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Consigli per un mondo più equo

AMBIENTE – Nel 2011 abbiamo raggiunto i 7 miliardi di abitanti. Da qui al 2050 la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi, con un aumento pari a una Cina e un’India in più. Se non vogliamo che il nostro pianeta finisca in una spirale negativa di malattie economiche e ambientali che porteranno a un futuro ancora più inospitale, è necessario da un lato ridurre i consumi dei Paesi industrializzati e dall’altro limitare le nascite in quelli in via di sviluppo. Sono queste le raccomandazioni che arrivano dall’ultimo rapporto “People and the Planet” della britannica Royal Society.

In base allo schema di Rockstrom, illustrato nell’infografica, è possibile individuare nove “confini della Terra”, entro cui la popolazione deve muoversi al fine di evitare cambiamenti ambientali che potrebbero avere conseguenze dannose sia per il pianeta stesso, sia per l’uomo. Dei nove confini individuati, le soglie di attenzione relative ai cambiamenti climatici, alla riduzione della biodiversità e all’azoto immesso nell’atmosfera, sono già state superate. Ecco, quindi, che le raccomandazioni della Royal Society diventano essenziali se si vuole mantenere un equilibrio sostenibile. Se i Paesi in via di sviluppo dovranno controllare le nascite, a quelli occidentali spetta il gravoso compito di farsi carico dell’1,2 miliardi di persone che vivono con meno di due dollari al giorno. E non solo, sempre i Paesi industrializzati dovranno ridurre i consumi di materie prime, aumentando l’efficienza.

2 Commenti

  1. Le solite raccomandazioni sterili, che vogliono dare la parvenza, uno spiraglio, una speranza del tutto vana che possa essere realizzato un mercato mondiale sostenibile, come se la concorrenza capitalistica pomassa avere una morale differente dal profitto…
    Se l’intero mercato produce danni all’ambiente, è perché i fondamenti su cui esso si basa sono fallimentari.
    Suvvia!
    Usiamo tecnologie d’avanguardia capaci di far sfamare milioni di persone attraverso il lavoro di qualche migliaio di addetti e continuiamo a sottostare alle stesse leggi che regolavano la distribuzione delle risorse 800 anni fa.
    Non è quindi nella tipologia delle varie tecnologie il problema bensì nei binari entro cui esse vengono costrette ed entro cui le persone, la collettività è costretta ad usufruirne o a non potervi accedere.

    Dato che, con evidenza materiale, il fine della produzione è in ogni caso il profitto, è questo il vero fulcro del problema, la fonte che genera ogni altro problema dell’intera umanità.
    Rifiutare questo significa accettare tacitamente che l’umanità continui a devastare l’ambiente e a schiavizzare se stessa.

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