiane per le caratteristiche di cellularita’ e quantita’ del sangue cordonale sono molto severe proprio perche’ e’ inutile illudere una mamma che qualunque quantita’di sangue sia sufficiente a dare un buon risultato del trapianto: e’ provato che servono almeno 65 ml altrimenti il trapianto e’ inutile. Le banche estere accettano quantita’ molto minori e sono ingannevoli anche da questo punto di vista. Inoltre chi dona a livello solidaristico ha il 97% di probabilita’ di ritrovarsi intatta la sacca donata a suo tempo gratuitamente in caso di bisogno. Noi abbiamo il compito di fare i MEDICI, non la Medicina difensivistica in nostro favore, altrimenti non cureremmo piu’ le persone nel timore di denunce o quant’altro.
      Non si tratta di guerra tra pubblico e privato, ma di opportunita’ terapeutiche fornite con CORRETTA informazione senza false promesse non scientificamente convalidate.
      Un cordiale saluto
      Dott. Mariangelo Cossolini
      Responsabile
      U.S.S.A. Coordinamento Prelievo e Trapianto d’organi e Tessuti
      Area della Provincia di Bergamo
      Direzione Medica di Presidio
      Azienda Ospedali Riuniti di Bergamo

  4. Carissimo Mariangelo sono felice di potermi confrontare con un collega così informato sull’argomento perchè è davvero raro purtroppo, però dire che il 97% di probabilità di ritrovare il campione in caso di donazione va spiegato bene alle famiglie …il 97% di probabilità di ritrovarlo si ha solo nel caso in cui il bancaggio vada a buon fine cioè nel solo 20% dei casi in media Italia (considerando gli scarti e i campioni non caratterizzati)…quindi è il 97% del 20% non il 97% di tutte le mamme che optano per la donazione (se facciamo i conti quindi non è neanche il 20% delle mamme che donano), se si omette questa precisazione facciamo gli stessi errori della banche private che fanno informazione interessata…io sono sempre per la correttezza anche se ormai siamo tutti un po’ costretti alla medicina difensiva…soprattutto al sud dove abito io…comunque grazie per il confronto trovo che il questo tipo di discussione sia assolutamente costruttiva…
    Cordialmente
    LB

    • Mariangelo Cossolini // 27 ottobre 2011 alle 12:32 // Rispondi

      Carissima, hai ragione, e’ vero ma bisogna anche dire che in banca privata il bancaggio arriva al 100% perche’ la mamma PAGA!, ma l’inganno e’ che su quella sacca imbancata NON viene conteggiata la cellularita’, viene accettata anche se insufficiente, NON servira’ al bisogno o verra’ data, usata anche se non serve per darne l’illusione e quindi…………. la famiglia ha pagato e le viene data una notizia falsa e cioe’ che in caso di bisogno saranno certi di utilizzarla quando in realta’ non e’ efficace.
      Allora e’ meglio dire che se la tieni per te sei sicura che e’ in banca disponibile (ma non utilizzabile) oppure dire: se e’ in una banca nazionale e se e’ idonea sei certa che se serve funzionera’?
      Altra cosa: a livello nazionale se la sacca non e’ idonea e la mamma ha firmato il consenso puo’ essere usata per la ricerca (e non e’ poco mi pare……).
      Tutto cio’ in ogni caso e’ da stimolo per tutti a perfezionare le tecniche di raccolta per migliorare la percentuale di bancaggio, anche se in alcuni casi se la cellularita’ e’ sacrsa o il sangue e’ poco non e’ colpa degli operatori. Dobbiamo fare corretta informazione e operare secondo scienza e coscienza. Grazie per il tuo contributo al dibattito.
      Mariangelo

      • Caro Mariangelo, io sono d’accordo con te sul fatto che ci siano davvero molte aziende di cui non ci si possa fidare…io infatti dico alle mamme qual’è la mia idea delle condizioni da rispettare ma non consiglio mai un’azienda o un’altra…
        però mi chiedo anche: se già altri colleghi ematologi hanno usato campioni rilasciati da banche private in centri-trapianto riconosciuti, e ci sono davvero parecchi casi in letteratura e nei trails clinici anche in università importanti coordinati da nomi altisonanti, immagino che abbiano trovato vitalità e cellularità sufficiente a trapiantare per cui i controlli a monte erano stati fatti (oltre che garantiti da certificati a valore legale per alcune aziende)… per la verità gli impieghii come sottolinei tu non sono per uso autologo, per il quale io credo che sia poco utile se non ai fini di cure sperimentali, ma per uso su un fratellino che comunque non è poco…
        vorrei anche chiederti: è corretto sostenere che una terapia dose-dipendente può “non curare” un soggetto qualsiasi compatibile nel mondo (perchè eccedente un certo peso), ma magari un fratellino che pesa 20 kg può accontentarsi di un limite di volume e cellularità inferiorerispetto al primo soggetto? se la risposta è si, trovo poco giusto negare un bancaggio privato anche se a volumi inferiori, alla fine il campione non è globalizzabile ma fino ad un certo peso del ricevente è comunque utile…in fondo i neonati nascono di 3 kg e crescono negli anni poco alla volta…
        tra l’altro io nelle mie ricerche per offrire alle mie pazienti le informazioni più corrette possibili ho scoperto che i limiti di cut off, non sono di 65 ml come dici tu (che invece sono le medie di raccolta dei campioni privati) ma vanno da 80ml fino all’esagerazione di 120 ml (banca di Genova)…da ginecologa ti assicuro che è praticamente impossibile raccolgiere 120 ml da una placenta se hai lasciato la giusta pulsazione placentare al neonato per almeno 1 minuto per assecondare il fisiologico adattamento alla vita extrautero…io di fronte a questo limite di “cut off” sono rimasta perplessa…sembra quasi un messaggio che dice “donate pure, tanto il 99.9% dei campioni non andrà a buon fine”…magari tu potresti aiutarmi a capire perchè la biologa con cui mi sono confrontata non ha saputo darmi un reale motivo per un cut off così limitante…
        grazie a te per la competenza e per il piacevole confronto professionale…
        LB

      • Mariangelo Cossolini // 27 ottobre 2011 alle 17:34 //

        La banca di Milano dice 65 limite minimo, ma dice anche che e’ importante la cellularita’ e questa viene calcolata sul campione di sangue che aariva in banca e non si sa a priori. Gli ematologi del mio ospedale ma anche i loro colleghi dicono che tale numerosita’ e’ importante perche’ il trapinato vada a buon fine, altrimenti poche cellule non riescono a ricostituire un midollo “svuotato” dalle cellule neoplastiche. Se raccogli 100 forse puoi avere piu’ cellule, ma non e’ detto.
        Ogni banca ha le sue peculiarita’ in base alle conoscenze ed esperienza.
        Un dato che ho trovato e’ il seguente che mi e’ stato confermato sempre dai colleghi ematologi:I RISULTATI:
        Delle oltre 60.000 raccolte private esportate dall’Italia a partire dai primi anni 2000, nessuna è rientrata per essere trapiantata al bambino donatore o a un suo familiare.
        Invece delle 30.000 unità di sangue cordonale donate dalle mamme italiane a scopo solidale ne sono state utilizzate oltre 1.000 per trapiantare pazienti italiani ed stranieri.
        Ciao,
        Mariangelo

      • Grazie mille
        il caso della banca di Genova rimane allora un grande mistero per me…Milano è la miglior banca pubblica in assoluto in Italia dai dati di bancaggio e rilascio…comunque solo una precisazione, io credo che i trapianti da campione privato e da campione pubblico siano poco confrontabili…è una ovvietà se ci pensi che quelli da campione pubblico siano molti di più, ma non significa niente… 1 campione pubblico è dedicato a tutto il mondo con potenziali utilizzatori di qualsiasi età, una campione privato è destinato a massimo altre 2 o 3 persone oltre al donatore e se grazie a dio nessuno si ammala e lo usa il campione riposa in pace per tutto il tempo deciso a priori…i campioni italiani più vecchi hanno circa 11 anni, per fortuna nessuno di questi bambini ne ha avuto bisogno ma purtroppo gli anni passeranno e i bambini cresceranno diventando possibili pazienti in età da determinate patologie e potenzialmente riceventi in caso di necessità di trapianto…oggi il confronto non è fattibile mi sembra tanto una dato messo lì per giustificare la battaglia un po’ come il 97% raccontato in modo incompleto…purtroppo è solo questione di tempo e il futuro smentirà questo confronto impossibile, perchè i bambini cresceranno e con le stesse percentuali degli altri si ammaleranno e verranno curati…aspettiamo che la pratica della conservazione privata arrivi in Italia a 50 anni e poi avrà senso fare un confronto, oggi è davvero ridicolo…questa è la mia idea…e non credo sia così scriteriata…io non vorrei convincere nessuno perchè il dubbio di poter consigliare male qualcun altro anche se sono in buona fede non mi farebbe dormire la notte, aldilà delle problematica della medicina difensiva. Come credo anche tu sia, sono un medico vecchio stile che crede ancora nel giuramento…bella discussione comunque, ma soprattutto grazie
        ciao
        Luisa

      • Valentina // 5 maggio 2016 alle 1:45 //

        Salve dottore mi chiamo Valentina e aspetto la seconda bimba per la quale vorrei conservare il sangue cordonale mi è stato detto da questa azienda la quale chiave un primo anticipo che il campione per essere valido deve contenere come minimo 3000 cellule staminali se sono inferiori decaderà direttamente il contratto per campione insufficiente senza ulteriori costi oppure si può decidere lo stesso per la conservazione pur consapevoli che se l’età del bambino è troppo alta la dose di cellule può non essere sufficiente.ora le chiedo 3000 cellule è un numero giusto o è troppo poco comunque? Seconda domanda nel caso in cui facendo i dovuti scongiuri c’è ne dovesse essere bisogno il nostro paese italiano e cioè i nostri ospedali saranno favorevoli al trapianto oppure bisognerà andare altrove perché in Italia non è consentita l’operazione. Terzo il campione può essere utilizzato anche da familiari o è più efficace come riporta un commento sopra il campione di un estraneo? Grazie mille

  5. andrea nennis // 27 ottobre 2011 alle 11:44 // Rispondi

    LE BUGIE DELLE BANCHE PUBBLICHE
    L’articolo chiaramente è mirato a far credere che il sistema pubblico sia sano ed eccellente.
    Allora cosa non sappiamo delle banche Pubbliche?
    1- In tutto il mondo ci sono 180 banche pubbliche, in Italia 19. Vuol dire che l’Italia dovrebbe rappresentare il 10% delle donazioni, purtroppo così non è. Sapete quanti soldi all’anno si spendono? € 18.000.000!!!! per conservare sapete quanti cordoni? Non ve lo dico, vedetelo voi stessi sul sito IBMDR (registro nazionale) ma fate attenzione a non confondere il midollo dal cordone.
    2- Sapete quante possibilità di trovare un compatibile fuori dal nucleo familiare ognuno di noi ha?
    Almeno 1:80.000 e sempre sul sito dell’ IBMDR vi invito a verificare la percentuale di rilascio dei campioni……vi anticipo che è sotto l’1%.
    3- Sapete quante donazioni vanno a buon fine? il 20%. Il resto che fa? perchè non viene dichiarato idoneo?
    4- sapete che se si è fortunati a trovare un compatibile il campione generosamente donato viene venduto? A quanto vi chiederete….. € 17.000. Dati sempre ricavati dal sito IBMDR.
    5- sapete cosa afferma il CNR? Chi dona ha l’80-90% di possibilità di rientrarne in possesso, per il coplicato ruolo delle compatibilità. Peccato che in effetti la donazione è anonima; peccato che si firma un consenso informato secondo il quale chi dona non ha alcun diritto su quel campione. Peccato che lo stesso CNR affermando quanto sopra dichiara involontariamente che la donazione per l’80-90% dei casi non serve a nessuno.

    Una mia modesta considerazione: finchè in Italia si continua a far proprie idee di altruismo senza conoscere i retroscena o farne di tali idee dei veri e propri interessi, non si andrà da nessuna parte!
    Almeno le banche private sono oneste nel dire: il mio servizio costa tanto e ti offro questo. Il pubblico non dice quanto costa, non dice cosa offre ma dice tanto dei privati…..meditate.

  6. andrea nennis // 28 ottobre 2011 alle 9:06 // Rispondi

    Si è concluso senza l’accertamento di infrazioni o sanzioni il procedimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nei confronti delle banche private di cellule staminali – spiega una nota ufficiale di BioCord, l’associazione delle banche private del cordone ombelicale.
    “Contrariamente a quanto stanno riferendo alcuni media – prosegue la nota – non era mai stata neanche ipotizzata la pubblicità ingannevole, non è stata contestata dall’Antitrust la garanzia di conservare le cellule per 20-25 anni ed il lodevole lavoro dell’Autorità è stato finalizzato solamente a correggere eventuali messaggi erronei”.
    “La delibera dell’Antitrust – conclude la nota – è per BioCord un importante passo avanti nella direzione della chiarezza: nessuna Banca è stata sanzionata perchè nessuna mamma è stata ingannata e si è reso finalmente pubblico il dato riguardante i 57 trapianti autologhi da staminali cordonali effettuati nel solo anno 2009”

  7. mariangelo cossolini // 28 ottobre 2011 alle 9:59 // Rispondi

    possiamo avere qualcosa di UFFICIALE e non una dichiarazione di parte da parte della associazione delle banche private?? grazie

  8. Caro Mariangelo
    puoi andare sul sito dell’antitrust e leggere il bollettino numero 40, io l’ho già fatto ieri sera con attenzione e in effetti in questo caso nessuno è mai stato ipotizzato ingannevole o tutte le altre cose che hanno scritto i giornalisti…in Italia come ti dicevo nei miei post precedenti sembra quasi che le informazioni siano strumentalizzate contro la conservazione privata…per questo sono tanto diffidente anche nei confronti delle direttive che ricevo in reparto su questo argomento…ho trovato casualmente anche un altro articolo su questa storia che mi è parso completamente diverso da tutti quelli pubblicati dalle altre testate…insomma un articolo che riprende davvero quanto scritto nel bollettino senza cercare a tutti i costi lo scoop…se vuoi leggerlo vai al link
    http://www.agenparl.it/articoli/news/politica/20111024-salute-antitrust-interviene-su-sei-societa-che-offrono-conservazione-cordoni-ombelicali
    buon lavoro
    Luisa

  9. scusate, m’intrometto nella interessante discussione per chiedere SEMPLICEMENTE un chiarimento.
    Una volta prelevato il sangue cordonale da conservare a cura della banca prescelta, non deve essere comunicato ai genitori quanto sangue è stato prlevato? avere anche un risultato della cellularità dello stesso? insomma, capire fin da subito l’utilità eventuale un domani della conservazione operata dalla banca?
    Se così fosse, mi sembra che le chiacchere stanno a zero circa l’attendibilità o meno di una siffatta pratica (cioè la conservazione): è ovvio che è utile, o almeno potrebbe essere utile, comunque non lascerebbe nulla di intentato un domani….
    una banca tedesca, non cito perchè non sono qui a fare pubblicità, ma credo lo facciano tutte, promette diversi esami successivi alla raccolta, anche in ordine alla compatibilità col resto della famiglia biologica del nascituro. Possibile non si possa stabilire ed avere notizia in quella fase, di quanto sangue si è raccolto e di quale qualità?
    grazie davvero se qualcuno vorrà aiutarmi.
    Un futuro padre (due mesi).

  10. Amanda Esposito // 28 ottobre 2011 alle 22:41 // Rispondi

    vi stavo leggendo perchè sono una di quelle mamme che hanno conservato in una banca sangue e cordone…
    qualcosa di ufficiale è facile trovarla, basta vedere il sito dell’AGCM, dove sono pubblicate le chiusure delle istruttorie….
    http://www.agcm.it/index.php?option=com_domino&view=search&Itemid=181&ric=1&words=cellule+staminali&tipologie=4&separatore=0&limit=15&start=0
    E’ ufficiale: nessuna sanzione…nessun inganno!!
    Ciao a tutti….

  11. andrea nennis // 29 ottobre 2011 alle 9:58 // Rispondi

    Premetto di non essere interessato a banche private, sono un papà che ha scelto la conservazione privata.
    Detto questo è possibile leggere tutto du: IBMDR e ANTITRAST.
    Così come ho fatto io, una semplice ricerca si Internet.
    Di UFFICIALE c’è tutto, magari perchè chi afferma certe cose sopra dette non le afferma ufficialmente?

  12. andrea nennis // 2 novembre 2011 alle 11:14 // Rispondi

    Caro Max,
    tutte le banche private, per legge, sono tenute a refertare sul sangue prelevato. Brevemente la mia esperienza: intanto non ho pagato nulla prima (intendo kit e spedizione), mi rincresce dire di aver pagato solamente LA STRUTTURA SANITARIA PUBBLICA!!!! Ben 260,00 Euro!!!! E già, il Pubblico che tanto si scaglia contro il privato, contemporaneamente si è fatto il suo business….
    Comunque, tornando a me, una volta che il campione è stato prelevato sono venuti a ritirarlo nella stanza di mia moglie e dopo circa 15 giorni mi è giunta la refertazione con: volume di sangue raccolto, volume si sangue al netto di anticoagulante, numero di cellule cd34 numero ci cellule mononucleidi ed una sfilza di esami.
    In conclusione le mie cellule avevano la idoneità alla conservazione e il processo si è potuto concludere. Premetto che ho pagato solo in queste condizioni, altrimenti non mi avrebbero addebitato nulla. La cosa è confermata da un mio amico che mi ha consigliato la banca il quale, sfortunatamente, non ha potuto conservare le cellule di sua figlia in quanto agli esami c’era una contaminazione non so di cosa.

    • È possibile sapere in quale banca ha conservato?!

    • Salve Andrea leggendo queso forum ho potuto notare il tuo articolo so che si tratta di 3 anni fa ma ricorda il nome della banca privata ? Mi sembrano molto onesti adottando il sistema “sicuro”grazie anticipatamente

  13. Non so se partirà il trackback (in quel caso, cancella pure questo commento): ho ri-pubblicato il tuo articolo da me:
    http://semedisalute.wordpress.com/2011/11/12/conservazione-del-cordone-ombelicale-ha-senso/
    Grazie di cuore per le informazioni chiare e precise.

  14. LA VERITA’: L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha condotto una verifica sui contenuti della comunicazione da parte delle principali società private che offrono alle famiglie italiane il servizio di conservazione del cordone ombelicale. La procedura si è conclusa nel settembre 2011. Andando a leggere il verbale si evince che, ad esempio per Sorgente Srl, una delle società oggetto dell’indagine, la procedura si è conclusa con una richiesta di “parziale modifica e di integrazione di alcuni messaggi”, senza tuttavia l’accertamento di alcuna grave infrazione ai sensi del Codice del Consumo. Tutto ciò lascia intendere una sostanziale bontà delle informazioni fornite dalla società. L’AGCM ha anche ritenuto che gli impegni di integrazione o modifica dei messaggi proposti da Sorgente sono sufficienti per offrire ai consumatori una panoramica informativa sul servizio completa e prudente. Una parziale richiesta di adeguamento e modifica di alcuni messaggi non corrisponde a una falsità a danno dei clienti, soprattutto in un settore molto recente e fino ad oggi totalmente privo di regolamentazione, anche sugli aspetti di comunicazione.

    CONCLUSIONE: C’è da chiedersi perché anziché apprezzare che in seguito a tale verifica, il settore offre oramai alle famiglie in attesa di un bimbo un quadro informativo trasparente, questa verifica di routine viene strumentalizzata per insinuare il dubbio alle future mamme sull’utilità del servizio di raccolta e conservazione privata del cordone? Perché vengono spesso pubblicati articoli dai toni allarmistici e sensazionalistici? Perché nella stragrande maggioranza dei paesi sviluppati (Stati Uniti, Inghilterra, Germania, Spagna) si è optato per un sistema dualistico di convivenza pubblico e privato che lascia alle famiglie la libertà di scelta mentre in Italia il dibattito è così accesso?

    LO SAPEVATE CHE: in Italia esistono ben 18 Banche pubbliche ossia il 10% delle banche pubbliche a livello mondiale!! Di queste ben 3 nella sola regione Lazio! La Donazione non è gratuita, il sistema di banche pubbliche è in perdita di 110 milioni di euro, i cittadini pagano con le proprie tasse questo sistema! Delle 18 banche pubbliche però solo 2 sono certificate a livello internazionale e l’intero sistema conserva solo 1 campione su 5 di quelli donati, con grande inefficienza e arrecando un danno delle mamme donatrici. A chi giova realmente tenere in piedi un sistema di banche così complesso e articolato che, ancora una volta, non ha precedenti?

  15. Con il massimo del rispetto verso l’Autore, ritengo il suo Articolo impreciso. Vi chiederete perché impreciso???

    Ebbene, l’Autore parla di conservazione autologa. Questa non esiste. L’autore stesso cade nel confondere la modalità di utilizzo delle staminali (autologa o allogenica) con la tipologia di conservazione (privata o pubblica). Non è nemmeno statisticamente corretto paragonare il bacino di utenza per trapianto eterologo (sinonimo di allogenico) con quello destinato ad uso autologo.
    L’autore sconsiglia il trapianto autologo delle staminali cordonali in certe particolari patologie poiché le staminali stesse potrebbero contenere, ad esempio, precursori leucemici. Il ragionamento è corretto, ma vale non solo per le staminali cordonali, bensì per qualsiasi altra fonte cellulare di origine autologa . L’autore definisce come aneddotici gli esiti del trapianto di staminali autologhi in bambini affetti da paralisi cerebrale. Ritengo che questa ironia di fondo sia del tutto fuori luogo sopratutto nel rispetto di quei 184 bambini affetti da malattie neurologiche (non solo paralisi cerebrale, ma anche, ad esempio, idrocefalo) attualmente in trattamento presso il Duke Medical Center (http://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT01147653?term=cord+blood+cerebral+palsy&rank=2).

    L’Autore inoltre ha identificato un capo d’accusa rivolto dall’AGCM verso le banche del cordone sottoposte a verifica: pubblicità ingannevole. Peccato che, dopo le verifiche, AGCM non abbia rilevato alcuna grave infrazione (ai sensi del codice del consumo), ma questo piccolo particolare non è stato riportato…

    In aggiunta mi permetto di dire questo:

    il fatto che sono state trapiantate cellule staminali conservate per 15-16 anni, non significa che queste non possano essere “congelate” per più tempo.
    Evidenze scientifiche dimostrano infatti che staminali cordonali criopreservate per 24 anni mantengono inalterati parametri quali vitalità e capacità proliferativa/differenziativa (si invita a leggere ad esempio Broxmeyer HE: Cord blood hematopoietic stem cell transplantation In StemBook Community TSCR, Ed., May 26, 2010).

    Infine nell’articolo si parla solo di staminali ematopoietiche, ma le staminali cordonali mesenchimali le abbiamo dimenticate? e le progenitrici endoteliali cordonali che fine hanno fatto?.
    Ebbene, sopratutto queste due tipologie di staminali rappresentano un potenziale e forte strumento a disposizione della medicina rigenerativa la quale trova fondamento nel solo trapianto autologo.

    Certo è che le staminali non sono la panacea di tutti i mali, ma non è corretto

    Chiudo il mio intervento ponendo questa domanda all’Autore, sperando che non rimanga inevasa:

    dal momento che l’utilizzo autologo delle staminali cordonali è così fortemente demonizzato nel suo articolo ( Lei definisce la conservazione autologa, che non esiste tra l’altro, come “egoistica”), come mai il ministero della salute favorisce la raccolta per uso autologo delle staminali cordonali per quelle famiglie a rischio di avere figli affetti da malattie genetiche ((decreto ministeriale 18 novembre 2009 ”Disposizioni in materia di conservazione di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale per uso autologo-dedicato”)?

    Cordialmente,
    Alessio

  16. Vorrei rispondere ad Alessio1981 che solleva alcune perplessità.

    Per prima cosa: per conservazione autologa s’intende naturalmente la conservazione a uso autologo, è un’espressione più immediata, anche se formalmente per esteso, bisognerebbe dire “a uso autologo”. Come mai il Ministero della salute italiano è contrario alla conservazione a uso autologo? È stato detto: allo stato attuale, manca di razionale scientifico. Eccezione fatta per i casi in cui vi è un familiare affetto da una patologia curabile con il trapianto allogenico (per cui è possibile effettuare la donazione dedicata nel sistema pubblico).

    Non è un’opinione personale.
    http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_primopianoNuovo_228_documenti_itemDocumenti_0_fileDocumento.pdf

    Sarà mica un caso che delle 60 mila unità esportate dall’Italia nessuna è mai stata reclamata?

    Nessuna ironia, poi, sulle sperimentazioni della Duke University (e perché mai?). Su decine di bambini cerebrolesi trattati, alcuni hanno mostrato un recupero che fa ben sperare, ma gli stessi ricercatori ci vanno con i piedi di piombo: i casi sono troppo pochi ed è molto presto per stabilire se è la terapia è efficace, se gli eventuali benefici sono duraturi e soprattutto se non ci sia il rischio di effetti collaterali gravi (come lo sviluppo di neoplasie). Serve cautela.

    Per quanto riguarda le staminali mesenchemiali: certo, sono una miniera nel sangue cordonale che potrebbe avere potenzialità rigenerative. Tuttavia, anche qui, le ricerche sono in corso e indietro rispetto alle più conosciute staminali emopoietiche. Tant’è che i kit di raccolta del sangue staminale del cordone mi risulta non prevedano attualmente la conservazione di questa popolazione di cellule.

    E infine, sul’Agcom: abbiamo scritto “provvedimento”, appunto, niente multe né sanzioni. E il provvedimento (che non è poco) impone alle banche l’obbligo di correggere le informazioni false, fuorvianti e omesse su siti, brochure, guide ecc… Come si definisce, questa, se non pubblicità ingannevole? Sul sito dell’autorità, si può leggere il dettaglio, banca per banca, cosa viene chiesto di modificare e perché. Ne suggerisco vivamente la lettura integrale.

    A Sorgente, che ci scrive, sono contestate e richieste rettifiche su:

    – utilizzo di toni meno assertivi nelle indicazioni che attribuiscono alla società un primato nel settore di riferimento;

    – l’offerta del servizio per 20 anni sarà accompagnata da precisazioni che sottolineano come la vitalità cellulare allo stato in ambito scientifico è acclarata solo per un periodo di 15/16 anni;

    – rimodulazione della descrizione delle cellule staminali del cordone ombelicale e dei loro possibili impieghi attuali e sperimentali […] senza sottacere che:

    i) la maggior parte dei trapianti è di tipo allogenico;

    ii) per i trapianti autologhi si impiegano più diffusamente le staminali estratte da midollo osseo o da sangue periferico;

    iii) la compatibilità tra familiari esiste solo tra fratelli nel 25/30% dei casi;

    – prospettazione dei dati sul numero di trapianti e delle patologie per le quali è possibile l’impiego terapeutico delle cellule staminali cordonali con maggiore completezza e aderenza alle evidenze emergenti da autorevoli e condivise fonti scientifiche.

    – eliminazione di asserzioni che tendano a indurre un allarme nei destinatari in ordine alla difficoltà di trovare un donatore istocompatibile, precisando invece che esiste un elevata probabilità, attraverso i registri internazionali, di reperire un donatore compatibile;

    – inserimento di maggiori informazioni in merito alla procedura di rientro in caso di necessità di dover utilizzare il campione, mettendo in rilievo che comunque è imperativo ottenere l’autorizzazione delle autorità sanitarie competenti.

    Credo sia sufficiente.
    Cari saluti

  17. Gent.ma Daniela Cipolloni,
    innanzitutto la ringrazio sentitamente per la risposta.

    Leggendo il suo commento noto che purtroppo continua con il perseverare nell’errore. Dal suo articolo infatti traspare in maniera chiara che le banche private offrono la conservazione autologa o come corregge lei perseverando gravemente nell’errore “a uso autologo”. Questo non è vero. Le banche private offrono la conservazione privata e i campioni conservati sono destinati SIA a uso personale, ovvero trapiantate nel donatore che le ha generate (trapianto autologo) CHE a uso famigliare, ovvero per trapianti su un familiare di primo grado. Quest’ultimo utilizzo NON è autologo e rientra nella definizione di uso “allogenico intra-famigliare”, utilizzo cui si ha accesso tramite la conservazione privata (NON autologa!) che da lei come da tanti altri improvvisati esperti del settore non viene mai menzionato. Questa fondamentale precisazione è importante perché dimostra, che quando fate illazioni sulle banche private in merito al fatto che la “conservazione autologa non serve”, partite da deduzioni conseguenti al considerare solamente una parte del servizio offerto e questo non è corretto nei confronti di chi riceve l’informazione.

    Alla mia domanda “come mai il ministero della salute favorisce la raccolta per uso autologo delle staminali cordonali per quelle famiglie a rischio di avere figli affetti da malattie genetiche ((decreto ministeriale 18 novembre 2009 ”Disposizioni in materia di conservazione di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale per uso autologo-dedicato”)”, Lei mi ha risposto che non esiste un razionale scientifico eccezione fatta per i casi in cui vi è un familiare affetto da una patologia curabile con il trapianto allogenico (per cui è possibile effettuare la donazione dedicata nel sistema pubblico)”.
    Non trova che vi sia una contraddizione? Il razionale manca o no? se manca, allora perché il trapianto autologo viene previsto e consentito anche nel decreto ministeriale 18 novembre? Le comunico che in Italia sono stati effettuati non 1, non 2, non 100 ma ben 2763 trapianti autologhi (fonte EUROCET) di staminali cordonali donate per uso dedicato al sistema pubblico. Se come si sostiene manca il razionale, queste 2763 persone sarebbero da considerare alla stregua di cavie. Dire così brutalmente che non esiste razionale, senza fare neanche un riferimento a ciò che la scienza ha dimostrato sia in ambito clinico che preclinico relativamente all’uso autologo delle cordonali, è del tutto fuorviante. La invito caldamente a leggere un po’ di letteratura scientifica, visitando questo portale (di riferimento per gli scienziati) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/.

    Con la domanda ” Sarà mica un caso che delle 60 mila unità esportate dall’Italia nessuna è mai stata reclamata?” cosa intende dire?
    é proprio sicura di quanto dice? Forse le sfugge questa pubblicazione http://jnci.oxfordjournals.org/content/100/24/1822.long, in cui è descritto un caso di trapianto autologo di staminali cordonali conservate privatamente all’estero e rimpatriate (ed infuse) in Italia.
    Se poi per dimostrare un razionale, dobbiamo augurarci che le altre persone che hanno conservato stiano male cosicché possano riceve un auto trapianto, beh francamente, mi limito ad accettare quanto riportato dalla letteratura scientifica internazionale che, in aggiunta, evidenzia chiaramente che il trapianto autologo è l’unica forma possibile in medicina rigenerativa.

    Lei dice nessuna ironia, ok d’accordo, forse il contesto di quel “aneddotici” potrebbe anche non essere ironico, ma comunque c’è ben poco di aneddotico, specie considerando le realtà clinica nella sua interezza.
    Sul fatto che serva tempo nello standardizzare una terapia concordo con Lei, ma non limitatamente alle sole staminali cordonali utilizzate in maniera autologa (cellule che sta facendo passare come le pecore nere della medicina!).
    Lei scrive “è molto presto per stabilire….. se non ci sia il rischio di effetti collaterali gravi (come lo sviluppo di neoplasie)”. Mi spiace, ma mi accorgo che Lei non ha letto gli esiti finora pubblicati relativi al trial della Duke University sui 184 bambini sofferenti di disordini cerebrali . Ebbene, i ricercatori come primissima cosa hanno scritto che a seguito del trapianto non è stata osservata alcuna reazione avversa correlata alla fonte cellulare trapianta. Come dice Lei, serve cautela anche, aggiungo io, prima di dire certe cose senza essersi debitamente informati.

    Lei dice in merito alle staminali mesenchimali,”i kit di raccolta del sangue staminale del cordone mi risulta non prevedano attualmente la conservazione di questa popolazione di cellule.”
    Con questa breve affermazione ha compiuto una serie incredibile di errori, infatti:
    1. Il sangue staminale è come Babbo Natale, non esiste 🙂
    2. I kit di raccolta sono fatti per raccogliere il sangue cordonale, non hanno la capacità di suddividere i tipi cellulari presenti nel sangue cordonale e di mantenere solo quelle ematopoietiche
    3. Le ostetriche che prelevano il sangue cordonale, non hanno nemmeno loro la capacità di suddividere i tipi di staminali
    4. I kit di raccolta servono solo per raccolta (infatti non a caso sia chiamano Kit di raccolta) e trasporto alla biobanca del sangue cordonale. La conservazione viene fatta dopo opportune fasi di analisi e processamento del sangue cordonale che viene poi crioconservato in biocontainers entro appositi contenitori
    5. Durante la fase di processamento viene eliminata la frazione plasmatica (ed in alcune strutture anche i globuli rossi) del sangue cordonale. In questo modo rimane una unità di sangue contenente solo cellule (mono)nucleate che comprendono tutti i tipi di staminali, non solo le ematopoietiche.
    Quindi direi che anche in questo caso da prova di una conoscenza assolutamente superficiale della materia. In nessun caso vengono conservate le sole staminali ematopoietiche, anche perché non sarebbe sensato eliminare le mesenchimali, ad esempio in funzione dell’attività immunomodulatoria da esse mediata.

    Deduco quindi che Lei ha scritto un articolo sulle biobanche senza sapere come funziona il loro servizio. Sarebbe stato molto più opportuno, prima di giudicare un settore che evidentemente non conosce, degnarsi di intervistare una di queste banche per avere anche un loro punto di vista e rendere un servizio più obiettivo ai vostri lettori/lettrici.

    In merito alla vicenda AGCM e banche private, Lei ha scritto che le società : “sono finite nel mirino dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato per pubblicità ingannevole”.
    Mi dica dove AGCM ha scritto “pubblicità ingannevole” per cortesia. Io questa dichiarazione da parte di AGCM non l’ho trovata e pertanto ritengo che la vera pubblicità ingannevole sia altra. Le chiedo gentilmente di nuovo di dirmi dove AGCM parla di “pubblicità ingannevole”. Siccome so già quale sarà l’esito della ricerca, direi che non sono le banche private a dire le bugie ma lei a essere quantomeno approssimativa nel riportare le notizie, per non parlare del fatto che nel suo articolo ha omesso di citare il fatto che le banche oggetto della verifica, non avendo appunto fatto alcuna pubblicità ingannevole” non sono state sanzionate da AGCM!

    Dimenticavo, La ringrazio per l’invito alla lettura dei comunicati AGCM e Le assicuro che io non scrivo mai senza essermi debitamente informato prima.
    Chiudo dicendo che se mi permetto di parlare di staminali, lo faccio con un minimo di conoscenza. Sono laureato in scienze biomolecolari ed una delle mie tesi è proprio sulle staminali. Lei?

    Cordialmente,
    Alessio

  18. Caro Alessio,
    temo che non abbia letto le disposizioni del ministero della Salute in materia di conservazione di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale per uso autologo-dedicato. Perché è lì che troverà scritto che in una famiglia sana, senza predisposizioni genetiche a certe patologie, la conservazione a uso autologo “manca di razionale scientifico”.

    Al contrario, l’abbiamo detto e ridetto, nelle famiglie a rischio di certe patologie, la donazione dedicata è una tutela già prevista dal nostro sistema sanitario. E i quasi tremila trapianti che lei cita sono la dimostrazione che, per l’appunto, in quei casi il razionale scientifico c’è. Tra l’altro, fa riferimento a un’autorevole fonte, Eurocet, un registro europeo al quale l’Italia partecipa con il Centro nazionale trapianti. Il Cnt sostiene esattamente quanto da noi riportato:
    http://www.trapianti.salute.gov.it/cnt/cntDettaglioMenu.jsp?id=148&area=cnt-cell

    Ribadisco, poi: il fatto che i ricercatori della Duke University non abbiano riscontrato effetti avversi nel trapianto autologo su alcuni bambini cerebrolesi, è ben lontano dall’affermare che il trapianto abbia funzionato e che si escludono rischi sul lungo termine. Mi auguro, ovviamente, che possa diventare una terapia validata. Ma per il momento non lo è, e non è giusto alimentare false speranze, tanto più se lo si fa in nome di un interesse economico.

    Lei dice, poi, che omettiamo che nella conservazione privata la sacca di sangue cordonale potrebbe servire a un fratellino. Non è vero, l’abbiamo scritto. Solo che, statisticamente, abbiamo spiegato che è un’eventualità molto remota:

    Nell’articolo, si legge: “Un’altra possibilità è che un bimbo sano, di cui è stato conservato il cordone, abbia un fratellino malato. In questa circostanza le sue staminali potrebbero rivelarsi molto utili. Già, ma quante volte succede? Se in famiglia non vi sono casi precedenti di leucemie o altre malattie genetiche (nel qual caso è prevista la donazione dedicata del sistema sanitario pubblico), la probabilità di utilizzare il cordone depositato in una banca estera è di una su 20.000 nei primi 20 anni di vita, ovvero lo 0,005%. Persino in questo caso rarissimo, ci sarebbe solo una probabilità su quattro che due fratellini siano compatibili per il trapianto. Al contrario, le chances di trovare un’unità di sangue cordonale nelle banche pubbliche sono straordinariamente alte, dell’ordine del 75-80%”

    Sull’Agcom: la polemica è davvero sterile, mi scusi. L’Agcom è intervenuta perché sei banche private modificassero i loro messaggi pubblicitari con messaggi informativi corretti (cito testualmente). Vuol dire che le suddette sei facevano pubblicità ingannevole, non ci piove.
    (e il fatto che non siano state multate non è citato neppure nel comunicato stampa della stessa Agcom).

    Per le mesenchimali ha ragione, sarò più specifica: intendevo dire che di routine non vengono isolate separatamente nella sacca di sangue cordonale. Ci sono però studi che ne stanno esplorando le potenzialità specifiche, come questo:
    http://www.marionegri.it/mn/it/pressRoom/comStampa/StemCells.html

    Detto ciò, ognuno è liberissimo di scegliere ciò che vuole e conservare il cordone del proprio neonato in una banca privata all’estero, considerandolo un investimento sulla vita. Ci sarebbero anche motivi etici per non farlo, oltre che scientifici (come ci ricorda sempre il CNT). L’importante è essere consapevoli che:
    1) nel 99,99% dei casi si danno 2-3mila euro a un’azienda privata per un ottimo servizio di cui non si usufruirà mai (meglio così, dice lei. Noi diciamo, invece, meglio mettere quel tesoretto di staminali al servizio della collettività, dove invece a qualcuno potrebbe servire e salvare la vita).
    2) se sfortunatamente il proprio figlio dovesse aver bisogno di un trapianto emopoietico, sarebbe necessario ricorrere alle cellule staminali di qualche altro bambino donate da genitori che hanno fatto una scelta diversa.

    Per quanto ci riguarda, è tutto.
    Cari saluti

  19. un noto economista in senso sarcastico disegnò una vignetta raffigurante un manager con il suo assistente; il manager guardando dei documenti disse: ” sono giunte queste statistiche, ora usa i dati per dire quello che vogliamo”. è quello che hanno fatto molti di voi, ed è quello che avviene in politica, nella società ed in tutti gli ambienti ove vi sono interessi in gioco.
    io da povero ignorante chiedo, a chi volesse aiutarmi nella decisione ( spero che siate precisi e sintetici), solo questo:
    1) se dono il cordone: affronto delle spese? quali? se dopo dieci anni avrò bisogno delle cellule li ritroverò nel data base mondiale se non saranno state nel frattempo utilizzate su altre persone? il ssn coprirà le spese per rientrare in possesso ( anche se non avrò contezza che sia di mio figlio perchè vige l’anonimato) delle cellule o ci sono spese aggiuntive? grazie.
    2) se conservo tramite banche private il cordone: dopo dieci anni ho certezza che quelle cellule saranno utilizzabili da chi le ha donate o è vero che probabilmente causeranno una recidiva in quanto “malate” in origine? avrebbero una maggiore utilità per un eventuale fratello malato? da un punto di vista dei costi, una banca di S.Marino chiede 2200€ per 30 anni, sapete se il costo è equo o altre banche affidabili richiedono somme minori? grazie
    dopo la lettura dell’articolo ero orientato per la donazione, dopo la lettura dei commenti sono più confuso che mai. se volete aiutarmi vi prego di essere più chiari e sintetici possibili basandovi solo sulle domande poste. grazie

    • Dott. Mariangelo Cossolini, coordinatore prelievo e trapianto organi e tessuti Provincia di Bergamo // 12 gennaio 2012 alle 9:07 // Rispondi

      1) se dono il cordone: affronto delle spese? NESSUNA SPESA
      se dopo dieci anni avrò bisogno delle cellule li ritroverò nel data base mondiale se non saranno state nel frattempo utilizzate su altre persone? SI
      il ssn coprirà le spese per rientrare in possesso SI
      ( anche se non avrò certezza che sia di mio figlio perchè vige l’anonimato) La certezza c’e’ assolutamente perche’ LA SACCA e’ ANONIMA ma ha un codice da cui si risale a NOME COGNOME E INDIRIZZO in caso di Bisogno e l’operatore della BAnca mantiene l’anonimato
      2) se conservo tramite banche private il cordone: dopo dieci anni ho certezza che quelle cellule saranno utilizzabili da chi le ha donate o è vero che probabilmente causeranno una recidiva in quanto “malate” in origine? Potrebbero essere malate gia’ in origine tant’e’ vero che si utilizza un donatoore diverso dalla persona malata, ma compatibile proprio per questo motivo
      avrebbero una maggiore utilità per un eventuale fratello malato? Puo’ darsi sempre che sia compatibile
      Dott. Mariangelo Cossolini, coordinatore prelievo e trapianto organi e tessuti Provincia di Bergamo

  20. gentile dott. Cossolini, mi ero deciso per procedere alla donazione. ho preso contatti tramite mail, ed ecco la risposta:

    “Gentile Sig.xxxxxxx La informiamo con la presente che attualmente è in corso un’attività di sospensione della raccolta del Sangue Cordonale per una riqualificazione dei punti nascita ragion per cui non è in questo momento possibile effettuare la donazione del sangue cordonale.Per eventuali chiarimenti può contattare la Banca del Sangue Cordonale ore ufficio allo 0925/xxxxxxx.”

    Distinti Saluti

    cosa ne pensa? ci sono altre strade visto che l’ospedale di Sciacca è l’unica banca pubblica accreditata in Sicilia?
    considerati i tempi, la prego di rispondermi al più presto. grazie

    • Mariangelo Cossolini // 19 gennaio 2012 alle 9:38 // Rispondi

      Credo a questo punto che la strada alternativa sia quella di chiedere il bancaggio ad una Banca Nazionale limitrofa, visto che il trasporto puo’ esser fatto entro 24 ore. Si rivolga alla Direzione Sanitaria dell’ospedale del parto e esponga il problema; eventualmente puo’ anche contattare il coordinatore prelievo organi e tessuti dell’ospedale.
      In ultimo la invito a mandare una segnalazione effettuare una telefonata al CENTRO NAZIONALE trapianti a Roma in particolare al suo direttore Dott. ALessandro Nanni Costa.
      Un Cordiale saluto

  21. Egregio Dott. Cossolini,
    vorrei tanto una risposta da Lei: quanto costa rilasciare un campione donato se trova un compatibile? Io ho letto un documento ufficiale che sostiene una cifra pari a 18.000 Euro!!! Non è vero che la donazione non costi nulla, costa con soldi Pubblici e la cosa è ancora più grave.
    Però da Lei vorrei anche un parere: non sarebbe più fruttuoso lavorare su entrambi i fronti, per il rispetto alla libertà di scelta, ed evitare inutili disinformazioni? Sappiamo tutti che il futuro è nelle cellule staminali e anche Lei è consapevole di non poter mettere mano sul fuoco e dire: sicuramente per uso autologo non serviranno!
    Grazie,
    Andrea Nennis.

    • Mariangelo Cossolini // 6 febbraio 2012 alle 9:35 // Rispondi

      Gentilissimo, ho solo affermato che per chi dona la donazione e’ gratuita. Il rilascio e’ un’altro discorso, come pure il dono del sangue intero per un donatore AVIS e’ gratuito, ma le sacche hanno dei costi. Il servizio sanitario nazionale copre i costi e per i pazienti tutto e’ gratuito.
      Detto questo sugli altri argomenti la mia posizione e’ basata sulla documentazione del ministero della salute italiano, sui pareri di illustri Colleghi ematologi e sui lavori scentifici di riviste accreditate.
      Puo’ trovare il tutto al seguente link: http://donazionecordoneombelicale.ning.com/profiles/blogs/documentazione-integrativa
      Per quanto riguarda la mia idea personale, in accordo con quanto pubbblicato sul decreto del 18 novembre 2009 sono convinto che l ‘unica donazione da perseguire sia quella solidaristica tranne, in caso di presenza nella famiglia del nascituro di una delle 80 patologie indicate nel decreto stesso. Non ho altro da aggiungere. Cordialmente…..
      Mariangelo Cossolini

  22. io avevo fatto richiesta di donarlo, ho eseguito la visita e tutte le analisi, era riportato sulla cartella e gliel’ho ricordato quando sono entrata in sala parto… ma al momento del parto le ostetriche sono cascate dalle nuvole e alla fine quando l’attrezzatura per la raccolta era pronta era troppo tardi. direi che sarebbe stato compito loro occuparsene per tempo, certo non possono pensare che una donna mentre sta partorendo abbia la lucidità per ricordarglielo, e del resto dovrebbe essere il loro lavoro. un vero peccato no? mi sembra che non sia una pratica molto diffusa e che ci sia anche in parte terrorismo psicologico nei corsi preparto riguardo al taglio del cordone troppo presto.

  23. domenico oliva // 8 novembre 2012 alle 9:36 // Rispondi

    Buongiorno,
    Credo che alla discussione manchi una considerazione:
    nel frattempo i bambini nascono ogni giorno e se per questi occorrerà aspettare le famose evidenze conclamate, il treno per loro sarà sicuramente perso.
    La precauzione ha un preciso significato nel trattamento terapeutico ma di fatto in questo caso si parla prevalentemente di conservazione per possibilità di utilizzo FUTURE.
    Perché è ormai ovvio a tutti (o quasi) che questi nuovi rimedi terapeutici troveranno un’applicazione significativa nel prossimo futuro, ma a quanto pare qualcuno gradisce di più l’arte sottile delle parole e dei numeri, non considerando invece la realtà dei fattori in gioco: la vita o la sua qualità, di alcuni nascituri.

    Il mio rilievo non si cataloga solo come mera visione pratica delle cose ma lo si può annoverare anche tra gli aspetti dell’etica professionale.

    Occorre semplicemente informare, spiegando che in gioco operano sia dati certi che probabilità e aspettative future, ma poi saranno i genitori a dover scegliere cosa fare del loro sangue e dei loro soldi.
    Le argomentazioni sull’aspetto egoistico naufragano davvero miseramente dinanzi a un dato incontrovertibile: il 95% dei cordoni finisce nel cassonetto.
    Quindi di che cosa stiamo parlando?

    Ritengo inoltre che qualche genitore che non abbia conservato, prima o poi, intenterà cause risarcitorie perché la scelta è stata condizionata da informazioni non complete o addirittura ricevendo l’esplicito invito ad astenersi dalla conservazione privata (vedasi il terrorismo effettuato da alcune direzioni sanitarie in occasione dell’assolvimento dell’iter burocratico…).
    E chi ne farà le spese non sarà solo il ministero o le singole aziende ospedaliere (tanto paga il contribuente) ma anche il singolo professionista che informa nei corsi preparto o nello studio.

    Esagerazioni?

    Addirittura abbiamo assistito in un passato molto recente, a esponenti di rilievo del ministero che hanno asserito che non esiste in letteratura un solo caso di utilizzo autologo delle staminali cordonali!
    E a ruota si continua a ripetere come una mantra che non esistono dati, evidenze…
    Oppure si omette, come in questa discussione qualcuno rilevava, che la conservazione privata permette anche l’utilizzo familiare, una condizione assolutamente frequente, basti solo ricordare che la PRIMA trasfusione di staminali fu possibile per le staminali prese dalla sorellina per un piccolo affetto da anemia di Fanconi nel 1988.

    E se in futuro qualche genitore volesse intraprendere un contenzioso offro la mia disponibilità informativa (ho operato nel settore qualità del prelievo per anni) e ovviamente a semplice titolo gratuito.
    Perché ognuno sceglie le personali battaglie ideologiche, giuste o sbagliate che siano, l’importante è non confonderle con quelle umanitarie/solidaristiche che sono ben altra cosa (soprattutto se una sacca costa al contribuente oltre 17.000 €) e per inciso è solidale solo l’atto fatto dalla famiglia perché gli altri in camice timbrano un cartellino.

    domenico.oliva@ostetrico.it

    ps
    alcune banche private hanno standard di qualità superiori a molte di quelle pubbliche, ma non interessa a nessuno scoperchiare il problema del sistema dell’eterologa. Tutti abbiamo la necessità che la raccolta solidaristica resti in piedi nonostante le incredibili inefficienze, forse sono solo alcuni ad auspicare la contrapposizione tout court e costi quel che costi…

  24. Buongiorno,

    Avrei una domanda:

    Da quanto ho capito leggendo i vari commenti per la conservazione del cordone nelle banche pubbliche si richiede un minimo di 65 ml – 80 ml secondo le varie strutture.

    Io ho tra le mani alcuni contratti di banche private straniere però non parlano di ml come unità di misura ma consdierano sufficente la presenza di CD34+ MINIMO 100.000 .

    Ora essendo ignorante in materia volevo capire come posso effettuare un confronto tra le due grandezze ( se è possibile) e in generale quali sono i valori minimi “ufficiali” in ml o meglio in numero di CD34 + per la conservazione e ovviamente l’eventuale utilizzo del campione.

    grazie

    Saluti

    Fabrizio B.

    • Dott. Mariangelo Cossolini // 22 novembre 2012 alle 8:18 // Rispondi

      Molto semplice: i requisiti sono in realtà 2:
      1) quantità di sangue cordonale minimo di solito 65 ml per le Banche pubbliche
      2) concentrazione di cellule /millimetrocubo: 1500 cellule/mmcubo per le banche pubbliche

      Questo perchè la quantità di sangue potrebbe esser molto , mal ecellule insuiufficienti e il trapianto successivo avvrebbe poche possibilità di risultato, mentre se il sangue è poco le cellule potrebbero anche essere in concentrazione normale ma il numero assoluto sarebbe comunque scarso e quindi il risultato insoddisfacente. Da studi recenti si evince che i migliori risultati si raggiungono con quei parametri che le ho elencato e quindi le banche pubbliche hanno criteri piu’ rigidi per ottenere sacche qualitativamente elevate per risultati che si è visto sono migliori.
      Cordiali saluti
      Dott. Mariangelo Cossolini
      Responsabile
      U.S.S.A. Coordinamento Prelievo e Trapianto d’organi e Tessuti
      Area della Provincia di Bergamo
      Progetti di Cooperazione Internazionale
      Direzione medica di Presidio
      Azienda Ospedali Riuniti di Bergamo
      Tel.: +39035266910, +39035269131 – Fax: +39035266036
      cell.: +393480154614

  25. Gentile dott. Cossolini,
    La ringrazio innanzi tutto per la sua partecipazione a questo forum, inestimabile e prezioso per quantità e qualità delle informazioni. Sono un medico di medicina generale e, in questi giorni una mia paziente già madre (avendo già eseguito lo scorso anno un’autodonazione di sangue cordonale presso una banca privata) mi recapita una richiesta di esami “come da contratto” (antiHIV 1 e ” HBsAg, anti HBc anti CMV…ecc.). Confesso di non aver compreso l’utilità successiva alla donazione di questi controlli. Perciò le chiedo: chi ha già eseguito l’autodonazione, quali esami dovrebbe periodicamente eseguire in relazione all’autodonazione stessa? E perché? temo inoltre che, a causa di un contratto privatistico, tali controlli non siano del tutto ascrivibili a prestazioni rimborsabili dal SSN. Ringrazio e porgo cordiali saluti.
    Dott. L.C.

  26. Gentile dott. Cossolini,
    La ringrazio innanzi tutto per la sua partecipazione a questo forum, inestimabile e prezioso per quantità e qualità delle informazioni. Sono un medico di medicina generale e, in questi giorni una mia paziente già madre (avendo già eseguito lo scorso giugno un’autodonazione di sangue cordonale presso una banca privata) mi recapita una richiesta di esami “come da contratto” (antiHIV 1 e ” HBsAg, anti HBc anti CMV…ecc.). Confesso di non aver compreso l’utilità successiva alla donazione di questi controlli. Perciò le chiedo: chi ha già eseguito l’autodonazione, quali esami dovrebbe periodicamente eseguire in relazione all’autodonazione stessa? E perché? temo inoltre che, a causa di un contratto privatistico, tali controlli non siano del tutto ascrivibili a prestazioni rimborsabili dal SSN. Ringrazio e porgo cordiali saluti.
    Dott. L.C.

    • Caro Collega il controllo della sierologia vene effettuato dopo sei mesi dalla donazione se la sacca era idonea al bancaggio : in questo caso la mamma viene invitata al prelievo di sangue periferico, per esser certi che tutto sia negativo ( 180 giorni e infatti il periodo finestra delle epatiti, HIV, ecc) altri prelievi successivi non sono previsti. Un cordiale saluto Mariangelo Cossolini

  27. ANDREA NENNIS

    in quale banca hai conservato? ti ringrazio mancano due mesi al parto e sono in panico

  28. Salve, tra due mesi diventerò padre per la prima volta e con mia moglie stiamo valutando il discorso donazione/conservazione. Siamo partiti lancia in resta per conservare (NON donare) ma giorno dopo giorno un tarlo si è insinuato nella mia testa e, prima di aderire ad una delle banche straniere, mi è venuto in mente esattamente quanto sintetizzato in questa frase che ho letto più su: “se sfortunatamente il proprio figlio dovesse aver bisogno di un trapianto emopoietico, sarebbe necessario ricorrere alle cellule staminali di qualche altro bambino donate da genitori che hanno fatto una scelta diversa.”
    Da una parte abbiamo voluto questo figlio con tutte le nostre forze (e vi assicuro che non è arrivato facilmente, entrambi abbiamo superato i 30) e dunque in questo momento non riesco a pensare a qualcosa a cui tenga di più della salute e del benessere della mia prossima figlia, dall’altro la conservazione in banca privata, per quanto cerchi di auto-convincermi razionalmente (con argomenti tipo: la banca *pubblica*, in Italia? Figuriamoci, finiranno che si stacca la corrente dopo un anno, che qualche svogliato non aggiorna i moduli, che il direttore generale o il medico nominato dalla politica incompetente faccia danno, l’inefficienza totale delle strutture che ne gestiscono la burocrazia etc…etc…) , non è coerente con i miei valori più profondi (il bene comune, la collettività, il dare una possibilità e una speranza a chi è meno ricco, colto, fortunato di poter salvare un bambino grazie al cordone di mia figlia). Sono letteralmente lacerato, lo confesso. Dopo avervi messo al corrente dei miei sentimenti vi faccio una domanda specifica: se non ho capito male il trapianto per sè stessi (allo stato attuale della ricerca) è di fatto rarissimo quasi nullo dunque la mia futura figlia non potrà usare le sue proprie cellule donate nel parto MA, piuttosto, le cellule che eventualmente preleveremmo e conserveremmo/doneremmo potrebbero servire per un futuro fratellino/sorella o per i familiari (io, mia moglie, mia cognata, etc… Ho capito bene? Vi ringrazio, in ogni caso questo sito e questo forum ha contribuito più di qualunque altra fonte informativa che ho guardato per mesi a chiarirmi un po’ le idee. Grazie.

    • Dott. Mariangelo Cossolini // 14 gennaio 2013 alle 15:19 // Rispondi

      Buongiorno, premettendo che la scelta è personale e quindi dei genitori, gli stessi possono farla solo dopo aver avuto info scientificamente valide e corrette.
      Io personalmente, lavorando in questo ambito e collaborando con la ematologia di Bergamo, sceglierei la donazione presso la banca pubblica, che peraltro solo nel caso di presenza di una delle 80 patologie scientificamente riconosciute come curabili nel decreto ministeriale del nov 2009, consente in questi casi anche la raccolta dedicata. Se vuole ulteriori info puo’ trovarle al seguente link: http://donazionecordoneombelicale.ning.com/profiles/blogs/documentazione-integrativa
      in particolare la brochure del ministero della salute con un glossario semplice e molto approfondito.
      Un augurio per il nuovo nato
      Dott. Mariangelo Cossolini
      Direttore
      U.S.S.A. Coordinamento Prelievo e Trapianto d’organi e Tessuti
      Area della Provincia di Bergamo
      Progetti di Cooperazione Internazionale
      Direzione Medica di Presidio
      Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII
      Piazza OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, 1
      24127- Bergamo

      E-mail: mcossolini@hpg23.it
      Tel.: +390352674633, +390352675170, Fax: +390352674971
      cell.: +393480154614

  29. Buongiorno a tutti, io avrei soltanto bisogno di un chiarimento, dal momento che sino ad ora ho ricevuto solo risposte vaghe e nebulose…
    Sono in attesa del mio secondo figlio. Per il primo, avevo carezzato l’idea di donare, ma poi, causa scarsa informazione ed evidentemente insufficiente tenacia da parte mia, ho dovuto rinunciare. Tre anni e mezzo fa, ad una delle figlie di mio marito (avuta dal suo precedente matrimonio)è stato diagnosticato un linfoma di tipo T. Dopo un duro periodo di chemioterapia presso l’Ospedale Gaslini di Genova e successivi controlli continui, finalmente ci è stata data la notizia che la ragazza (ora diciassettenne)è guarita, sebbene dovrà essere monitorata per i prossimi tre o cinque anni.
    Ora mi chiedo: nel ns caso è possibile una conservazione “dedicata” presso una struttura pubblica o no? Finora nessuno mi ha saputo dire se nel mio caso si possa parlare di rischio potenziale o meno.
    Ringrazio sin d’ora chiunque mi possa dare qualche spiegazione in merito.
    Erika

    • Dott. Mariangelo Cossolini // 4 marzo 2013 alle 8:33 // Rispondi

      Buongiorno, secondo il decreto del 18 novembre 2009, negli allegati che elencano le malattie per cui è indicata la donazione dedicata, è presente la malattia di cui soffre la figlia di suo marito.
      La donazione dedicata è prevista utilizzando banche pubbliche gratuitamente per i parenti di primo grado del nascituro, quindi anche sua sorella. Va solamente verificata la compatibilità che non sempre si ha nemmeno tra fratelli di entrambi i genitori, e a maggior ragione non è detto che vi sia tra la sorella del nascituro in quanto ha una mamma diversa da lei. Si procede in questo modo: inviare una relazione clinica della sorella redatta dall’ematologo che la segue alla Banca del cordone pubblica a cui si riferisce l’ospedale dove partorirà che valuterà e darà una risposta in merito alla indicazione alla donazione dedicata.Cordiali saluti.
      Dott. Mariangelo Cossolini
      Direttore

      U.S.S.A. Coordinamento Prelievo e Trapianto d’organi e Tessuti
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      Piazza OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, 1
      24127- Bergamo

      E-mail: mcossolini@hpg23.it

  30. Domenico Oliva // 29 maggio 2013 alle 0:08 // Rispondi

    Buongiorno,
    mi ricollego ad un mio precedente intervento in questo post https://oggiscienza.wordpress.com/2011/10/26/tutte-le-bugie-delle-banche-private-del-cordone/#comment-12871

    per portare all’attenzione questo caso interessante:
    http://www.lastampa.it/2013/05/28/blogs/a-ruota-libera/bimbo-esce-dallo-stato-vegetativo-dopo-una-cura-con-staminali-lPt7eFbzXBJcntfYnXvG0I/pagina.html

    Qui è possibile reperire l’articolo originale in lingua inglese:
    http://www.hindawi.com/crim/transplantation/2013/951827/

    Certo è solo un caso documentato… quindi aspettiamo per le deduzioni.
    Qualcuno attenderà con fiducia e ottimismo, altri con un pò di timore.

    Cordialità

    Dr Domenico Oliva
    ostetrico

  31. Bell’articolo!peccato che non dite tutto ciò che c’è dietro la donazione delle celle cellule staminali,e quanti soldi si intascano questi enti quando ricevono le sacche delle generosissime mamme,peccato che su una quantità enorme di sacche ricevute solo poche sono ritenute idonee x la conservazione,dopo gli scandali delle protesi e interventi non necessari,figuriamoci se poteva mancare quest’altro business!sarebbe bellissimo se la donazione funzionasse!e poi che contraddizione non si possono conservare in maniera”egoista”(vostra scelta lessicale)le proprie cellule staminali,tranne nel caso in cui in famiglia ci sono casi di parenti stretti malati,allora in questo caso é tutto gratis!ma x favore !fin quando questo paese non cambierà mentalità,leggi,non arriveremo da nessuna parte!pensate al modello spagnolo sulle cellule staminali!grazie

  32. Vorrei chiedere se nel caso di parente di secondo grado deceduto in età adolescenziale per una leucemia, si ha diritto ad una donazione per uso autologo dedicato ai sensi del DM 2009.

    Grazie

  33. è vero ….MOLTA CONFUSIONE….è chi deve prendere una decisione…..da questo forum, se ne esce piu’ confuso di prima……!

  34. su http://www.faredelbene.net ci sono informazioni relative alla donazione del cordone ombelicale

  35. Claudio Lotti // 23 marzo 2014 alle 11:33 // Rispondi

    Lasciate libere le persone di scegliere senza gettare sterco sulle banche private !
    É uno scandalo che ci sia tutto questo marciume nelle banche pubbliche dove gli unici interessi sono quelli economici (soldi pubblici pagati da noi cittadini) delle lobby come quella degli ONCOEMATOLOGI e fomentate da giornalisti impreparati che scrivono follie per sentito dire !

  36. Articolo condivisibile in senso assoluto, basato su informazioni scientifiche…..ma in paese come il nostro, nel quale riempiono di scorie nucleari il suolo nel quale ti fanno vivere secretando le informazioni, avvelenano l’aria che respiri dando la colpa alle sigarette, contaminano il cibo che mangi spacciandolo per biologico, ti impediscono di curarti o non curarati secondo la tua volonta’ sull base di congetture psudo religiose, ci dovremmo fidare fino in fondo di quello che ci raccontano? E se un domani esce fuori un’inchiesta al contrario che mette in luce le mancanze del nostro sistema sanitario? della nostra (minima) ricerca farmaceutica? e si scorpre che le cellule staminali servono davvero? I ragionamenti sono validi in ogni senso. Il rischio che queste società ci mangino sopra è reale……ma il rischio che il nostro Stato si comporti allo stesso modo non appare così assurdo o lontano, e non sarebbe la prima volta. Come si spiega altrimenti che per ogni operazione di conservazione all’estero il nostro bel servizio sanitario, contrario all’operazione in senso assoluto/scientifico, pretenda un pagamento forfettario di non si sa quale natura.

  37. Buongiorno, sono dario ho 30 anni.un’anno fa mi hanno diagnosticato un tumore al cervello, un glioma, che fortunamente in un anno non è cresciuto.Ora mia moglie è incinta alla 26 esima settimana e ho visto che stanno facendo delle sperimentazioni con le cellule staminali del cordone per la cura di questi timori.Secondo voi devo mettere in cassaforte il cordone di mia figlia così che forse un giorno potrà servirmi?

  38. Buondi’,
    vorrei ringraziare Alessio1981, per aver illustrato chiaramente e …… Senza ritocchi… Tutti gli aspetti della conservazione pubblico/privata…..
    Non so cosa faro’ ancora per mio figlio in arrivo a settembre, ma certamente sara’ una scelta piu’ consapevole
    e mi permetto ….. Umilmente …. Di richiedere a tutti i Laureati Dottori di non illuderci ne’ deviarci, lasciando a Noi genitori la decisione ultima……
    Perche’ poi…. Sara’ SOLO la nostra coscienza a risponderne …..
    … E cio’ va oltre … Gli interessi politico/economici della Sanita’.

    Eros.

  39. Buongiorno,
    ad Aprile 2013 ho avuto un bambino, avrei davvero voluto donare il sangue cordonale ma nell’ospedale dove ho fatto il taglio cesareo questa possibilità non c’era. Avrei quindi dovuto decidere se buttarlo via ed ho preferito conservarlo in Svizzera, sperando siano stati i soldi spesi in modo più inutile in tutta la mia vita.
    Adesso aspetto il mio secondo figlio, e sapere che questo gesto potrebbe essere utile anche a lui (forse anche di più) mi rassicura ulteriormente.
    Ultima precisazione: oggi è possibile conservare anche il cordone, anche se non c’è alcuna evidenza scientifica sulla sua utilità o sul suo utilizzo. Io l’ho fatto, confidando nella ricerca e soprattutto sapendo che, in caso contrario, mai mi sarei perdonata di non averlo fatto qualora il mio piccolino ne avesse avuto bisogno.

    Mamma Filo

  40. Me ne sono occupata come blogger e presidente di una fondazione. Mi spiace riscontrare che c’è ancora molta confusione. In parte è normale, avviene con tutte le novità, ma chi ne paga le conseguenze sono le neo mamme che restano in balia dell’ignoranza. Basta informarsi, i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

  41. Buonasera, diventerò a breve padre e sto decidendo sulla conservazione del sangue del cordone ombelicale. Premetto che a riguardo ho sentito pareri di vari medici che sostenevano tutto e il contrario di tutto. Non credevo che su un argomento cosi delicato ci potessero essere pareri tanto discordanti.
    Avrei innanzitutto un osservazione da fare e poi una domanda.
    Per un cittadino sentire medici parlare indistintamente male delle banche private, dopo tutti gli scandali e le incredibili inefficienze del nostro Servizio sanitario nazionale fa abbastanza effetto.
    Per venire alla domanda, i servizi sanitari dei vari altri stati europei come si comportano per quando riguarda le conservazioni autologhe?
    Grazie delle eventuali risposte

    Matteo

    • Buongiorno Matteo.
      nei primi mesi del 2013 mi informai in modo molto approfondito sulla possibilità di crioconservare le staminali cordonali.
      Aldilà degli aspetti etici e della diatriba privato-pubblico ci tengo innanzitutto a sottolineare che è vero che le banche, a livello mondiale, sono meno di 200, ma è altrettanto vero che le società private che offrono servizi presso tali banche sono parecchie migliaia.
      Occorre prestare attenzione in quanto durante le mie ricerche ho trovato molte società, a mio avviso, poco serie che non mi hanno data per nulla l’impressione di essere affidabili.
      Al contrario ne ho trovate, in campo nazionale, due o tre con un buon grado di affidabilità.
      Una in particolare, alla quale poi mi sono rivolto.

      In merito alla legislazione, mi pare che solo due paesi europei, vale a dire Italia e Francia, vietino l’istituzione di banche private in campo nazionale.
      Per l’Italia è, secondo il mio parere personale, una soluzione di comodo al fine di ingrassare qualcuno ai danni della collettività.
      Non mi pare, infatti, vi sia una proporzione fra il costo di una banca privata (circa € 2000-2500 per la crioconservazione di una sacca per 20-25 anni) ed il costo statale di una sacca nelle banche pubbliche italiane, che è pari a circa € 18mila… (sto semplificando molto, ma il concetto di fondo rimane quello).

      Come già spiegato da Alessio1981 (che è tra i pochi a parlare con cognizione di causa) non è corretto parlare di conservazione autologa… la conservazione può essere solo pubblica o privata.
      Al momento dell’utilizzo delle staminali sarà la loro differenza di impiego ad essere autologa (donazione autologa) od eterologa.
      In molti stati europei si è optato per un sistema duale in cui le famiglie, in piena libertà e senza pressioni da parte di media, ospedali o società private decidono CONSAPEVOLMENTE se, come e dove conservare le staminali.

      Noi siamo in Italia…
      Le scelte sono due: donazione solidale oppure conservazione presso banche private oltre confine.
      In merito al rientro in Italia del materiale ti riporto il comma 1 dell’art. 9 del DL191 06/11/07:
      “[…] ogni importazione di tessuti e cellule da Paesi terzi sia effettuata da istituti dei tessuti accreditati o designati o autorizzati o titolari di licenza, ai fini dello svolgimento delle proprie attività e che i tessuti e le cellule importati siano rintracciabili dal donatore al ricevente e viceversa, come previsto dall’articolo 8. Gli istituti dei tessuti che ricevono tali importazioni da Paesi terzi ne assicurano la conformità a norme di qualità e sicurezza equivalenti a quelle fissate dalla normativa vigente e dal presente decreto.”

      Va però detto che non ho trovato in documenti UFFICIALI l’espressa autorizzazione all’utilizzo delle staminali cordonali del PRORPIO figlio…
      esiste infatti un decreto del 18/11/2009 dal titolo “Disposizioni in materia di conservazione di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale per uso autologo – dedicato.” nel quale, all’articolo 2, comma 2, si afferma quanto segue: “E’ consentita la conservazione di sangue da cordone ombelicale per uso dedicato al neonato con patologia in atto al momento della nascita o evidenziata in epoca prenatale, o per uso dedicato a consanguineo con patologia in atto al momento della raccolta o pregressa, per la quale risulti scientificamente fondato e
      clinicamente appropriato l’utilizzo di cellule staminali da sangue cordonale, previa presentazione di motivata documentazione clinico sanitaria.”

      Non viene quindi detto: puoi conservare dove vuoi ed usare come vuoi…
      questa mi pare sia la vera truffa! Una truffa statale ai danni dei contribuenti… ma è solo una mia idea, sia chiaro.

      Solo al comma 7 del suddetto decreto troviamo una piccola “scappatoia”.
      Si dichiara infatti quanto segue: “La conservazione del sangue da cordone ombelicale ad uso autologo-dedicato può essere consentita nel caso di particolari patologie non ancora ricomprese nell’elenco di cui all’allegato 1, ma per le quali sussistano comprovate evidenze scientifiche di un possibile impiego di cellule staminali del sangue da cordone ombelicale anche nell’ambito di sperimentazioni cliniche approvate secondo la normativa vigente, previa presentazione di una documentazione rilasciata da un medico specialista nel relativo ambito clinico.”

      Ecco l’elenco delle indicazioni cliniche: http://goo.gl/KSoRhS

      Credo che la conservazione presso banche private sia una scelta pensata sul futuro…
      non sappiamo quanto possano essere conservate le staminali… prove scientifiche dicono che rimangono vitali fino a 25 anni, ma questo solo perché sono disponibili staminali cordonali non più vecchie di tale periodo! 🙂
      Io stesso, 25 anni fa, nemmeno immaginavo che oggi avrei avuto a disposizione un telefono che può farmi navigare su Internet…

      Le banche pubbliche, come tutte le cose pubbliche, nel nostro Stato sono gestite poco e male… certo non vale per tutte le banche, ma è da idioti pensare che sia funzionale, a fronte di 28000 campioni disponibili, avere 18 banche!
      Significa avere una media di 1500 campioni a banca… e chi la mantiene la struttura???
      Sarebbe tutto molto più serio con una o, al massimo, due banche NAZIONALI che funzionino.
      Per questo motivo preferisco “buttare” via duemila Euro, nella speranza che le staminali non servano, piuttosto che affidare allo Stato una sacca che costerà ai contribuenti NOVE volte tanto.
      Senza contare l’indice di affidabilità delle banche pubbliche… so di un guasto alla banca pubblica di Matera nel 2006 che fece perdere 500 sacche, ma non trovo documentazioni su guasti a banche straniere più affidabili…
      senza contare lo scandalo della banca di Terni di un paio di anni fa, la perdita di embrioni al san Filippo Neri di Roma nel 2012…

      Qui fra l’altro uno si domanda perché si possano conservare EMBRIONI ad uso personale, ma non sangue cordonale… ma questa è un’altra storia.

  42. Ritengo che in questo ambito, come in tutti glie altri, si tratti sempre di una discussione fra due non vedenti in merito al colore delle cose: uno dice che è bianco, l’altro che è nero, ma nessuno dei due sanno ciò che bianco o nero, ne tantomeno quale sia il vero colore di ciò di cui parlano.

    Chiaramente in rete si trovano numerosi articoli da fonti pubbliche che discriminano il privato e viceversa.
    Ecco: questo secondo me è un primo sistema di valutazione della serietà…
    Se tu ti presenti dicendomi: “devi venire da me perché l’altro è il diavolo” ecco che io, per come sono fatto, sono assolutamente tentato di andare proprio con l’altro!
    Non dico che ci si debba elevare alle schiere celesti, poiché “chi si loda s’imbroda”, ma nemmeno basare il contraddittorio sui “difetti” dell’altro!
    Sicuramente c’è del buono e del cattivo sia nel privato che nel pubblico, ma, ad oggi, mi pare che, almeno in linea generale, il privato funzioni meglio, in quanto vi sono in gioco interessi economici che impongono di far funzionare le cose.

    Penso sia un po’ come andare in posta… entri, ci sono 20 persone in coda e solo 2 sportelli funzionanti su 10 disponibili… questa è l’Italia, nel bene e nel male!
    Non venitemi a raccontare delle eccezioni, perché sono davvero tali!
    Vi sono strutture d’elite che funzionano alla perfezione e sono di esempio, ma sono davvero poche e, soprattutto, NON sono statali (mi riferisco ad alcuni istituti di ricerca medica) o, quantomeno, hanno solo delle convenzioni con il SSN.
    In Italia tutto viene trasformato dai “potenti” di turno in una macchina da soldi per chi tira le fila.

    In campo di crioconservazione del sangue cordonale, come qualcuno ha già fatto notare, è scomodo permettere la gestione privata presso banche su territorio nazionale… si, perché per conservare all’estero la struttura pubblica ti chiede una tangente da TRECENTO euro, anche se la raccolta non può essere effettuata…
    se decidi di conservare all’estero, privatamente, devi chiedere autorizzazione alla struttura sanitaria che seguirà il parto e questa ti chiederà di pagare una quota che giustifichi la raccolta; questa quota la paghi e basta. Nessuno si sogn adi rimborsartela se, durante il parto, la raccolta non può essere effettuata, sia che il motivo sia clinico, sia che si tratti di imperizia del personale medico.
    Perché queste cose il “pubblico” non le dice???

    Il privato, in moltissimi casi, ti fa pagare SOLO se la raccolta va a buon fine e le cellule possono essere conservate!
    Vi sono alcune banche private che ti chiedono la quota SOLO se, dopo la refertazione del sangue cordonale, viene stabilito che questo può essere conservato in quanto rispondente a certe caratteristiche di qualità e quantità.

    In Italia non si può conservare privatamente perché la conservazione privata non conviene!
    O, meglio, conviene che la si faccia all’estero.
    Numerose società che offrono servizi di crioconservazione all’estero vantano migliaia di clienti in italia… chi 5mila, chi 10mila… moltiplicate per la quota che viene richiesta dalle strutture pubbliche per la raccolta: si parla di MILIONI di Euro che entrano nelle casse statati/pubbliche a fronte di raccolte per donazioni alle banche pubbliche i cui costi, invece, graverebbero allo stato (e quindi ai contribuenti).

    Non sono un medico, ne tantomeno un matematico, ma mi pare ovvio che vi siano più probabilità di trovare cellule compatibili in una banca collettiva, piuttosto che in una banca privata, ma la questione in merito è: cosa accadrà in futuro?
    Per questo motivo personalmente non ritengo sbagliata la scelta di conservare privatamente e, nel caso, poter accedere al patrimonio conservato nelle banche pubbliche… egoismo?
    No, non direi… io le tasse le pago: tutte e fino all’ultimo centesimo, compresi i contributi al SSN, grazie ai quali ho diritto ad usufruire delle prestazioni offerte in caso di necessità.

    Del resto tutti quelli che demonizzano il privato sono certo che si rivolgano sempre e solo al pubblico, senza mai ricorrere ad un dentista privato o ad altre prestazioni mediche private, vero? 🙂
    Chi si rivolge al privato lo fa’ perché ritiene che, in quello specifico caso, il pubblico non sia all’altezza della situazione: vuoi per lungaggini, inefficienza della struttura o mille altri motivi.
    Allo stesso modo ritengo che le strutture Italiane, mediamente, così come sono gestite oggi non siano in grado di offrire un servizio di un certo livello in campo di crioconservazione delle staminali cordonali.

    Non trovo in rete (per imperizia della ricerca…) il dato riguardante al numero di donatori di SCO alle banche pubbliche…
    so che al 31/12/2014 le unità presenti nella banche nazionali ammontavano a 33000.
    Nel 2014 sono stati effettuati diciotto trapianti in Italia da donatori nazionali.
    altri 51 campioni sono stati inviati all’estero.

    Fra le curiosità trovate in rete (fonte IBMDR) trovo che la Sardegna mantiene una banca regionale per OTTANTA sacche (dati 2014)… ma andiamo!
    La paghiamo noi!!!
    Un dato che fa riflettere è che nel 2014 sono nati poco più di 500mila bimbi.
    sono state raccolte 948 sacche…
    la percentuale di raccolta di sangue cordonale nel 2014 è quindi INFERIORE allo 0,2%.
    Non mi pare un sistema ben organizzato.

    • Per dovere di cronaca vanno considerate le sacche raccolte privatamente.
      Non ho avuto modo di cercare quante siano state nel 2014.
      Certamente questo dato andrebbe a variare quella percentuale dello 0,2% (0,18%, per essere precisi) che ho indicata.
      Per cercare di chiarirmi meglio le idee ho fatte ulteriori ricerche.

      Un’informazione trovata in rete è che, nel 2014, i parti effettuati in strutture idonee alla raccolta sono stati circa il 66% (fonte Centro Nazionale del Sangue).
      Mi piace comunque considerare che più che idoneità della struttura si debba parlare di preparazione del personale, in quanto per la raccolta, di per se, non serve nulla a livello strutturale, se non un piccolo kit con catetere, sacca e chiusure della stessa…

      Un dato che ho trovato in rete è la percentuale di genitori che decide di donare il sangue cordonale a fini solidaristici (5,75% dei parti in centri abilitati), ossia la percentuale di parti che danno seguito ad una donazione solidale. Secondo i dati del Centro Nazionale del Sangue (rapporto attività annuale) il totale di queste donazioni nel 2014 ammonta a 19459 sacche raccolte, delle quali 1738 bancate.
      A questo punto salta comunque all’occhio un dato fuorviante che mi piacerebbe approfondire ulteriormente… perché Il CNS parla di 1738 sacche bancate, mentre IBMDR nel suo report 2014 indica 948 sacche bancate?
      Se qualcuno può aiutarmi a capirlo gliene sarei grato, poiché ho difficoltà nella lettura di tali dati.

      Quindi, SEMPLIFICANDO PARECCHIO, da 509mila nascite nel 2014 si è ottenuta una percentuale di sacche raccolte a fini solidaristici di circa lo 0,2% secondo IBMDR ovvero dello 0,34% secondo CNS.
      Il risultato cambia poco: siamo ben sotto lo 0,5% (riferito, ovviamente al totale nascite).
      Ricordo che nel 2011 è stata modificata la soglia minima di banking.

      CNS indica anche la percentuale di bancaggio media nazionale: 8,9%.
      Significa che di tutto ciò che viene raccolto è considerato idoneo al bancaggio l’ 8,9%.

      Consideriamo poi una cosa: solo 4 banche (Milano, Pavia, Bologna e Treviso) sono certificate FACT quindi SOLO quelle 4 banche sono autorizzate ad inviare campioni nella comunità europea in caso di necessità… quindi la solidarietà e l’egoismo passano anche attraverso le mani dello Stato.
      Che senso ha mantenere una banca NON certificata, ossia che NON è adeguata agli standard europei e, di conseguenza, NON può operare in ambito internazionale???
      Dati CNS alla mano le sacche raccolte e bancate presso strutture certificate nel 2014 sono state 687, ossia il 40% del totale.

  43. Buonasera a tutti. Ho avuto la mia prima figlia nel luglio del 2011, ho manifestato la mia volontá di donare il cordone, mi é stato risposto che la struttura ospedaliera non era attrezzata (Alatri, provincia di Frosinone)…relativamente alla provincia nella quale vivo purtroppo parlare di staminali risulta essere utopia considerando che gli ospedali vengono chiusi e in quello che resistono mancano i servizi di base.

  44. andrea de rossi // 12 marzo 2016 alle 19:03 // Rispondi

    a me non interessa un bel tubo sapere che ci fate la romanzina sul donare è giusto. Noi vogliamo sapere se veramente le banche private fanno quello che dicono e se effettivamente possano servire a risolvere un determinato problema. questa è informazione. non quella della romanzina che donare è umano …

  45. Salve,
    Ho appena fatto la raccolta del sangue cordonale di mio figlio nato da una settimana ed inviato alla banca a Londra. Da li ci fanno sapere che il Sangue cordonale ha un basso numero di cellule (< di 150 milioni) e quindi inadatto alla conservazione. L'Agenzia quindi ci chiede se distruggere il sangue (quindi annullamento del contratto) o continuare perché la tecnologia sta facendo progressi e esistono modi per moltiplicare queste cellule o comunque mixarle con altre donate compatibili:
    Mi date un aiuto a decidere cosa fare? Da una parte Capisco l'agenzia che spinge a conservare per validare il contratto e quindi incassare dall'altra vorrei capire il reale uso di questo sangue con delle caratteristiche inferiore agli standard di utilizzo.
    grazie

    • Ciao Mauro.
      Cosa fare devi saperlo tu…
      mi spiego: non so quanto costi la conservazione presso quella banca e non so quanto sei disposto a spendere, quindi dovresti essere tu, insieme alla tua compagna, a decidere se valga la pena o meno di spendere quella cifra.
      In effetti, se non ricordo male i numeri, le cellule del vostro campione sono un decimo del minimo bancabile…
      Riguardo al reale loro utilizzo, non essendo io un medico, non saprei risponderti.
      Però, scusa, se una trentina di anni fa ti avessero detto: “fra trent’anni navigherai in Internet grazie ad un telefono” tu ci avresti creduto?
      Questo per dire che non puoi sapere oggi dove arriverà la scienza fra 5, 10 o 20 anni.
      Si tratta, quindi, di una scelta personale. 🙂

      • L’intenzione di fare la conservazione c’era già da prima della nascita dal momento che, pur essendoci molti interrogativi, il costo è abbordabile e alla nostra portata. Ora che però le cellule sono state stimate in 142 milioni contro 150 mil. minime per la conservazione, gli interrogativi aumentano perché ci si affida solamente al progresso della scienza, mentre oggi come oggi con i valori corretti si possono già avere dei risultati visibili. Mi sembra un po’ come conservare il proprio corpo da morto e rimandare alla scienza del futuro un possibile utilizzo. Con il mio post è sapere se qualcuno può’ darmi dei lumi in merito al caso mio, dal momento anche se il costo è abbordabile le percentuale di reale utilizzo delle cellule è molto ma molto basso, se non nullo.

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