COSTUME E SOCIETÀ

La scienza a misura di cittadino

COSTUME E SOCIETÀ – È stata indicata dall’Insitute for the Future come uno degli “ambienti” in cui si svilupperà la scienza nel prossimo decennio, l’humus in cui i ricercatori tradizionali porteranno avanti i loro studi. Sto parlando di citizen science che possiamo definire anche “crowdsourcing per la scienza”: i cittadini (con vari mezzi) vengono invitati a partecipare a un progetto di ricerca. Spesso viene chiesto loro di fare qualcosa, osservare qualcosa, riportare qualcosa. Questo permette di raccogliere una gran mole di dati e di compiere un’analisi che non sarebbe possibile a un gruppo ristretto di lavoro.

La citizen science non nasce in questi ultimi anni, anche se solo nell’ultimo decennio ha trovato gli strumenti per essere applicata su vasta scala. Uno dei primi esperimenti fu il “Christmas bird count” promosso dalla National Audbon Society a partire dal 1900 (ogni anno da allora). È stato stimato che in questo secolo decine di migliaia di volontari hanno contato oltre 63 milioni di volatili. Esempi simili di coinvolgimento dei birdwatcher si sono avuti anche nel Regno Unito.

Oggi grazie a internet, e lo sviluppo dei servizi partecipativi, il sogno di ogni scienziato è diventato realtà: avere un team di lavoro composto da  migliaia (quando non di più) di collaboratori disposti a partecipare in certi compiti (che se fatti da pochi sono una noia mortale, ma se condivisi appaiono quasi come un gioco). Secondo Jonathan Silverton, della Open University, sono tre i fattori che hanno provocato la crescente popolarità attuale della citizen science: la tecnologia a basso costo disponibile a un gran numero di persone, la consapevolezza degli scienziati che il pubblico è una risorsa, la necessità di rendere pubblici i risultati e i metodi della ricerca scientifica (necessità molto sentita nei paesi anglosassoni).

Uno degli istituti più attivi nel Vecchio Mondo (nello specifico nel Regno Unito) è la Open University. L’università a distanza che offre educazione (e ricerca) di alta qualità già da diversi anni porta avanti progetti importanti di citizen science. Evolution Megalab è uno dei più noti. Migliaia di persone hanno contribuito andando a caccia di chiocciole nei propri giardini, al solo scopo di contare le spirali sul guscio delle lumachine e riportarne le caratteristiche su una piattaforma online dedicata. In questo modo un team di scienziati ha messo insieme i dati per valutare se l’innalzamento delle temperatura nei decenni recenti abbia agito come forza selettiva sulle caratteristiche del guscio della lumaca. Il risultato è stato poi pubblicato sulla rivista PLoS One.

Dall’altra parte dell’oceano uno dei progetti più interessanti è Zooniverse. Il progetto è un’evoluzione dell’originale Galaxy zoo, un progetto di enorme successo in cui i volontari hanno classificato visivamente un gran numero di galassie. Può ricordare il progetto SETI@home, nel caso di Galaxy zoo però l’utente non mette a disposizione le capacità computazionali del proprio computer, ma quelle del proprio cervello. Ed è proprio questo che fa la differenza: il cervello umano è molto bravo a eseguire compiti molto difficili per un calcoltore, per esempio compiti di discriminazione visiva. E proprio sulla discrimimazione visiva si basa anche uno dei più recenti progetti di zooniverse: Whalefm chiede ai volontari di dare un’occhiata ai grafici dei tracciati sonori dei versi delle orche marine. Il progetto vuole individuare se esistono particolari “dialetti” adottati da popolazioni diverse di questi cetacei, e per farlo chiede ai volontari di raggruppare i tracciati sonori delle balene in base alla somiglianza visiva. Per partecipare andate qui.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

2 Commenti

  1. La citizen science ripropone una dimensione amatoriale, dal basso e partecipativa alla produzione di conoscenza scientifica che ha caratterizzato una parte importante della storia della scienza. Fino alla seconda metà dell’Ottocento le società scientifiche erano popolate da dilettanti, preti e donne. Gradualmente sono stati espulsi a favore di un processo di selezione e istituzionalizzazione che avrebbe portato alla forma di scienza nota come scienza accademica.
    Internet, come avviene in altri ambiti, abilita comportamenti che nel mondo analogico richiedono una fatica molto maggiore. Permette di fare meglio, più velocemente e con meno risorse materiali quello che spesso desideravamo già di fare. In più, cambia radicalmente la scala della partecipazione.
    Nel caso della scienza contemporanea, un aspetto profondamente diverso, tra le altre cose, rispetto all’Ottocento, è l’aumento drastico della disponibilità di dati. Il crowdsourcing può fare davvero comodo e chissà se è la volta buona che i dilettanti scacciati dalla porta dalla scienza accademica non rientrino dalla finestra della rete digitale.

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