Per guardarti meglio, capodoglio

CRONACA – Perché gli occhi del calamaro gigante sono così enormi? Per quanto gli scienziati abbiano calcolato e ricalcolato, non sembrava che occhi della dimensione di una palla da pallacanestro servissero per vedere meglio le prede sott’acqua, come si era ipotizzato. Ora però una nuova ricerca pubblicata su Current Biology sembra aver sciolto il mistero: servono per vedere meglio, ma solo i capodogli.

Andiamo per ordine. L’anno scorso nelle reti di alcuni pescatori è finito suo malgrado un calamaro gigante di dimensioni notevoli. Già morto è stato poi conservato per l’analisi. Fra le cose più impressionanti, le dimensioni degli occhi, circa 27 centimetri di diametro. “Perchemmai?” si sono chiesti gli scienziati.

Il calamaro gigante (un cefalopode del genere Architeuthis) vive infatti nel buio dei fondi abissali, dove la vista è poco utile. Forse la grande dimensione degli occhi permette all’animale di raccogliere più luce e dunque di essere più sensibile, avevano ipotizzato i biologi, ma i calcoli e le simulazioni hanno dimostrato che oltre alla dimensione di un’arancia, non cambia nulla, e dato che gli occhi sono molto costosi da evolvere e mantenere per l’organismo, queste dimensioni supergiganti non si spiegavano.

Dan-Eric Nilsson, biologo dell’Univesità Lund in Svezia, e colleghi si sono però accorti che l’occhio del calamaro gigante è ipermetrope. In pratica da vicino ci vede molto male ma compensa con un’estrema efficenza per gli oggetti lontani. In più in questo caso la grandezza degli occhi, che non dà vantaggi nella vista da vicino, permette invece di raccogliere anche il più piccolo bagliore. Un animale grande come un capodoglio nel muoversi sposta grandi quantità di plancton che diventa fluoerescente al tocco e il sistema visivo del calamaro sembra fatto apposta per accorgersene. E dato che i capodogli sono fra i maggiori predatori di calamari giganti…

Crediti immagine: Fir0002/Flagstaffotos (GFDL)

Informazioni su Federica Sgorbissa ()
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

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