CRONACA

Requiem per i colibrì

CRONACA – Non mi sono mai piaciuti gli uccelli in gabbia. Non importa la dimensione della gabbia, non mi piacciono. E qualche volta i fatti mi ricordano il perché: stamattina alle 8 e 30, un incendio ha praticamente ucciso tutti gli esemplari di colibri “custiditi” nel castello di Miramare di Trieste, un attrazione “storica”, come definita dal quotidiano della Città, Il Piccolo.

Solo due esemplari si sono salvati, ma versano in condizioni disperate per aver respirato i gas tossici. La collezione contava esemplari molto rari e preziosi. Alla base dell’incidente, si pensa, un banale corto circuito. Fatalità, vero, ma fa riflettere sul modo in cui gli animali vengono messi in mostra.

Il Centro era comunque già nel bel mezzo di una bufera che riguardava permessi e finanziamenti. Destino beffardo.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

10 Commenti

  1. Non è una questione di gusto, l’avere o meno animali in gabbia.
    strutture serie e scientifiche come i Giardini Zoologici e gli acquari, con il metodo attuale del immersion-nature system, hanno permesso a decine di specie e generi, di artropodi, pesci, anfibi, rettili, uccelli, mammiferi (macro e micromammiferi), proscimmie e primati (tra cui le antropomorfe) di sopravvivere al disboscamento selvaggio per ottenere terreni da coltivare a moncoltura intensiva, i cui frutti non sono destinati mai alle popolazioni autoctone (vedi il Madagascar con la Corea del Sud), al disboscamento per la ricerca di risorse minerarie, alla barbarica abitudine di dare fuoco alle aree boschive.

    Inoltre, i biologi hanno potuto chiarire molto sulle necessità ecoetologiche e ecologico-alimentari, di cui necesstiano queste specie in natura, mediante tali strutture.

    A tutti, per primo ai biologi, piacerebbe avere un mondo che sia un Parco Naturale, ma chi va contro i governi Russo-Cinese-Americano e asiatici vari, insieme a quelli europei, diciamo al verità?

    Almeno così, specie come l’Okapia johnstoni, possiamo ancora vederla.

    Il problema è sempre lì, non mi piace questo…quest’altro, ma la scienza non va per gusto solamente ma si basa su consocenze.
    L’ incidente di Trieste, purtroppo c’è stato, ma non è differente alle migliaia di animali morti che vivono allo stato selvatico che però purtroppo rimangono intrappolati negli strati inferiori della giungla durante un incendio,volutamente applicato, o per mano dei bracconieri e cacciatori che vogliono ucciderli.
    Almeno in questo caso è stato un triste “incidente”.
    DrSc MP biologo (zoologo-etnologo)

  2. Ok, capisco lo sconforto, ma pf … non credo che i colibrì siano responsabili dei gas tossici … come farebbe credere il vostro scritto. Pf cambiate quel “esalare” e cancellate il mio commento. Sperando che i 2 nel frattempo non abbiano “esalato l’ultimo respiro” …
    Anche a me non sono mai piaciuti, gli uccelli in gabbia … gli unici che ho mai avuto erano poveri uccellini “da gabbia” trovati spersi e tremanti sul mio balcone. Catturati, curati e poi regalati a chi invece aveva piacere a tenerli, perché a rimetterli “in libertà” sarebbero solo morti di stenti o cacciati dalle cornacchie.

    1. ehehhem, si scusa, il commento lo lascio, è molto spiritoso. correggo (la fretta). GRAZIE

  3. Mi spiace molto per i colibrì! E gli altri uccelli presenti? Oltre a qualche trampoliere ne ricordo alcuni che non volavano, della taglia di una piccola gallina, somigliavano a grosse quaglie vestite per un carnevale brasiliano…
    E i pipistrelli, gli insetti stecco e le formiche?
    L’ansa parla di una bombola di gas invece che di un cortocircuito. In ogni caso direi che gli animali hanno “inalato”, non “esalato” fumi.
    “custiditi” invece ho il dubbio che sia una citazione… o è un refuso?

  4. I colibrì deceduti per l’incendio sono 5. Altri due sono intossicati ma uno è già uscito dalla rianimazione e ora sta bene.Tutti gli altri colibrì si sono salvati.
    Il direttore del centro
    Stefano Rimoli

  5. Condivido il commento di Marco (DrSc MP biologo (zoologo-etnologo)) i casi di reintroduzione in natura di specie estinte in libertà non sono numerosi, ma neppure trascurabili.
    Sto giusto leggendo un testo del 1931, sull’influenza della colonizzazione delle Grandi Pianure sui mutamenti sociali, culturali e istituzionali degli Stati Uniti, e, con mia grande sorpresa, ho trovato in esso, data per scontata, l’estinzione del bisonte nordamericano. Si tratta di un esempio, che non vuole in nessun caso giustificare la cattura di uccelli, o di altri animali protetti, a fini amatoriali e non di tutela e riproduzione, anche se alcune delle mandrie da cui si ricominciò a popolare le Pianure americane furono create con scopi diversi.

  6. Concordo in pieno con Marco, la cattività (se ben gestita) è l’unico modo di proteggere molte specie in pericolo, e anche di studiarle in modo da poter meglio salvaguardare anche i loro simili in libertà, anche se è ovvio che la cosa migliore sarebbe proteggere gli ecosistemi interi, tutte le loro specie e i loro preziosi servizi all’uomo, invece che solo qualche specie-simbolo.

  7. Scusatemi “non voglio creare plemiche”, ma a me i conti non tornano, sarà che vivo da troppo all’estero, in Francia e, lavoro in muesi di storia Naturale e Giardini Zoologici di là, dove le sorti e le sovvenzioni sono di tipo diverso e percorrono strade diverse.

    Mi rivolgo al collega biologo Stefano Rimoli direttore del centro colibrì di Trieste, forse mi sbaglio ma il presidente del Centro ho visto essere Margherita Hack?

    Ma scusmatemi, sono proverbiali (tra parentesi è una rinomata astrofisica ma non un zoologa) i suoi attacchi, pubblicati in molte interviste e quotidiani a riguardo, verso i giardini zoologi, gli acquari (ove diceva che nno servivano a nulla!), se non sbaglio si schierò contro la possibilità che a Trieste si potesse (non so più che fine ha fatto il progetto), costruire un nuovo Acquario Comunale (che avrebbe dato lavoro a biologi e tecnici, magari qualche volta assumeteli Italiani), tanto è vero che biologi marini e biologi zoologi dello spessore di F. Boero, D. Mainardi, gli ricordarono che lei si occupava di fisica e non si era mai occupata in tutta la sua vita di zoologia, né ne aveva acquisito mai i titoli, un pò come se un biologo zoologo si schierasse contro i progetti aerospazali Italiani, dicendo che ha i titoli per farlo.

    Poi ora la trovo presidente, magari non è proprio uno zoo, ma comunque di un centro che ricalca tale natura?
    “de gustibus non disputandum est”

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