AMBIENTEULISSE

More Than Honey

AMBIENTE – Le api stanno scomparendo? Perché sono tanto importanti per il pianeta e per l’uomo? Ruota attorno a questi interrogativi More Than Honey, documentario del regista svizzero Markus Imhoof.

Il lavoro di Markus Imhoof, presentato nel 2012 in prima mondiale al Festival internazionale del film di Locarno e costruito su cinque anni di viaggi e ricerche, mostra apicoltori e ricercatori di tutto il mondo che hanno a che fare, in un modo o nell’altro, con le api e con il problema della moria di questi insetti.

Il documentario si concentra sul mondo del miele, quello che Imhoof definisce “un diamante che si può però mangiare”, e mette a confronto la lavorazione tradizionale delle arnie tra le montagne della svizzera e dell’austria, con quella del sistema industriale degli USA.

In More Than Honey, il regista riflette soprattutto sul rapporto tra uomo e natura. “Ci si potrebbe chiedere – come ha detto Imhoof in un intervista per swissinfo.ch – chi è il protagonista di questo documentario, le api o le persone? Ma anche: chi è il protagonista del mondo? È l’umanità o fa parte anche essa della natura? L’uomo è solo un parassita per la natura, interessato unicamente al proprio profitto?”. E ancora – “Il parassita più stupido è quello che uccide il suo ospite. Se anche l’umanità appartenesse alla natura, la vita sarebbe più interessante. L’uomo non detterebbe tutto dall’alto, ma terrebbe orecchie e occhi aperti per capire i bisogni degli altri e non sarebbe orientato soltanto al proprio profitto”.

Imhoof parla del fenomeno Colony Collapse Disorder, ovvero lo svuotamento degli alveari che ha colpito da vicino anche la sua Svizzera con percentuali di mortalità attorno al 70%. Tra le cause nel documentario si parla dell’utilizzo di pesticidi, di malattie come l’acaro Varroa ma anche del problema della consanguineità delle api, di cui si discute ancora troppo poco.

Per secoli le api sono state allevate come animali domestici, affinchè non pungano, ma in questo modo hanno perso la loro capacità di resistenza. Le api selvatiche in grado di produrre miele sono praticamente scomparse. Oggi, senza l’intervento della chimica (antibiotici e medicinali) non è più possibile allevare api in Europa, Nord America e Cina.

Un documentario che quindi critica  i metodi di addomesticazione forzata che sostengono il business del miele, soprattutto made in USA, ma sa dare anche un messaggio di speranza presentando una ricerca in corso in Australia (ricerca alla quale lavorano la figlia e il genero di Imhoof), dove si cerca di utilizzare api selvatiche per ampliare il patrimonio genetico delle api di allevamento in modo da renderle più resistenti. Secondo il regista, il concetto è quello di ricreare prospettive di evoluzione rinunciando all’allevamento di razze pure e diversificando gli sciami per rispettare meglio la natura.

Ma More Than Honey, dal punto di vista cinematografico, ha la capacità di lavorare anche sui concetti di intelligenza e bellezza della natura.

Nel documentario si parla della straordinaria capacità di apprendimento e decisione delle api, in grado di scegliere tra due opzioni e perfino di cambiare idea. Inoltre, a fare la differenza rispetto a un classico documentario, sono le riprese di spettacolari immagini macro, realizzate con l’impiego di droni (piccoli robot aeromobili che possono essere telecomandati) che hanno seguito il volo delle api.

Il lavoro di Markus Imhoof riesce a centrare un tema, come quello del Colony Collapse Disorder, di estrema attualità. In questi giorni è stato infatti presentato il report Api in declino di Greenpeace nel quale si punta il dito contro gli insetticidi neonicotinoidi di cui si fa largo impiego in agricoltura. Queste sostanze, prodotte in particolare dalle multinazionali Bayer e Syngenta, verrebbero impiegate per il trattamento del mais, vite e melo ma causerebbero alle api interferenze con la capacità di approvvigionamento del cibo, problemi d’orientamento, impatto sui processi di apprendimento, fino alla morte per intossicazione.

Secondo Greenpeace i governi europei devono bandire l’utilizzo dei neonicotinoidi, come ha già proposto la Commissione Europea. Per adesso però nulla è stato deciso. In particolare durante l’ultima votazione della Sezione Prodotti fitosanitari del Comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali, che si è tenuta il 14 e 15 marzo, gli stati membri non hanno raggiunto la maggioranza qualificata a favore o contro (con 179 favorevoli, 93 contrari e 79 astenuti) nei confronti della proposta della Commissione Europea per la sospensione temporanea dell’uso dei neonicotinoidi. Per la cronaca hanno votato a favore Italia, Francia e Spagna, contro Austria, Portogallo, Grecia, tra gli astenuti Germania e Regno Unito. Nel frattempo, anche se l’utilizzo dei neonocotinoidi è stato bloccato fino al giugno 2013, in realtà queste sostanze vengono comunque utilizzate tramite formulazioni differenti (spray per i trattamenti fogliari e granulare per la geodisinfestazione).

Secondo il report, senza api, e quindi impollinazione, se ne andrebbero 120 specie vegetali che sono alla base della nostra dieta, per non parlare poi dello squilibrio a livello ecosistemico. Come sostiene Markus Imhoof – “La nostra vita senza api sarebbe molto più povera. Ogni terzo boccone del nostro cibo non esisterebbe senza di loro. Spero che questa costatazione possa rendere più consapevoli le persone che guarderanno More Than Honey“.

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