SALUTEULISSE

Dormire bene per restare in forma

SALUTE – La cosa peggior al mondo? Cercare di dormire e non riuscire a farlo. Lo sosteneva lo scrittore Francis Scott Fitzgerald. E non pochi oggi gli darebbero ragione. Visto che un sonno non adeguatamente ristoratore può  influire, negativamente, sul benessere fisico, mentale ed emotivo delle persone e, secondo la World Association of Sleep Medicine, il 45% della popolazione mondiale ha problemi con il riposo notturno.

Numerose ricerche scientifiche, del resto, hanno dimostrato l’importanza del dormire bene. E altro che chi dorme non piglia pesci. Uno studio pubblicato su Plos One sottolinea che chiudere gli occhi dopo aver appreso qualcosa di nuovo fa bene alla memoria. Al contrario, uno studio pubblicato su Sleep sostiene che tra gli adolescenti una deprivazione cronica del sonno può incrementare il rischio di suicidio. Sugli Archives of Internal Medicine si possono leggere invece i risultati di una ricerca che accerta gli effetti benefici, sul sistema immunitario, del dormire bene: tiene alla larga il raffreddore.

Ma di quante ore di riposo abbiamo bisogno? “Non c’è una risposta che valga per tutti: in generale 7-8 ore di riposo notturno sono rigeneratrici, anche se il bisogno effettivo varia da soggetto a soggetto, per l’età ma anche per condizioni genetiche predeterminate” precisa il neurologo Gian Luigi Gigli, che a Udine dirige il Centro di medicina del sonno.

7-8 ore di sonno per notte, dunque. Un traguardo irraggiungibile per molti, oggi che viviamo in una società deprivata del sonno. “Nell’arco di poco più di un secolo la media della durata del sonno nella popolazione occidentale è diminuita di due ore per notte. Un tempo la luce si spegneva e finiva la giornata, oggi invece la notte pullula di vita, per lo svago, per il lavoro. Basti pensare che circa il 20% della popolazione è sottoposta a ritmi lavorativi organizzati in turni. E anche la maggiore illuminazione modifica i ritmi della melatonina, ormone che regola i cicli sonno-veglia”.

Dormire bene, fa bene. Ma in particolare che legame c’è tra sonno e obesità?

Il sonno è un importante modulatore della funzione neuroendocrina e del metabolismo del glucosio. E la perdita di sonno si associa ad alterazioni metaboliche ed endocrine, tra cui una diminuita tolleranza al glucosio, una aumentata resistenza per l’insulina, aumentati livelli di grelina (ormone dell’appetito) e diminuiti livelli di leptina (ormone della sazietà), con conseguente aumento dell’appetito e della fame. Esiste dunque un’associazione tra perdita di sonno e rischio di obesità, diabete e sindrome metabolica.

Quindi l’insonne rallenta il suo metabolismo?

Esattamente. Sembra che il tutto avvenga sotto il controllo di una sostanza che quando è bassa è associata alla narcolessia, un’importante causa di ipersonnia, mentre quando funziona molto favorisce la veglia e l’alimentazione e riduce il dispendio energetico. Si tratta della orexina, prodotta dall’ipotalamo. Significativamente, l’aumento su scala planetaria dell’obesità sembra procedere parallelamente al progredire della restrizione delle ore di sonno che è possibile osservare nella società. La privazione di sonno e l’insonnia debbono ormai essere considerate fattori di rischio modificabili per l’obesità e le malattie cardio e cerebrovascolari.

Una sorta di cane che si morde la coda?

In effetti, i problemi come sempre si avvitano: la mancanza di sonno porta all’obesità e il sovrappeso causa altri problemi del sonno.

Quali?

Il sovrappeso favorisce la sindrome dei grandi russatori con comparsa di apnee ostruttive nel sonno, che si sommano all’obesità come ulteriore fattore di rischio cerebrovascolare. Inoltre, se il sonno notturno è disturbato, aumenta la sonnolenza diurna con conseguente calo delle prestazioni lavorative, scolastiche e rischio di incidenti.

La mancanza di sonno incide anche sul nostro umore?

Chi dorme male entra in un circolo vizioso: cala il tono dell’umore ed è a rischio di depressione. Il soggetto insonne cronico presenta infatti un alto rischio di cadere in episodi depressivi e, viceversa, il depresso si lamenta con altissima frequenza per il sonno disturbato. Quindi: l’insonne può sviluppare depressione e il depresso può non riuscire a dormire.

Quali consigli allora per salvaguardare la qualità e la durata del nostro riposo notturno?

Innanzitutto la regolarità: è importante cercare di andare a letto sempre agli stessi orari. Inoltre prima di spegnere le luci per cadere tra le braccia di Morfeo, è opportuno evitare situazioni di iperattività fisica o di stress emotivo, stare attenti all’alimentazione ed evitare gli alcolici che possono rendere il sonno difficoltoso. E se il problema persiste, affrontarlo: parlare con il medico e, se necessario, rivolgersi a un centro di medicina del sonno.

Crediti immagine: Mike “Dakinewavamon” Kline/Flickr

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