COSTUME E SOCIETÀ

La strategia dell’estorsione

CULTURA – Negli ultimi sessant’anni il Dilemma del prigioniero – la scelta tra collaborare e fare defezione – è stato analizzato dai teorici dei giochi in ogni versione possibile e in contesti che vanno dall’economia all’evoluzione delle specie. Su PNAS, un imprenditore e un fisico teorico identificano a sorpresa mosse reiterate che nessuno aveva ancora formalizzato.

Quando il Dilemma si gioca una volta sola, conviene fare defezione. Se i due giocatori sono impegnati in una serie di partite, conviene invece la reciprocità detta “Tit for Tat, o pan per focaccia. Il postulato è che entrambi i giocatori abbiano pari opportunità e capacità di agire. Nella vita prevale la disparità ed è questa il punto di partenza dell’articolo di William Press e Freeman Dyson: “Il Dilemma del prigioniero iterato contiene strategie che dominano qualunque opponente evolutivo“.

In queste strategie, un giocatore è smemorato. Basa la propria scelta sull’esito di quella precedente e non su quanto è successo in ogni partita fino a quel momento. L’altro ha una strategia a lungo termine che tiene conto delle intenzioni del partner/avversario: ne determina il punteggio a proprio vantaggio o stabilisce una relazione lineare da estorsione tra il proprio punteggio e quello dell’avversario.

La miglior risposta del giocatore evolutivo è di accettare l’estorsione. Soltanto un giocatore con una teoria della mente rispetto all’avversario può fare di meglio. In questo caso il dilemma iterato del prigioniero è un gioco dell’ultimatum.

Nell’ultimatum il primo giocatore propone una ripartizione della posta in gioco. Se il secondo la trova ingiusta e la rifiuta, entrambi perdono la loro quota di bottino…

In passato però, nel Dilemma non sarebbe stato indispensabile ricordare l’esito di tutte le partite, concludono Press e Dyson:

Merita considerazione il fatto che sebbene il giocatore evolutivo Y sia sconfitto così facilmente entro i confini del Dilemma del prigioniero iterato, è stata l’evoluzione nel quadro immensamente più vasto della vita basata sul DNA che ha finito per produrre X, il giocatore con una teoria della mente.

In un commento intitolato “Estorsione e cooperazione nel dilemma del prigioniero“, Alexander Stewart e Joshua Plotkin sono meno ottimisti. A loro avviso, un giocatore dal “determinante diseguale”, con maggiori opportunità e capacità, vince sempre su quello con zero determinante che ne esce 1) danneggiato, 2) derubato o 3) partecipando volontariamente alla propria sconfitta.

Ma anche alla propria vittoria, secondo il neuroantropologo Daniel Lende, uno dei molti a discutere l’articolo di Press e Dyson:

Si può immaginare una madre e un feto in questo tipo di trattativa, la madre gioca spesso una strategia nella quale l’organismo che in lei si sviluppa ha zero determinante. Eppure madri e discendenti sono implicati in una strategia cooperativa in cui la madre conserva un potenziale riproduttivo massimo per dopo il parto (il neonato non sottrae troppo) e investe abbastanza nel feto per stabilirne il potenziale di sviluppo al massimo.

La disparità iniziale ha conseguenze per l’evoluzione biologica  e culturale, perché le strategie riproduttive o economiche non si giocano tra uguali. Daniel Lende cita l’esempio del capitalismo e la diffusione della Coca Cola:

Mentre la rivoluzione dell’agricoltura e la crescita demografica portavano alla capacità di monopolizzare risorse sociali e di creare una ricchezza differenziale, cos’è successo alla classe sociale? La cooperazione umana è passata dall’equità all’imposizione di un gioco ingiusto come quello descritto da Press e Dyson?

Alla domanda sul passaggio, risponde l’articolo “Ancestral Hierarchy and Conflict” di Christopher Boehm, in un inserto di Science sui conflitti umani uscito il 19 maggio scorso (lettura gratuita e raccomandata, anche se non proprio da svago estivo).

Non per criticare, però…

Il Dilemma iterato resta un formalismo matematico. Nell’evoluzione i sessi sono diventati due, ma di solito i giocatori sono di più. Ognuno appartiene a un gruppo, basti pensare ai geni pleiotropici, che a sua volta appartiene a un altro e così via. Un gruppo di individui ha rapporti sociali, può ampliarli fino a prevalere sui giocatori dai determinanti disuguali, pochi per definizione. D’altronde questi ultimi sono favoriti dall’evoluzione culturale – religione, armamenti o conoscenze scientifiche – e sono spesso loro a vincere. Basti pensare alla schiavitù o alla condizione femminile.

O ci sfugge qualcosa?

Crediti immagine: letocarri (Flickr.com)

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