CRONACAULISSE

Pro e contro di un grande cervello

CRONACA – Per avere una grande intelligenza, ci vorrà un cervello grande? È un dubbio che sembra attanagliare numerosi scienziati, coinvolti in diversi studi per stabilire una correlazione tra dimensioni del cervello e intelligenza e capacità di sopravvivere in determinati contesti complessi e difficili.

L’ultima ricerca sperimentale è stata condotta da Alexander Kotrschal, studente post-doc dell’Università di Uppsala in Svezia, che ha presentato i suoi dati al congresso Evolution Ottawa lo scorso nove luglio.

Il ricercatore ha allevato due linee di Poecilia reticulata (guppy), un piccolo pesce d’acqua dolce originario del Sudamerica. Per creare le due linee, gli scienziati hanno sezionato e misurato per ogni generazione la dimensione del cervello dei genitori, scegliendo di allevare i figli dei genitori con cervello più piccolo e più grande rispettivamente per ciascuna linea. Dopo due generazione il team ha riscontrato, nelle dimensioni del cervello tra le due linee, una differenza di circa il 10% per le femmine e l’8% per i maschi.

A questo punto sono iniziati i test. Per stabilire quanto questi piccoli pesci fossero svegli e furbi è stata messa alla prova la loro capacità di contare attraverso una ricerca guidata di cibo con delle carte che riportavano due o quattro simboli. Chi ha vinto? Quelli con il cervello più grande, ovviamente. Purtroppo c’è una contropartita. Infatti la linea di cervelloni ha avuto una prole più scarsa (sei figli contro sette, come prima nidiata) e un intestino più piccolo: 4 milligrammi contro i 5.5 dei cervelli small size. “Se si seleziona per un carattere complesso come le dimensioni del cervello, è probabile che si perda su altre caratteristiche,” commenta Wesley Warren, biologo alla Washington University di St. Louis, non coinvolto nello studio.

Ma questo non è l’unico esperimento. Sempre dall’Università dell’Uppsala infatti sono arrivati i risultati di una ricerca sulla correlazione tra le dimensioni del cervello dei passeri e il loro successo nella vita in città. “Identificare i tratti biologici – in questo caso la dimensione del cervello – che determinano quali specie siano candidate al successo in un habitat urbanizzato è importante per predire il trend della biodiversità”, scrive Alexei Maklakov su Biology Letters ad aprile 2011. Hanno dimostrato quindi che le specie di passeri più “cittadine”, in grado di colonizzare almeno una delle 12 città europee scelte, appartenevano alla linea con il cervello più grande.

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