IL PARCO DELLE BUFALE

La fusione fredda targata INFN-Unesco

File:UNESCO.svg

IL PARCO DELLE BUFALE – Un minuto dopo la mezzanotte del 1 aprile, da fonte autorevole, si apprendeva dell’articolo di 11 ricercatori dell’INFN, 6 di due aziende in Italia e 1 di un’azienda britannica, sulla fusione fredda avvenuta nella cella che Francesco Celani va costruendo dal 1989. Prima la custode ammira la forma, poi passerà ai contenuti.

In cambio di US $ 165, l’articolo è uscito su Chemistry and Materials Research dell’International Institute for Science, Technology & Education (IISTE), l’editore predone n. 116 nell’elenco di Jeffrey Beall, il bibliotecario scientifico dell’università del Colorado esperto di editoria open access.

La forma è nuova: i ringraziamenti agli sponsor sono nel sunto iniziale invece che in fondo al testo, viene ignorata la struttura IMRAD; i dati sono ritenuti superflui e ridotti a una sola curva fuori scala. In compenso abbondano le illustrazioni riciclate da una presentazione dell’aprile 2012 a cura degli stessi autori, meno Angelo Ovidi della ditta britannica. L’unica novità sta nell’inglese, squisitamente maccheronico.

Chemistry and Materials Research è “una rivista di discreto impact factor (5,51)”, stando alla fonte autorevole che confonde l’impact factor ISI con l’Index Copernicus. Quest’ultimo arriva a quota 1. ooo ed è stato inventato per abbellire un curriculum accademico, polacco innanzitutto, o un dépliant aziendale e premiare un co-autore.

Il solerte prof. Guglielmi ha fatto un esperimento – usando Google Scholar perché chiunque possa replicarlo – con i primi articoli pubblicati sul numero 1 della rivista, “cioè quelli che dovrebbero avere i numeri più alti”:

– Electrochemical Stripping Studies of Amlodipine Using Mwcnt Modified Glassy Carbon Electrode: 0 citazioni.

– Use of 5-[2-Ethoxyquinazolone-3-yl]-2-phthalimidomethylthiadiazole in the Synthesis of N…: 0 citazioni.

– Preparation PVA/TiO2 composite and study some acoustic properties by ultrasound: 0 citazioni.

– Study the Rheological and Mechanical Properties of PVA/NH4Cl by Ultrasonic: 1 citazione da parte degli stessi autori, da articolo a sua volta con 0 citazioni uscito sulla stessa rivista.

– Supercritical Fluid Technology in Biodiesel Production: A Review: 1 citazione su modesta rivista IMPD.

L’impact factor sarà anche inferiore 0,01, ma la rivista

si fregia dell’egida dell’Unesco

sostiene la fonte autorevole (avrà smarrito gli occhiali?), ed è  esigente sulla qualità

Si tratta di un articolo redatto ad Aprile 2012 …  Del resto si sa, quando un paper viene sottoposto alla trafila della peer review i tempi di uscita si allungano.

Si sa che non è vero. Proprio l’IISTE garantisce una revisione rapida grazie a 50 revisori pagati a cottimo. Questa innovazione, non solo polacca, divide i ricercatori per lo più convinti che valutare il lavoro dei colleghi rientri nelle mansioni per le quali sono già retribuiti.

***

Open Acces (sic)

La fonte autorevole si pronuncia anche su questo tema, caro alla redazione di Oggi Scienza che denuncia spesso gli editori predoni dell’open access. Li difende invece il “co-signer of the article” Angelo Ovidi. Informatico e co-proprietario della Kresenn Ltd che intende commercializzare la cella Celani, ha studiato negli Stati Uniti e vive da tempo in Inghilterra. La custode esclude che abbia firmato un articolo senza averlo letto e ne deduce che abbia poca familiarità con l’inglese, con i motori di ricerca e con l’editoria scientifica. Scrive infatti

IISTE così come altre organizzazioni hanno come scopo quello di promuovere l’editoria scientifica e lo scambio di informazioni a livello globale incentivando l’accesso alla pubblicazione da parte di scienziati di paesi che non hanno mezzi sufficienti a sostenere i costi delle pubblicazioni accademiche occidentali.

IISTE dichiara invece di aver lo scopo di lucrare su seminari, conferenze e articoli in open access.

 Questo sforzo viene da una precisa indicazione data dall’UNESCO alcuni anni fa, ecco perché molte di queste riviste sono giovani, e la piattaforma è di tipo Open Access.

ISSTE è stata fondata nel 2007, l’indicazione dell’Unesco è del 2012. L’Open Access non è una piattaforma.

 Per quanto riguarda l’impact factor, indipendentemente da come lo si misuri, il fatto che gli articoli sono largamente accessibili li porta ad essere più condivisi e usati.

L’impact factor si misura sulle citazioni, cioè sull’uso dei risultati pubblicati. La condivisione per svago non conta.

Il dott. Ovidi è favorevole alla revisione pagata senza se e senza ma:

 Sappiamo tutti benissimo che solo il pagamento elimina i conflitti di interesse.

Sappiamo tutti benissimo che produce conflitti d’interesse.

Infatti se un revisore viene pagato per leggere una serie di articoli non viene condizionato da altri e più forti interessi di tipo accademico, dovuti alla comunità scientifica di appartenenza, al proprio entourage e ad altri fattori di convenienza che spesso trasformano questo mondo in un sistema autoreferenziale.

Un revisore non è pagato solo per leggerli. I ricercatori che cedono “alla convenienza” sono forse quelli frequentati dal dott. Ovidi. Quelli che la custode frequenta sono fieri di contribuire alla pubblicazione di un articolo rivoluzionario e gli autori li ringraziano in quelli che Celani, Ovidi et al. chiamano “aknowledgements”.

Insomma non esiste una verginità scientifica accademica e questo, soprattutto quando si ha a che fare con argomenti molto dibattuti come quelli relativi a LENR/CANR crea spesso una barriera simile a quella che l’UNESCO si è prefissa di superare per quanto riguarda le preclusioni di tipo geo/economico con l’Open Access.

Così dicono i creazionisti. Chi si è prefisso di superare preclusioni di tipo geo/economico con l’Open Access si chiama George SorosPLoS, Creative Commons o Paul Ginsparg, non Unesco. E l’articolo di Celani, Ovidi et al. insegna che una revisione pagata – sempre che avvenga – può rovinare la reputazione degli autori e del loro ente di appartenenza.

Come altri prima di lui, il dott. Ovidi ammonisce infine chi osa citare dati e fatti:

 Immagino che se tale polemica continuasse su toni lesivi per il lavoro l’editore potrebbe rispondere nei modi appropriati.

Non si preoccupi, l’editoria predona è un fatto ben documentato. Quanto all’open access, la custode per una volta è d’accordo con la fonte autorevole e invita il dott. Ovidi “ad approfondire il tema. Vedrà che non risale all’anno scorso.

Aknowledgements (sic)

La custode è grata al blog 22 passi per la fonte autorevole; ad Alessio Guglielmi per il prezioso contributo; a Paul Ginsparg per averle spiegato (invano) come usare la bici per ricaricare la batteria del computer.

*

Immagine: dominio pubblico, Wikipedia

7 Commenti

  1. Io sono grato a lei cara custode, per il lavoro che fa. Di fronte a questi argomenti, mi sento spesso come un’ “arzdora” che ci tiene a fare bene la propria ciambella ma poiché il suo amore per la genuinità non è certo pari alla propria conoscenza delle tecnologie alimentari rischia di bersi che la margarina (pseudoscienza) è tale e quale il burro (scienza) solo perché si assomigliano in forma, colore e sapore, e per essa non è facile da comprendere quanto sia diversa la produzione di originale e succedaneo! Saluti.

  2. Ciao Sylvie,
    capisco molte delle obiezioni, ma non mi sentirei di condividerle tutte. Probabilmente anche perchè Celani è un collega dell’INFN anche se non abbiamo mai lavorato insieme dati i campi completamente diversi. Non sono competente per giudicare il contenuto dell’articolo (dato che mi occupo di raggi cosmici), tuttavia vi sono descritti in dettaglio metodi e materiali, in maniera molto più dettagliata da ben altre bufale che tu hai più volte denunciato.
    Pagare per pubblicare un articolo è (tristissima e folle) prassi che affligge tutte le riviste anche maggiori (Nature e Science per dirne due, ma anche Journal of Geophysical Research, che tra l’altro costa una follia anche in abbonamento). La mia prof. di fisichetta citava il suo prof che diceva di “non pubblicare mai su una rivista che ha la pubblicità” [come Nature] perchè i suoi interessi principali non sono necessariamente quelli scientifici.
    Certo per quel prezzo tanto valeva pubblicarlo su una rivista gratuita [ma anche lì c’è un mare magnum di sconcezze] o lasciarlo su arxiv, dato il basso (e taroccato) impact factor.
    Ripeto, probabilmente non sono obiettivo, ma – come tu ricordi – Celani lavora sulla fusione fredda dall’89, con fondi esigui (sebbene non nulli) da parte dell’INFN e non ha mai fatto (almeno che io sappia) annunci roboanti o promesse di reattori fantasmagorici e si distingue da farlocconi di ben altro calibro che sono comparsi sulle tue pagine,
    a presto,

    Marco Casolino
    INFN Roma Tor Vergata
    RIKEN, Giappone

  3. Ogni tanto cé sempre qualcuno, tra i tanti scientisti al servizio del sistema e/o asservito al conservatorismo più becero ed ottuso, che ci “dimostra” l’infondatezza di questo o quel sistema che sfrutterebbe il principio della fusionbe fredda scoperta, di fatto, dai ricercatori Flieshman e Pons negli anni 80. Sarebbe il caso che questi “paladini del CICAP” si informassero sugli studi condotti dal Prof. Preparata (noto “eretico impenitente” e prendessero visione del rapporto 41 (anno 2001) dell’ENEA (link: http://www.lenr-canr.org/acrobat/DeNinnoAexperiment.pdf). Gli innumerevoli studi sulla così detta fusione fredda, effettuati successivamente in varie parti del mondo, hanno sempre confermato la validità dei postulati ed i risultati positivi delle sperimentazioni. La verità è che gli interessi economico-finanziari e socio-politici, che ruotano intorno all’uso ed alla gestione da parte del sistema di potere nazionale e globale dei combustibili fossili e dell’energia nucleare, sono di tale entità da “sconsigliare” –ad ogni costo- il riconoscimento e la diffusione di sistemi di energia alternativa alle principali fonti energetiche oggi in uso.
    Umberto Telarico – Informatico e ricercatore

  4. Seguo le vicende sulla fusione fredda da un paio di anni. Ho letto diversi articoli, interviste relazioni. Possibile che ci siano tanti scienziati che si occupano di fusione fredda e che abbiano tutti fatto errori di misura del calore in eccesso? Fleishmann, Pons, Arata, Preparata, il gruppo dell’IFN di Frascati del famoso rapporto 41,Focardi, Rossi ,Piantelli, Levi, Stremmenos per citare solo i più famosi. Tutti ubriachi? Io credo invece che ci sia una seria opposizione da parte sia dei ricercatori milionari della fusione calda,sia del mondo industriale e commerciale legato al petrolio,gas, carbone nonchè all’industria del nucleare (compreso lo smaltimento dei rifiuti).

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: