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Ohibò! Ho una trave nell’occhio.

CULTURA – Phineas Gage, a suo modo, è una superstar. Uso il presente, perché nonostante sia morto da 152 anni, continua a far parlare di sé. Quando ancora non esistevano le moderne tecniche di studio del cervello, ha offerto agli scienziati un’opportunità unica per capire meglio le funzioni cerebrali. In realtà al povero Phineas non interessava la fama e tantomeno il progresso scientifico: era un operaio venticinquenne impegnato nella costruzione delle ferrovie americane.

Il 13 settembre 1848 (un bel giorno per la scienza, ma pessimo per lui), mentre stava inserendo una carica esplosiva per la costruzione di un nuovo tratto ferroviario qualcosa andò storto: la detonazione avvenne prima del previsto, e la barra di acciaio che Phineas stava usando gli schizzò in faccia, trapassandogli il cranio.

Un incidente sul lavoro che soprattutto in quegli anni non era così strano. La cosa strana, quella sì, è che possiamo ammirare Phineas Gage in una fotografia di qualche tempo dopo, mentre regge orgogliosamente la trave di metallo che attraversò i lobi frontali del suo cervello. Vivo.

Non solo Phineas sopravvisse per altri dodici anni, ma in meno di un mese era già sul posto di lavoro. Tuttavia fu presto licenziato, perché la sua personalità cambiò radicalmente: divenne intrattabile.

Bella forza, con una trave nella testa… aveva tutto il diritto di essere almeno un po’ nervoso. La particolarità, però, sta proprio nel fatto che le aree del cervello asportate dall’incidente hanno permesso agli studiosi di collegarle alle nostre emozioni. Da quel giorno in poi le neuroscienze non sono state più le stesse.

Ora alcuni ricercatori dell’UCLA (University of California, Los Angeles) si sono presi la briga di recuperare alcuni dati persi da decenni e hanno ristudiato il caso utilizzando moderne tecniche di brain-imaging.  Perché se è vero che si tratta di un caso emblematico e tra i più studiati, è anche vero che rimangono ancora molte incognite.

Così il team di ricerca capitanato dal neurologo Jack Van Horn ha realizzato un nuovo modello computerizzato del teschio di Gage (per gli amanti del genere è esposto al Warren Anatomical Museum dell’Harvard Medical School), anche perché l’ultimo lavoro di imaging del 2001 è andato perduto. Ora si può ammirare (e soprattutto studiare) il teschio virtuale in una composizione di 110 immagini ad una risoluzione senza precedenti.

Questo ha permesso ai ricercatori di notare che “solo” il quattro percento della corteccia cerebrale è stata rimossa dal passaggio della barra, ma è stato danneggiato oltre il dieci percento della materia bianca. Il passaggio della trave ha quindi propagato il danno, responsabile dei cambiamenti comportamentali del poveretto.

Secondo lo studio appena pubblicato su Plos ONE, quindi, è stata proprio la perdita significativa di materia bianca connessa alle regioni frontali sinistre e il resto del cervello a causare il cambiamento di personalità. Molto più rispetto al danno alla corteccia cerebrale. L’estesa perdita di materia bianca ha riguardato entrambi gli emisferi, mentre il danno diretto dall’asta si è limitato all’emisfero sinistro.

Lo studio non serve solo a far luce sullo strano caso di Phineas Gage, ma potrebbe aiutare meglio a comprendere i disordini cerebrali causati in parte da danni simili (anche se per ragioni diverse). Infatti la materia bianca e la sua guaina mielinica (il mantello che avvolge le fibre nervose che formano i collegamenti di base con il cervello) connette i miliardi di neuroni che ci permettono di ragionare e ricordare. Il caso in questione offre molte analogie in alcune forme di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer o la demenzia fronto-temporale, nelle quali i percorsi neurali nei lobi frontali sono compromessi. E i cambiamenti comportamentali sono tristemente noti.

Se invece vi state chiedendo che fine avesse fatto poi Gage, ebbene, nonostante il “problemino” se ne andò fino in Sud America, dove intraprese la (breve) carriera di cocchiere. Un lavoro senza travi o esplosivi.

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