AMBIENTEULISSE

Inaciditi troppo in fretta

AMBIENTE – Su Science, Bärbel Hönisch del Lamont-Doherty Earth Observatory e altri ventun biologi, paleoclimatologi, paleo-oceanografi ecc. pubblicano una storia dell’acidificazione degli oceani così come si legge nelle “registrazioni geologiche”, in sostanza nelle carote estratte dai sedimenti marini. Le tracce degli ultimi 180 milioni di anni sono abbastanza leggibili, quelle precedenti sono più ardue da decifrare, ma tutte indicano che il pH dell’acqua di mare calava molto più lentamente di oggi.

Gli autori analizzano

gli eventi che mostrano un’elevata CO2 atmosferica, un riscaldamento globale e un’acidificazione degli oceani negli ultimi 300 milioni di anni della storia terrestre, a volte con estinzioni contemporanee, a volte con una sostituzione evolutiva dei calficicanti.

Quando la CO2 si scioglie nel mare, reagisce con l’acqua per formare acido carbonico che poi si dissocia in bicarbonato, carbonato e idrogeno che acidifica l’acqua. A risentirne e più raramente a evolvere meccanismi alternativi per costruirsi con il carbonato un esoscheletro, un guscio, una conchiglia, per strutturarsi e sopravvivere insomma, sono sopratutto le bestioline che nello zooplancton, nelle barriere coralline o sui fondali sono alla base della catena alimentare di quantità di altre specie.

L’intenzione era di vedere come questi organismi avevano superato o meno le grandi variazioni precedenti, per migliorare i modelli di previsione sul cambiamento globale in corso. Le registrazioni hanno ancora molte lacune, servono altre ricerche come questa, ma  con i dati attuali la conclusione è inevitabile:

Anche se ci sono similitudini, nessuno dei questi eventi fornisce un parallelismo perfetto con le proiezioni sullo squilibrio della chimica marina dei carbonati, una conseguenza della rapidità senza precedenti delle attuali emissioni di CO2.

Le proiezioni raccolte nel IV rapporto IPCC del 2007 convergevano – con grandi margini di incertezza – attorno a un pH in calo di 0,2  a fine secolo, come nel massimo termico tra Paleocene ed Eocene (PETM, nel grafico) 56 milioni di anni fa. Tuttavia, l’analogia non regge, avvertono gli autori. A quei tempi però, la temperatura globale ci aveva messo 20 mila anni ad aumentare di 6° C con un riscaldamento medio di 0,03°C al secolo. Per un confronto, nonostante quattro anni di irradiazione solare al minimo e di un’oscillazione meridionale del Pacifico (ENSO) prevalentemente fredda, il decennio 2001-2010 è stato il più caldo osservato dal 1860 in poi  e il riscaldamento medio di 0,2° C rispetto al decennio precedente.

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Crediti immagine: muha…

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