CRONACAULISSE

Questione di vasi

CRONACA – Con l’arrivo della bella stagione si moltiplicano i tentativi da parte di giardinieri fai-da-te di rendere il proprio terrazzo un piccolo e fruttuoso orticello. Per tutti i pollici verdi in erba (gioco di parole dovuto) arriva una novità dalla biologia. Uno studio presentato qualche giorno fa al meeting annuale della Società di Biologia Sperimentale dimostra, per la prima volta in maniera rigorosa, che il grado di crescita di una pianta dipende dalla grandezza del vaso che la contiene, dimensione che è percepita dalla pianta stessa attraverso le proprie radici.

I ricercatori del centro tedesco di Julich, nei dintorni di Colonia, hanno analizzato 65 piante cresciute in altrettanti vasi, tre le quali pomodori, cactus, mais, piante del cotone, barbabietole da zucchero e grano, osservando che tutte le piante raggiungono dimensioni maggiori se cresciute in vasi più grandi. In media, raddoppiando la misura del vaso le dimensioni aumentano del 43%.

Nel tentativo di trovare una spiegazione rigorosa al fenomeno, i ricercatori  hanno analizzati diversi parametri fisiologici delle piante. Questione di meno acqua e meno nutrienti nel vaso più piccolo? Sembra non sia questa la causa, dal momento che lo spessore delle foglie delle piante meno cresciute è del tutto simile a quello delle piante più grandi.  D’altra parte, la risonanza magnetica 3D ha rivelato che le radici di queste piante  si estendono rapidamente lungo tutta la superficie interna del vaso, quasi volessero “tastare” la sua grandezza (in blu, nella foto, le radici di una barbabietola da zucchero lungo le pareti del vaso 44 giorni dopo la semina). Agli scienziati, quindi, sembra verosimile che siano le radici a funzionare come dei sensori dello spazio per le piante, che limitano poi la loro crescita in base ai segnali che provengono dal basso.

I dettagli molecolari di questo tipo di comunicazione rimangono sconosciuti. Nel frattempo, però, alla prossima seduta di giardinaggio perché non pensare di cambiare tutti i vasi con altri più grandi?

Crediti immagine: Jonas Buhler

1 Commento

  1. Questa è un’altra prova che le piante possiedono almeno in parte capacità ricettive ed elaborative analoghe a quelle degli animali pur se attivate e condotte con meccanismi differenti. E dimostra come l’autocoscienza non sia necessaria per valutare validamente con sufficiente complessità ciò che accade nel mondo esterno alfine di regolare proprie risposte e adattamenti adeguati. A meno che in un prossimo futuro non si finisca di riconoscere anche alla popolazione vegetale un grado d’autoconsapevolezza… una sorta di “io” oltre l’inconscio simile a quello umano, come in quest’ultimi tempi si va attribuendo in genere alla fauna.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: