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OggiScienza TV – La scienza e gli scienziati nel processo de L’Aquila

OGGISCIENZA TV – Processo de L’Aquila. La sentenza a sei anni di carcere a 7 dei partecipanti alla riunione della Commissione Grandi rischi del 31 marzo 2009 fa molto discutere. Il 30 gennaio, a dieci giorni dalla pubblicazione delle motivazioni della sentenza, lo stesso pm Fabio Picuti chiede l’archiviazione dell’inchiesta a carico dell’ex capo della Protezione Civile e di Daniela Stati (ex Assessore regionale abruzzese alla Protezione Civile). Guido Bertolaso e Stati erano indagati per omicidio colposo e lesioni in un filone di indagini parallelo a quello del processo ai sismologi. Dato che le motivazioni della sentenza del giudice Marco Billi sono basate in buona parte sul fatto che i partecipanti si sarebbero prestati a un’operazione mediatica architettata proprio da Bertolaso, ci si chiede allora dove stia (almeno) la coerenza.

OggiScienza ha seguito il processo e commentato la sentenza. Le questioni aperte da questa vicenda sono moltissime, oggi ne approfondiamo alcune con Giulio Selvaggi, sismologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, all’epoca del terremoto direttore del Centro Nazionale Terremoti, e oggi uno degli imputati di questo processo.

NOTA
La mia conoscenza delle vicende del processo dipende anche dal fatto che negli ultimi mesi ho collaborato con un gruppo di sismologi dell’INGV per studiare e migliorare la comunicazione dei terremoti in Italia. La mia posizione non è quindi equidistante. Malgrado ciò, penso che questa conoscenza possa essere utile anche ad altri e che sia un bene metterla a disposizione.

7 Commenti

  1. La statistica sismica, non diversamente da quelle aeronautiche, mediche, ecc. – assume le frequenze passate come probabilità. Non sussistono però solo frequenze dei singoli eventi ma anche frequenze di Progressioni di Eventi (PE: per esempio, n eventi successivi di MI crescente nella stessa area e in tempi ravvicinati). Sulla base della similarità delle PE passate che abbiano portato ad eventi conclusivi di MI notevole, è in teoria possibile stabilire la probabilità che ciò avvenga nell’attualità.

    Tuttavia, le probabilità delle PE sono fortemente dipendenti da una serie di fattori a loro volta incerti e, comunque, eterogenei e dipendenti dall’area coinvolta cioè dai particolari fenomeni tettonici sottostanti, ancora largamente ignoti nel dettaglio. Tutto ciò rende le probabilità risultanti assai poco affidabili.

    Se così non fosse, data la grande frequenza di progressioni sismiche – in ogni parte del mondo – ogni volta che la frequenza di una progressione attuale presentasse valori simili (di MI, profondità, distanza temporale e spaziale) a qualche progressione passata culminata in un evento di MI notevole, dovremmo concludere che il rischio aumenta e comunicarlo alla popolazione, pur non sapendo se, dove e quando il fenomeno potrebbe avvenire.

    Per capirci meglio, se dovessero accadere 3 incidenti aerei ogni 10000 voli e 2 accadessero alla stessa compagnia ‘G-air”, la probabilità andrebbe ricalcolata sul totale dei voli di quella compagnia dovendo decidere se volare con quella oppure con un’altra.

    Nel caso sismico, magari sapessimo che certe progressioni in una certa zona ‘G-air’ sono più ‘cattive’ che in altre! In realtà, le stesse zone ‘G-air’ note nella mappatura dell’INGV sono aree di densità di frequenza di terremoti maggiore rispetto ad altre ma non aiutano, per ora, a modellizzare per bene la natura, la dinamica e quindi l’avvento dei terremoti. Per esempio, fra la Calabria e Messina vi sono migliaia di eventi l’anno, e quindi di PE ma, almeno in apparenza, del tutto caotiche. Scovare la ‘G-air’ rilevante lì è come cercare il classico ago nel pagliaio.

    Eelaborando con un mio software i dati INGV di 3 annate italiane (2010,2011,2012), nemmeno la sofisticata neural net che ho usato – a cui ho passato i dati di una grande quantità di progressioni – riesce a trovare PE ripetibili e dunque affidabili. O, meglio, vi riesce in 3-4 casi su 100. Quindi, in termini previsionali, questa, come ogni altra per il momento, pare essere una strategia del tutto perdente.

    Del resto, a parte qualche caso giapponese senza speranza, non risulta che nel mondo si pubblichino bollettini di previsioni sismiche di routine come accade per la meteorologia. Il fatto è che avremmo tutti bisogno di maggiore consuetudine con la logica di base della statistica e della probabilità. In definitiva la Commissione ha fatto ciò che gli esperti fanno sempre: un’ipotesi. Ma se i politici e i cittadini non sanno cosa sia un’ipotesi e come debba essere valutata, la consulenza degli esperti è del tutto inutile.

    Per quanto riguarda la sentenza, non appare coerente riconoscere, da un lato, l’impossibilità di prevedere i terremoti e, dall’altro, pretendere che gli scienziati lancino un allarme ‘rischio’ che si fonda proprio sulla probabilità che il terremoto accada. Distinguere il rischio dal pericolo è fondamentale: se l’evento pericoloso è ritenuto poco probabile il rischio non può essere ritenuto elevato. Quando il giudice accusa la Commissione di aver svolto un’analisi ‘superficiale’ e ‘negligente’ del ‘rischio sismico’ entra invece chiaramente nel merito del lavoro della Commissione lasciando pensare di conoscere quali siano i criteri giusti da seguire e che la Commissione non avrebbe seguito. Sarebbe interesse comune conoscere da quale autorità scientifica tali criteri ‘giusti’ sono stati indicati e in cosa consistono.

    Proporrei che la prossima volta in cui si verificasse qualche progressione ‘minacciosa’, si rendesse noto l’incremento, per quanto modesto, di probabilità del rischio/evento. Poi, si dovrebbe stabilire quante persone sarebbero andate via da casa, dove e per quanto tempo. Vi sono zone, in Italia e altrove, in cui si dovrebbe verificare una sorta di ‘pendolarismo’ da terremoto, data la frequenza delle progressioni ‘minacciose’. In realtà, tutto si tradurrebbe in una crescente sfiducia ulteriore nella scienza, in panico strisciante continuo e costi economici non irrilevanti.
    Certo è che in futuro nessuno si sentirà, pur pensandolo genuinamente, di prevedere un terremoto o un ‘non-terremoto’. A meno che intervenga una legislazione che funga da liberatoria permanente.

    Massimo Negrotti
    Ordinario di Metodologia delle Scienze umane
    Università di Urbino ‘Carlo Bo’

  2. mi fanno ridere queste storie. I teorici della Fisica sono da mettere in galera, non quelli che lavorano cercando di fare il proprio meglio. La galera servirebbe a quelli che impediscono lo studio della Natura con i numeri, cioè, i fisici. I terremoti si studierebbero con facilità con i numeri se non ci fossero troppe false teorie da difendere.

    Da due secoli i fisici nascondono l’unico contenuto della legge d’attrazione. Tutte le coppie di corpi dell’universo si attirano con la stessa forza, indipnedentemente dalla massa e dalla distanza. La massa di una mela moltiplicata concentrata in un punto moltiplicata con l’accelerazione di gravità di una stella situata in quel punto, è uguale alla massa della stessa concentrata in un punto con l’accelerazione di gravità situata nello stesso punto. Bisogna solo fare un controllo “Massa mela. accelerazione di gravità stella= Massa stella . accelerazione di gravità mela”. Per sistemare la faccenda i fisici hanno deciso che “g” è l’aumento di velocità della cose ferme quando si calcola una forza ed è l’aumento di velocità delle cose che cadono quando si analizzano i moti. Per salvare le bugie universali non si possono usare i numeri nella ricerca intelligente, economica e super produttiva.

  3. Così pensò l’uomo di strada: se i terremoti non si possono prevedere allora che cosa ci stanno a fare li quella persone, apparte prendere uno stipendio?
    Non ho seguito il caso nei particolari, sono solo uno che, come tanti altri, guarda qualche TG; ma davvero questi signori rassicurarono la popolazione? Certo, se così fosse ciò sarebbe a mio avviso da disonesti.
    La gente và in qualche modo responsabilizzata, si deve assumere la responsabilità delle proprie azioni. Ogni incarico comporta una responsabilità, non soltanto privilegi.
    Quante volte invece, non ci sono stati responsabili per cose che si sarebbero potute evitare! Questo modo di fare è un’incentivo a fregarsene invece di prendere a cuore il proprio lavoro.

  4. Vorrei esprimere la mia solidarietà ai sismologi dell’INGV in quanto travolti da una vicenda ben più grande di loro. Il fine del loro studio è stato probabilmente sopravvalutato dalla classica posizione mentale del “senno di poi” adottata da quei soloni abituati a decidere della sorte dei loro simili stando comodamente seduti sui loro scranni nell’empireo ermellinato.

  5. Eccellente l’analisi del prof Massimo Negrotti. Prevedibili i giudizi dettati dal senso comune; purtroppo in Italia ognuno sente il diritto di dire la sua su temi di scienza e tecnica, ma in generale non ha nessuna base culturale per farlo. In alcuni lavori ho cercato di spiegare perché.

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