COSTUME E SOCIETÀPOLITICAULISSE

In politica conta la voce

CRONACA – Quando votiamo siamo più propensi a scegliere un candidato con la voce profonda, che si tratti di un uomo o di una donna. Lo conferma uno studio recentemente pubblicato sui Proceedings B della Royal Society.
Casey Klofstad, professore associato di Scienze Politiche all’Università di Miami, e i ricercatori del dipartimento di biologia della Duke University, hanno scelto candidati ipotetici sulla base della loro voce e li hanno registrati mentre dicevano: “Vi chiedo di votare per me il prossimo novembre”. Successivamente la registrazione è stata manipolata in modo da distorcere le voci e farle diventare più basse o più acute. Il risultato è stato che i partecipanti allo studio, ossia gli “elettori”, hanno votato in maniera notevolmente più significativa le voci più profonde.

Esperimenti dello stesso genere sono già stati più volte effettuati, ma gli studi precedenti utilizzavano registrazioni di ex presidenti degli Stati Uniti piuttosto che voci sconosciute. Perciò è sempre rimasto il dubbio che quelle voci potessero essere riconosciute dai partecipanti e che il loro giudizio potesse quindi essere influenzato dalle personali preferenze politiche. Inoltre non erano mai state incluse voci femminili. “I nostri risultati – ha spiegato Klofstad in un comunicato della Royal Society – suggeriscono che la possibilità che vengano eletti candidati donna può essere influenzata dal fatto che le donne hanno voci più squillanti degli uomini. Le donne sono sottorappresentate nelle posizioni di leadership e, se sicuramente la discriminazione di genere ne è una causa ovvia, i nostri dati indicano che anche le differenze biologiche tra i sessi, e la nostra risposta a queste differenze, potrebbero potenzialmente essere un fattore da tenere in considerazione”.

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