mercoledì, Dicembre 19, 2018
POLITICAULISSE

UK sempre più open (access)

POLITICA – Un altro passo del Regno Unito verso una ricerca open access. Dopo l’annuncio dello scorso giugno della Wellcome Trust, importante fondazione che finanzia la ricerca biomedica, è ora il Research Council del Regno Unito a segnare la via in direzione di un accesso pubblico e gratuito ai risultati della ricerca scientifica.

In un comunicato stampa rilasciato lo scorso 16 luglio, l’agenzia britannica per i finanziamenti alla ricerca accademica ha reso pubblica la sua nuova politica: dall’aprile del 2013, i progetti che ricevono fondi dall’agenzia potranno pubblicare i propri risultati soltanto su riviste che accettano l’open access. Entro sei mesi dalla pubblicazione, gli articoli dovranno essere accessibili gratuitamente per tutti.

La decisione del Research Council, che spende più di 3,5 miliardi di euro all’anno per la ricerca, non potrà che avere un peso sul futuro delle pubblicazioni scientifiche, dal momento che coinvolge anche numerosi progetti internazionali che ricevono finanziamenti dall’agenzia.

L’annuncio della nuova politica del Research Council è stato subito seguito da un’ulteriore decisa mossa a favore dell’open access.

Niente meno che la Commissione Europea, che gestisce uno dei più grandi fondi per la ricerca al mondo.
Neelie Krows, vice presidente della Commissione Europea per la Digital Agenda, ha annunciato in una conferenza stampa lo scorso 17 luglio che l’open access sarà un “principio generale” per i progetti di ricerca finanziati da Horizon 2020, un programma di finanziamenti da 80 miliardi di euro per il periodo 2014-2020.

“I cittadini che pagano le tasse non dovrebbero pagare due volte per la ricerca scientifica” ha dichiarato Neelie Krows.
A differenza della politica adottata dal Research Council, l’annuncio della Commissione Europea resta al momento soltanto una proposta, che dovrà essere discussa al Parlamento e al Consiglio Europeo.
Se al termine del dibattito la decisione dovesse essere approvata, la transizione verso una politica di pubblicazioni open access sarebbe certamente accelerata.

Crediti immagine: » Zitona «

1 Commento

  1. Non sono sicuro sia un passo in avanti. Le riviste open access si fanno pagare dagli autori per pubblicare . Sono quindi sotto pressione per pubblicare sempre di più e questo spesso abbassa il livello. Non sempre questo avviene (io sono fra l’altro editor di una rivista open access), ma la tentazione è prsente. Le riviste tradizionali si fanno pagare dai lettori, e questo gli può permettere di tenere il livello più alto. E anche questo non sempre avviene. A pagare sono comunque delle istituizioni, che hanno autori e lettori, e di fatto è una partita di giro.
    Ovviamente la esigenza di avere i risultati sempre presente è quella più importante. Ma non sarebbe meglio risolverla con una versione degli archivi con referaggio anonimo? Ovvero con riviste elettroniche gratuite sponsorizzate da un certo numero di istituzioni? Le risorse economiche che attualmente vengono impiegate per pagare le riviste sono senza dubbio suffcienti per riuscire a creare un servizio di questo tipo. Basta mettersi d’accordo (e qui forse casca asino…)

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