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La performance ambientale dell’Italia

Crediti immagine: Laura Pulici

AMBIENTE – Italia, Rimandata in ambiente. È questa la pagella dell’Ocse, che ha valutato le politiche ambientali attuate dal nostro Paese. Nonostante i progressi compiuti, l’Italia deve ancora risolvere o quanto meno affrontare problemi ambientali, come l’inquinamento dell’aria delle città, l’aumento della produzione di rifiuti, lo sfruttamento delle acque sotterranee, l’inquinamento delle falde acquifere e l’erosione del suolo.
Dal rapporto, che ha analizzato l’evoluzione dei principali indicatori ambientali, emergono alcune criticità.
Nonostante le emissioni atmosferiche di sostanze inquinanti siano diminuite più che negli altri Paesi Ocse, più della metà delle 30 città europee più inquinate si trova in Italia.
A livello idrico, oltre ad avere infrastrutture che stanno diventando obsolete, il nostro Paese è soggetto a uno stress idrico medio-alto, con un prelievo pari a circa il 30% delle risorse idriche rinnovabili disponibili.
Sul fronte rifiuti non va molto meglio. Anche se la percentuale di rifiuti urbani che finiscono in discarica è diminuita, rimangono differenze a livello regionale e situazioni di criticità in Campania, Lazio e Sicilia.
Infine, rimane alto il rischio di erosione del suolo, con il 30% dei terreni agricoli classificati a rischio. A questo si aggiungono i vari rischi naturali (frane, alluvioni, terremoti…) a cui l’Italia è soggetta.
Per una sufficienza piena, l’Ocse raccomanda all’Italia di investire nella green economy, di attuare una governance multilivello nel settore delle risorse idriche e di intervenire sulla pianificazione territoriale, in particolar modo vigilando sull’attività edilizia.

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