martedì, Dicembre 18, 2018
CRONACA

Niente neutrini superluminali

CRONACA – Molti di voi lo sapranno già, io l’ho scoperto pochi minuti fa (ieri sera sono andata a nanna presto): i neutrini del Gran Sasso non vanno più veloci della luce (nonostante il tunnel). In mattinata vi daremo qualche dettaglio in più. Per ora vi riporto il lancio appena letto su Science Insider:

Sembra infine che i risultati sul neutrini-più-veloci-della-luce, annunciati lo scorso settembre dalla collaborazione italiana OPERA, fossero dovuti a un errore. La colpa serebbe di una cattiva connessione fra un’unità GPS e un computer.

Secondo fonti vicine al team sperimentale, la discrepanza di 60 nanosecondi sembra provenire da una connessione malfunzionante fra il cavo a fibra ottica che connette il ricevitore GPS usato per correggere la scansione temporale del volo dei neutrini e una scheda elettronica all’interno di un computer. Dopo aver fissato la connessione e aver misurato il tempo necessario per il passaggio dei dati attraverso la fibra, i ricercatori hanno trovato che i dati arrivavano con 60 nanosecondi di anticipo rispetto a quello che si era creduto fino a quel momento. Quando questo tempo viene sottratto alla durata complessiva del viaggio, si spiega l’arrivo anticipato dei neutrini. Serviranno comunque ulteriori dati per confermare l’ipotesi.

Va detto che gli stessi autori della scoperta (Antonio Ereditato in primis) si sono sempre dichiarati cauti e hanno chiesto alla comunità scientifica internazionale di dar loro una mano a risolvere il mistero.

Molti già lo sospettavano, che ci fosse un errore. Per esempio di recente in un’intervista Shmuel Nussinov, che non è coinvolto nell’esperimento OPERA, ci aveva chiaramente detto di essere sicuro che si trattasse di un errore di misurazione e che nessuno avrebbe, per ora, sconvolto la teoria della relatività. A dopo con maggiori dettagli

Crediti immagine: futureatlas.com

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

9 Commenti

  1. Osservo, anzitutto, che interpretare la teoria einsteiniana della relatività appesa al filo della “c”, velocità finita della luce nel vuoto; e proteggerla da problemi di sopravvivenza fino a pretendere oggi esaltante vendetta poiché i neutrini non sono superveloci(cfr. la Repubblica, giovedì 23 febbraio 2012) è prefigurarsi un lettore sprovveduto di quanto Albert Einstein scrive a proposito (cfr. Il significato della Relatività, Brunswick 1922; trad it. Boringhieri 1959, pag 28): la velocità finita rende possibile “stabilire tra posti differenti relazioni che comportino un certo tempo: ”… e “non ha importanza quali tipi di processi si scelgano per tale definizione di tempo, ma è teoricamente vantaggioso scegliere quei processi sui quali si conosca qualcosa di sicuro”.
    Per questo occorre non oscurare il fatto che, se la scelta di Albert Einstein decide per la velo-cità della luce lo è perché – precisa lo stesso Einstein- qualcosa di sicuro “avviene per la pro-pagazione della luce nel vuoto in misura maggiore che per qualunque altro processo, grazie alle indagini di Maxwell e di Lorentz”.
    Dopo aver chiarito ciò a vantaggio del lettore, si può aggiungere che eventuale supervelocità non farebbe uscire la conoscenza fisico-teorica e sperimentale, coi suoi consolidati traguardi tecno-scientifici, dal solco della rivoluzione einsteiniana.
    Le rivoluzioni scientifiche, sono “episodi straordinari” (T. Kuhn). cioè dovuti ad un problema non risolvibile per mezzo di regole e procedimenti noti. Ed allora, pregiudizievole è l’ inconsapevolezza che il caso Opera, per nulla ha questo carattere: usa mezzi e regole e procedimenti noti per misurare una velocità di una particella, che benché ne abbia avuto visibilità teorica (W. Pauli, 1930) e natali in quantistica (è fermione) ed esistenza sperimentale (Clyde Cowan e Fred erick Reines. 1956), viene trattata alla stregua di un mobile, esigente sincronizzazione relativistica, e misura di distanze spazio-spaziali. La novità rivoluzionaria, non sta nello annunciato scrupolo di ben vincolare una fibra ottica all’apposito morsetto o nel farsi carico dello zig-zag di rifrazione totale della luce lungo essa; semmai consiste, in un aumento di capacità intellettuali, in una straordinaria fondazione di sensibilità, nel saper vedere in coerenza con ciò che la teoria rende visibile.
    Mettiamo, quindi, da parte i sensazionalismi della sconfitta o la prospettiva di una vittoria possibile futura: ciascuna teoria è storia, perché ha un cominciamento ed un capolinea; e, preferibilmente, rileggiamo la distinzione galileiana tra divino e umano nel senso che Il gran libro della natura non lo legge ma lo scrive l’uomo attento alla temperie dei tempi che mu-tando lasciano permanente il compito del cominciamento: l’episodio straordinario di cui dice Thomas Kuhn, tutto sommato, è una cesura che esige un nuovo cominciamento, non un uppercut ko.
    Einstein non ha bisogno di proteggersi dal caso Opera le cui questioni tecnico-operative cor-rono comunque ben lungi da aspirazioni a velocità infinite. Per la Teoria della relatività, la co-stante velocità della luce nel vuoto è la chiave di volta del costrutto einsteiniano; ma è anzi-tutto asserzione della insignificanza fisica di velocità infinita che toglie una dimensione alla realtà fenomenica. Peraltro, è impraticabile la nozione di velocità infinite, e bizzarra sarebbe l’idea di rimettere al tempo il ruolo newtoniano di posticcio ad hoc, gratuito articolato con dimensioni spaziali chiamate a tollerarlo.
    Insomma, il Genio di Einstein non si rivolta nella tomba; semmai si compiace, ritengo, del fatto che in continuità col suo sogno si innalzino regioni teoriche per altre avventure lungo aggiornati percorsi, per nuove odissee del concetto che sono i vivaci problemi della GUT.
    Palmi, 24 febbraio 2012 Giuseppe Chiofalo

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